Mercoledì 16 Ottobre 2019
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Quale ambiente per Napoli ?

 

Quale ambiente per Napoli?

 

 

Premessa

 

Nella Bibbia si legge che Dio ha creato dal nulla tutte le cose e che ogni cosa era buona. Il creato è stato affidato all’uomo, perché egli lo governasse rendendo grazie al Signore per quanto aveva ricevuto. Purtroppo, l’uomo non se n’è sempre servito per la gloria di Dio e di questo l’ambiente ha sofferto e tuttora ne soffre.

L’ambiente non è altro che la casa dell’uomo e di ogni essere vivente. Esso è connesso al bene comune e va salvaguardato per essere consegnato alle generazioni future nelle migliori condizioni di vivibilità. Non v’è dubbio, infatti, che la qualità della vita dipende fortemente dalle condizioni ambientali.

Sta di fatto che, nell’attuale assetto socio-economico e culturale, emerge il rischio che “l’uomo incappi nel delirio di onnipotenza se non ritrova l’equilibrio con il mondo naturale dietro al quale si intravede il mistero di un cosmo ordinato che custodisce e attesta la misura della nostra grandezza e finitezza” (C.E.I., Fare di Cristo il cuore del mondo, 2005). D’altro canto l’ambiente riflette ciò che c’è dentro ciascuno di noi. Un noto sociologo ha recentemente affermato: “potremo sgombrare le strade di Napoli. Ma sarà duro ripulire il Paese dall’immondizia culturale, burocratica, morale che lo travolge”. Una delle conseguenze è stato il guardare alla terra come ad un pianeta da sfruttare ed, analogamente, vedere gli uomini come individui da cui trarre profitto.

Il rapporto tra l’uomo e la natura, di per sé ricco di prospettive, si deteriora ancor più nelle aree metropolitane ad elevata densità abitativa, come Napoli e la sua provincia. In questo contesto il degrado materiale e morale si diffonde e lascia spazio alle ben note e diversificate manifestazioni di abusivismo.

In tale situazione emerge il forte NO! dei cristiani alla mercificazione dei beni primari come la salute, il territorio, l’acqua, l’aria. Si coglie, così, l’urgenza di un impegno del laicato cattolico. Ferme restando le specifiche responsabilità istituzionali, occorre passare alla traduzione pratica dei valori che sono insiti nella nostra stessa fede. Anche in questo è la lieta novella  di cui il cristianesimo è portatore. Esso ha posto l’Uomo al centro dell’universo e gli ha dato la sensibilità necessaria per comprendere che tutto è opera di Dio: animali, piante, mondo fisico, tutto acquista così muova dignità. Da ciò l’altissimo compito, che a ciascuno compete, di collaborare al grande disegno della creazione.

 

 

Una parola-chiave: corresponsabilità

Napoli, con la sua provincia, è da tempo al centro di una vicenda amara rispetto alla quale non possiamo non fare nostre le parole del Card. Sepe: “Nessuno può chiamarsi fuori dallo scempio di una città, mai così umiliata e mai così in pericolo, come in questi giorni: troppi sacchetti neri insudiciati dagli egoismi, dalle inadempienze, dalle incapacità e - Dio non voglia - dalle connivenze con il malaffare, sono andati ad ammassarsi come rifiuti, sporcando non solo mani ma anche la coscienza. Di fronte a tanta devastazione la Chiesa, la Chiesa di Napoli, non può tacere”.

Come si fede, qui la parola-chiave è corresponsabilità. In concreto, si tratta di attuare, parrocchia per parrocchia, l’invito alla raccolta differenziata rivoltoci da Sua Eminenza Cardinale, coinvolgendo i giovani e gli interi gruppi familiari di appartenenza. Si tratta anche di darsi regole e stili di vita sociale che sembrano quanto meno assopiti e che, tuttavia, rientrano tra i doveri di un cattolico impegnato. Siamo certi che lo spirito di emulazione andrà ben oltre i perimetri parrocchiali estendendosi all’intero territorio ed alle stesse zone ritenute più degradate.

In tale processo giocheranno un ruolo decisivo i media ai quali chiediamo che, in modo capillare ed a tappeto, informino sugli irreversibili danni alla salute provocati, tra l’altro, dagli incendi dei rifiuti. Qui possiamo solo auspicare che questa triste esperienza si esaurisca prima della stagione estiva che inevitabilmente comporterebbe ben altre situazioni emergenziali.

Analogamente sensibilizziamo la classe insegnante perché, all’interno dei percorsi didattici, sia sottolineata una specifica attenzione alla promozione di uno stile di vita in favore di quei giovani che, a vario titolo, saranno la futura classe dirigente. Non v’è dubbio, infatti, che l’ambiente è inquinato anche perché inquinati sono i rapporti interpersonali.

 

 

In particolare: la vicenda-rifiuti

Tutto ciò, peraltro, non ci esime dal dovere dello studio dei problemi e, se del caso, della denuncia (cfr. CEI, Stato sociale e educazione alla socialità, 33). Riprendiamo anche qui le parole del Card. Sepe: “Cumuli di rifiuti che invadono le nostre strade sono i plateali corpi di reato che testimoniano il fallimento lungo tutta la filiera nazionale e locale, di una forma di servizio che raramente si è resa tale e ha contribuito anzi ad aggravare - attraverso dispute incomprensibili e miseri rimandi di responsabilità - un clima già teso ed esasperato”. 

Tutto ciò premesso, va anche detto che, in ogni caso, il particolare problema dell’emergenza rifiuti a Napoli e in Campania non si risolve soltanto con la concretizzazione di una buona raccolta differenziata, peraltro già prevista dal decreto Ronchi (n.22/1997) ed inspiegabilmente non ancora avviata. Se, infatti, i prodotti differenziati (plastica, carta, vetro) non trovano immediata utilizzazione in un’idonea filiera industriale, la differenziazione diviene inutile ed improduttiva.

A questo riguardo molta attenzione dovrà essere prestata alle intermediazioni esistenti sul campo onde evitare ostacoli, blocchi e monopolizzazioni indebite. In altri termini, occorre riprendere con buona volontà tutto il processo di smaltimento rifiuti, dal primo (differenziata) all’ultimo livello (impiantistica e discariche). Un processo che, com’è a tutti noto, è fallito nei 14 anni di Commissariato straordinario, con enorme dispendio di denaro pubblico, circa tre miliardi di euro, e con danni incalcolabili all’ambiente, alla salute ed all’economia, danni che dovranno essere rimarginati e curati con pazienza, professionalità e virtuosa politica.

Ovviamente il fallimento descritto coinvolge tutti, ma principalmente la funzione politica ed amministrativa dimostratasi lenta, inconsapevole e poco attrezzata. Eppure la questione ambientale ha valenza soprattutto etica, perché – come già si è detto - riguarda il creato, il bene comune essenziale messo a disposizione da Dio per la sopravvivenza ed il godimento degli esseri viventi oggi e nel futuro. Sta di fatto che il decadimento del vivere civile, determinato anche dall’inosservanza di rapporti naturali e di valori morali ed etici, ha provocato l’ottundimento di elementari equilibri con la conseguente incapacità di comprendere ciò che è male e ciò che è bene per l’uomo. Ciò avviene a livello personale e collettivo e, quindi, a livello amministrativo e politico.

La rottura dell’insostituibile rapporto uomo-natura ci allontana dall’insieme dei delicati e razionali equilibri che regolano la vita del mondo animato ed inanimato, con gravi ripercussioni materiali, psicologiche e spirituali per l’umanità, costretta a rapporti sempre più asfittici, ossessivi ed improduttivi.

L’ambiente ed il territorio nella nostra città, nella provincia e nella regione, non sono ancora considerati come beni comuni di enorme valore sociale ed economico e come godimento ed accrescimento della nostra spiritualità. È di comune consapevolezza lo scempio perpetrato sul nostro territorio, sul paesaggio, dall’abusivismo diffuso in tutte le sue molteplici  manifestazioni (edilizia, discariche di materiali  nocivi e tossici etc.).

È conseguentemente diffuso l’inquinamento del mare, delle coste, delle falde idriche sotterranee e dei suoli, il che comporta anche danni alla catena agroalimentari ed alla salute degli esseri viventi. Da tutto quanto sopra scaturisce il forte invito rivoltoci dai Vescovi: “In questo momento storico c’è bisogno di una nuova primavera del laicato, che possa letteralmente rianimare in forme significative e comunicabili tutti gli ambiti di vita” (CEI, Fare di Cristo il cuore del mondo, 2005).

Ciò richiede da parte di tutti una vigilanza ferrea sulle questioni ambientali locali e,  da parte degli organi politici ed amministrativi, il rigoroso rispetto delle normative vigenti. Le forme di abusivismo non possono più essere tollerate e occorre sviluppare la bonifica di ampie parti del territorio a cura del Commissariato Straordinario delle Bonifiche e delle Acque.

Nuovo slancio occorre dare alle amministrazioni comunali, provinciali e regionali, le quali con maggior coraggio e decisione devono impegnarsi a tutelare l’ambiente ed il territorio, applicando le normative già esistenti e attuando i conseguenti controlli. Non possiamo qui sottacere, tra i molti esempi possibili, che la Regione Campania non ha, a tutt’oggi, ancora istituito nell’ambito di questo territorio i siti di stoccaggio di rifiuti tossici e nocivi previsti dalla legge, il che comporta in questo delicato settore il diffondersi di sversamenti illeciti ed incontrollati.

 

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