Giovedì 22 Agosto 2019
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Assemblea CDAL: Relazione Laboratorio sui Giovani   versione testuale
Quali giovani per Napoli ?
Quali giovani per Napoli?

Carissimo Arcivescovo,
innanzitutto due difficoltà.
 La prima. Il nostro è un laboratorio strano: “i giovani”. I giovani non sono un argomento come il lavoro, la legalità o l’ambiente ma sono, o dovrebbero essere, con gli adulti, i soggetti dell’azione pastorale e i protagonisti delle dinamiche sociali. Non è che questo la dice lunga sul nostro modo di approcciare l’universo giovanile?
 La seconda. “I giovani” sono una categoria troppo ampia. Di chi stiamo parlando? Del quindicenne alle prese con le turbolenze adolescenziali o del trentenne alla ricerca di una stabilità lavorativa? Di quei giovani che, tra mille difficoltà, sono coinvolti nella vita di parrocchie e di associazioni o movimenti o di quelli che non mettono piede in chiesa dal giorno della prima comunione? Del ventenne universitario o del sedicenne che ripete per l’ennesima volta la seconda media ed è in quella zona grigia troppo vicina ai modelli della criminalità organizzata?
Davvero troppo esteso lo spettro della realtà giovanile! Abbiamo, allora, provato a fare una brevissima analisi, per punti, e, poi, qualche piccola proposta pastorale.
L’analisi ci ha portato a sintetizzare in una sola  espressione la prima difficoltà che incontrano i giovani: NOI ADULTI. Si, i giovani non riescono a trovare adulti di riferimento che sappiano annunciare, denunciare e testimoniare. Qualche esempio:
 La famiglia. Quanti rapporti genitoriali sono basati solo sulla dimensione affettiva – e, se questa c’è, a volte l’unico aspetto è la soddisfazione dei bisogni - con carenze in quella educativa? Inoltre: non è che l’instabilità affettiva dei giovani d’oggi è anche il frutto di matrimoni che non hanno testimoniato la bellezza del sacramento?
 La scuola, orientata sempre più alla trasmissione di notizie e sempre meno alla formazione delle coscienze.
 L’università, appiattita verso una liceizzazione e volta all’inserimento lavorativo e con docenti che non sempre dimostrano il rispetto delle regole: ma le baronie sono veramente scomparse?
 La politica. Come dire ai giovani che è “la più alta forma di carità” quando i partiti sembrano diventati comitati d’affari e il bene comune è divenuto un’espressione vuota mentre la gestione pubblica di fatto beneficia chi amministra e i loro clienti?
 Il lavoro. La precarizzazione allontana i giovani dalle scelte definitive. Essa anziché facilitare l’accesso al mondo del lavoro, va a beneficio di aziende, quasi sempre del nord, che con i fantomatici stage hanno sempre forza-lavoro fresca da sfruttare.
 La Chiesa locale. Il Suo arrivo è stato, anche per i giovani, una ventata di novità, la Sua presenza ci consente di presentarLa come un testimone e questi L’accettano come riferimento credibile, uno dei pochi, di questa città. Hanno nel cuore la condivisione dell’accompagnamento semplice e paterno delle occasioni di incontro e L’ascoltano quando ci sprona a rialzare una città che vive drammi atavici. Ma questo non basta: queste parole e gesti devono sempre più essere prassi consolidata nella vita della Chiesa, divenire patrimonio dei tessuti parrocchiali, caratterizzare stili di vita di presbiteri e di laici. Il giovane, in ogni parrocchia, deve poter trovare testimoni credibili del Vangelo. Noi sempre più dobbiamo essere all’altezza di queste aspettative.
 Informazione e realtà virtuale. I giovani vivono sempre più la realtà del blog al posto di quella del gruppo. La realtà virtuale è più comoda: ti consente di fingere, di nasconderti, di non essere te stesso. Alla fine, ti porta ad annullarti.
Allora, da questa analisi viene fuori una situazione disperata? No, perché sono tanti i segnali di speranza. Ma questi non devono esser lasciati cadere: questa sarebbe un’omissione troppo grave.
 I giovani continuano a farsi domande – a volte in modo scherzoso ma non banale – e domande di senso. Ma trovano risposte autorevoli, disinteressate ed interessanti?
 I giovani chiedono che la loro vita si realizzi in una prospettiva di felicità. Ma hanno bisogno di testimoni che indichino una strada autentica e possibile. Diversamente, è più facile lasciarsi scoraggiare.
 I giovani sono attratti dalla persona di Gesù. Hanno solo bisogno di chi si faccia loro compagno di strada e glielo presenti con gioia ma anche con l’autorevolezza di una vita vissuta nella prospettiva delle beatitudini.
 I giovani sono attratti dalla bellezza, credono nel valore della pace, cercano relazioni personali autentiche, credono nell’amicizia e nell’amore, anche in quello eterno, hanno un bisogno evidente di paternità,  credono nel volontariato e hanno forte il senso della giustizia. Hanno bisogno solo di chi li educhi alla perseveranza perché questi valori non restino solo entusiasmi giovanili ma divengano virtù consolidate.
 I giovani sono affascinati dal messaggio evangelico e hanno un’evidente necessità di interiorità. Hanno bisogno di chi gli presenti il Vangelo e li educhi alla preghiera.
Vediamo, allora, quali chance abbiamo perché questi segnali di speranza si sviluppino, per provare non solo a sperare ma ad “organizzare la speranza”. Qui, due direttrici: quella più strettamente interna alla vita della Chiesa e quella più esterna.
 È forse il tempo in cui una fede fatta di eventi, se pur utili, non basta più neanche ai giovani. Sono necessarie comunità ecclesiali presenti sul territorio e che siano realmente, nell’ordinario, “il sale della terra”. Questa è un’urgenza, anche se dovesse comportare una riduzione delle parrocchie. I Vescovi da tempo raccomandano che l’azione pastorale non si riduca alla celebrazione dei riti o, al più, nella catechesi presacramentale. Occorrono presbiteri e laici che nel quotidiano annuncino in maniera allettante, perché credibile, il Vangelo. Occorrono percorsi catechetici anche di preevangelizzazione (per le famiglie, anche partendo dalle dinamiche relazionali e genitoriali; per i più giovani, da dinamiche che li conducano dalla prospettiva del divertimento a quella della felicità). Occorre che il Vescovo indichi modelli di formazione laicale da proporre a giovani e adulti. Occorre che nelle parrocchie i Consigli pastorali non siano solo luogo di trasmissione di notizie ma luoghi in cui la Comunità, presbitero e laici adulti nella fede, insieme pensino modalità di apertura al territorio nell’annuncio del Vangelo. Occorre che i giovani siano realmente accolti e accompagnati e non siano solo strumenti dell’azione pastorale. Sentiamo la necessità di una coesione organica dell’azione pastorale, anche se ciò dovesse significare, per le nostre aggregazioni, perdere un po’ del loro specifico per conformarsi alle priorità indicate dal Vescovo. Occorre che gli uffici di Curia dialoghino per costruire proposte che guardino alla globalità della persona. È l’ora della comunione, l’ora di una proposta di qualità, semplice e coordinata, per chi è già forte nella fede. E’ soprattutto l’ora di liberare risorse per l’evangelizzazione.
 È necessario che i credenti laici si riapproprino del loro specifico e smettano le vesti di operatori pastorali: qualificati nel servizio catechetico, liturgico o caritativo ma insufficienti nell’ordinarietà della loro vita. E allora ci chiediamo: quale giudizio darebbe il Vescovo a dei laici che, secondo le proprie competenze, si mettessero insieme per dare segnali di testimonianza ai più giovani e non solo? Ad esempio:
 insegnanti, che pure affollano parrocchie ed aggregazioni, potrebbero mettersi insieme in una città della diocesi o in un decanato non per organizzare la giornata del fanciullo ma per scambiarsi suggerimenti finalizzati ad organizzare, nelle proprie classi, un’azione di formazione delle coscienze su temi specifici. Oppure potrebbero prendere una posizione forte sui viaggi di istruzione che troppo spesso fanno emergere disparità economiche celate dagli studenti con scuse vaghe;
 alcuni docenti universitari potrebbero mettersi insieme per cambiare il sistema di accesso alla carriera accademica, oggi prevalentemente basato sulla cooptazione. Non basta che ciascuno faccia la sua parte cooptando il più bravo. E’ necessario agire insieme: questa testimonianza per i giovani universitari sarebbe una bomba!
 un gruppo di laici, in un qualsiasi Comune, potrebbe mettersi insieme per esprimere una presenza nell’amministrazione della città. Certo, sarebbero minoranza (ma lo siamo in tanti campi e non si vede perché non si possa esserlo in politica). E, tuttavia, quale beneficio darebbero alle loro città consiglieri, anche di minoranza, ma competenti e credibili, capaci di denunciare sopraffazioni ed illegittimità nella gestione della cosa pubblica e di produrre proposte qualificate? Ma soprattutto, chi di noi - invitato a parlare ai giovani di politica - dovrà presentarla come servizio, potrà indicare dei testimoni attuali. Solo così potrà apparire non più anacronistico o utopista;
 e così potrebbero fare medici, imprenditori, magistrati e via discorrendo.
Saranno scelte forti. Chi le intraprendesse saprà di pagarle a caro prezzo, forse anche in termini di carriera e crescita professionale. Ma deve essere chiaro che solo il martirio ci rende credibili agli occhi dei giovani. E questi, forse, troveranno nella comunità cristiana di Napoli sacerdoti e laici veramente e pienamente testimoni del Vangelo.
 
 
 

 
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