Mercoledì 16 Ottobre 2019
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Assemblea CDAL: Relazione Laboratorio sulla Giustizia   versione testuale
Quale giustizia per Napoli ?
Quale giustizia per Napoli?
 
La riflessione comune che è stata avviata nei due incontri del laboratorio ha rispecchiato la ricchezza e la complessità delle esperienze delle diverse aggregazioni laicali, ognuna con il proprio carisma. La cornice comune nella quale i diversi contributi si sono inscritti è stata l’esortazione evangelica: “Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” (Mt.6,33). La ricerca e la costruzione della giustizia del Regno sono un compito affidato a tutti i credenti, qualsiasi sia il campo della loro azione umana, professionale, ecclesiale.
Tuttavia si tratta di un tema molto ampio su cui c’è tanto da conoscere e dibattere. Il termine giustizia ha molte accezioni, ivi compresa la stretta connessione con il profilo della legalità, con la sua amministrazione e il funzionamento della macchina giudiziaria. All’interno del laboratorio è emersa una ricchezza di competenze che rappresentano una risorsa tale da rendere possibile, a mio avviso, l’istituzione, all’interno della Consulta dei laici, di un laboratorio permanente quale spazio cristianamente ispirato da dedicare al diritto, alla difesa dei diritti ed alla amministrazione della giustizia.
Dalle diverse testimonianze sono emerse alcune tematiche di fondo.
La realtà napoletana si mostra come lo specchio di una diffusa illegalità, un fenomeno invasivo e pervasivo che non tocca solo alcuni quartieri o alcune fasce sociali, ma investe tutti, sia pure con modalità diverse. C’è un deficit educativo del rispetto di elementari principi di vita civile per cui, in una situazione di generalizzata violazione delle regole, si crea un’area grigia che diventa il terreno di coltura della grande criminalità.
In estrema sintesi, non v’è dubbio che la pacifica convivenza tra cittadini presuppone delle regole da rispettare. Esse non devono essere l’espressione di interessi particolari ma devono rispecchiare la legge naturale vale a dire quei principi che naturalmente esistono nella coscienza dell’uomo, senza distinzione tra credenti e non credenti, e che quindi non sono imposti dall’alto ma sono rispettati in quanto esprimono il bene comune. Non a caso la legge naturale è stata richiamata da Papa Benedetto XVI nel discorso alla Commissione teologica internazionale come l’unica condizione per un dialogo onesto, pacificante e credibile tra tutti gli uomini.
Si è evidenziato lo stretto legame fra giustizia e speranza: si può cercare e affermare la giustizia soltanto vivendo e testimoniando la speranza cristiana, senza la quale ogni impegno civile e politico risulterebbe vano ed inefficace. Occorre quindi contrastare l’indifferenza, la rassegnazione, l’idea, troppo diffusa, che “tanto non c’è niente da fare” e divenire, invece, testimoni forti ed efficaci. Occorre compiere un passo per un impegno in prima persona, per provare a vivere la beatitudine di cui parla Gesù: “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli” (Mt.5,6).

Si è richiamata l’importanza e la necessità della formazione permanente nella prospettiva della costruzione della giustizia a diversi livelli:
 formazione del laicato  per  approfondire le tante sfaccettature del vasto tema che sono emerse da questi incontri iniziali;
 formazione dei bambini, dei giovani, degli adulti, delle famiglie in tutti gli ambiti ecclesiali.

La Chiesa ha grandissime risorse in questo senso, offre quotidianamente spazi di aggregazione, dagli oratori agli incontri di catechesi, senza dimenticare la preziosa collaborazione con le istituzioni scolastiche.
E’ emersa la necessità di affiancare e sostenere i tanti che si impegnano contro l’illegalità, come l’associazione Libera per la lotta contro le mafie. Analogamente è stata citata la Carta di Sant’Agata del 1997 a cura della diocesi di Cerreto Sannita - Telese - Sant’Agata dei Goti contro l’usura e il debito internazionale. Tale documento, nell’individuare concretamente i passi che permettono di attuare il cammino di giustizia, indica tre istanze fondamentali: la priorità del diritto alla vita, l'universale destinazione dei beni della terra, la fondamentale esigenza di equità.
Si è ricordata la necessità di essere uomini e donne di frontiera, presenti nelle realtà di maggiore emarginazione.
La sola repressione dell’ingiustizia, pur necessaria, non esaurisce il ben più vasto compito della costruzione della giustizia per cui si avverte il bisogno di vivere il tempo della strada affiancato al tempo della Chiesa.
Va promossa e sostenuta una ricerca più profonda di giustizia perché nella divisione e lacerazione del tessuto umano la nostra città è sempre più divisa tra forti e deboli e questi ultimi sono i più colpiti dall’ingiustizia. In queste condizioni il rischio è che la stessa Campania diventi una terra dei diritti negati. D’altronde, il principio di eguaglianza comporta l’illiceità di qualsiasi atto che impedisca a una parte di umanità di vivere e di ottenere il rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo. Valgano per tutte le parole di Papa Giovani Paolo II: “La vera pace è frutto della giustizia, virtù morale e garanzia legale che vigila sul pieno rispetto di diritti e doveri e sull'equa distribuzione di benefici e oneri” (Messaggio per la giornata della pace del 2002). Anche sui diversi aspetti della povertà quale frutto dell’ingiustizia sarebbe opportuno formare dei gruppi di lavoro.
 Si è ricordata la grande indifferenza verso i barboni, i senza fissa dimora continuamente messi ai margini del vivere civile, lasciando che la stagione fredda diventi ogni anno una tragica “emergenza” per tanti.
 L’ingiustizia che vivono gli anziani, troppo spesso dimenticati negli istituti proprio nel momento di maggiore debolezza in cui più forte è il bisogno di una famiglia.
 I disabili: quante barriere ci sono ancora da abbattere, non solo architettoniche ma anche culturali ed umane?
 La dura realtà delle carceri dove manca quasi del tutto un piano di interventi per favorire e sostenere una reale riabilitazione una volta scontata la pena.
 Il popolo dei Rom, che vive in mezzo a noi in condizioni di vita inaccettabili, fra la distrazione delle politiche sociali e l’inaccoglienza di tanti cittadini (e fedeli).
 L’ingiustizia verso tanti immigrati che pur dando un importante contributo allo sviluppo e al benessere della nostra città e del nostro paese non godono di tanti diritti e sono considerati più un problema di ordine pubblico che una risorsa.
Davanti alle difficoltà legate ad una diffusa ingiustizia è stato affermato da più parti che un cambiamento reale è possibile solo a partire da scelte personali ed autentiche di cambiamento interiore: l’essere testimoni credibili nell’impegno per la giustizia permetterà a tanti di ritrovare la speranza. Così Napoli potrà mostrare il suo vero volto, quello bello di una città giusta e pacifica, accogliente e aperta al dialogo per la pace e all’incontro con chi è diverso, così come ha potuto e saputo mostrare durante il meeting internazionale di preghiera  per la pace nell’ottobre 2007.
La Chiesa può, con il suo impegno, donare un volto nuovo alla città suscitando un’anima cristiana che permea la sua storia, il suo profilo; un anima che guardi con amore e simpatia a quel genio napoletano che rappresenta una risorsa per tutti; un’anima che sappia donare la consapevolezza della vocazione e della responsabilità verso il bene comune.
 
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