Giovedì 22 Agosto 2019
versione accessibile  |  mappa del sito  |   contatti
newsletter
 Rubriche  Assemblea CDAL: Relazione Laboratorio sulla Salute 
Assemblea CDAL: Relazione Laboratorio sulla Salute   versione testuale
Salute e Sanità a Napoli
Salute e sanità a Napoli

La salute è definita dalla Costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità  come “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia” ed è un diritto della persona. Ne consegue che ogni essere umano, in quanto persona, non può assolutamente essere asservito alla logica di mercato e ancor meno a quella politica. Occorre cercare un’altra logica, quella del servizio alla vita – secondo i dettami della legge morale – che favorisca un giusto equilibrio tra benessere fisico, psichico e sociale.
Ulteriore conseguenza è che l’operatore sanitario deve essere competente dal punto di vista tecnico-professionale e responsabile dal punto di vista etico e deve “vivere la sua fedeltà all’uomo e a Dio”.
La vita corporea, soprattutto nella malattia e nella sofferenza, riflette la precarietà della condizione umana. Ma l’uomo non accetta di invecchiare e di ammalarsi: per superare i propri limiti, diventa salutista. Si prende, così, cura del suo corpo ma non della sua persona. Dal suo canto l’attività medico-sanitaria dovrebbe rappresentare l’incontro tra la fiducia di un uomo segnato dalla sofferenza e dalla malattia e la coscienza di un altro uomo che può farsi carico del suo bisogno: l’operatore sanitario. Ordinariamente gli operatori sanitari sono medici, infermieri, tecnici, cappellani, religiosi, amministrativi, volontari, che si impegnano in vario modo nella profilassi, terapia e riabilitazione della salute umana. Viceversa, essi dovrebbero essere formati a prendersi cura, attraverso la loro presenza vigile e premurosa, degli ammalati, che, a motivo della loro sofferenza, esigono disponibilità, attenzione, comprensione, condivisione, pazienza, dialogo. Di più: accanto al malato è colpita anche la famiglia, che dovrebbe essere curata, illuminata, consigliata, sostenuta.
A Napoli, l’assenza di una sana comunicazione e integrazione tra servizi spesso isola la persona malata e la sua famiglia, aumentando così il loro disagio.
Un aspetto specifico: nell’ambito della nostra diocesi le strutture-laboratorio per accogliere, anche solo di giorno, i malati di mente sono pressoché inesistenti. Eppure la loro presenza alleggerirebbe il disagio delle famiglie. Anche i servizi a disposizione dei malati disabili e/o terminali sono pochi.
In alcuni ospedali, sono presenti varie associazioni di volontariato che, in genere, agiscono isolatamente, senza collegamenti tra loro e con le istituzioni, le amministrazioni, gli altri operatori sanitari, le cappellanie, le parrocchie e il territorio: manca una rete assistenziale unica che ponga l’ammalato al centro del servizio prestato.
Riteniamo che la cultura della salute debba estendersi alle scuole per educare alla prevenzione, al rispetto del territorio, alla socialità, favorendo una prevenzione sanitaria contro le malattie sociali (tossicodipendenza, alcoolismo, tabagismo, AIDS), contro i rischi connessi alle abitudini (alimentazione, ambiente, lavoro, sport, traffico urbano, uso di mezzi di trasporto, di macchine ed elettrodomestici) e a vantaggio di fasce sociali deboli (adolescenti, portatori di handicap, anziani). In questi casi, l’intervento preventivo rappresenta il rimedio più efficace possibile.
Si tratta d’incidere sulla cultura, attraverso il recupero di valori sommersi e l’educazione ad essi, la diffusione di una concezione più sobria e solidale della vita, la formazione del consenso politico per una legislazione di supporto.
A loro volta le stesse comunità parrocchiali vanno coinvolte perché, ampliando ulteriormente la loro già concreta attenzione verso gli ultimi, si pongano alla ricerca dei più bisognosi di aiuto per essere presenza viva nel territorio in cui operano. Questo, in pratica, significa: migliorare l’aiuto domiciliare, partendo dalle famiglie con un accompagnamento che, favorendo la solidarietà, ridia dignità a quanti accudiscono un parente ammalato. Analogamente, occorre, senza sostituirsi alle istituzioni, essere attenti all’accompagnamento dello stesso malato, anche quando viene dimesso dall’ospedale, curandone i bisogni più elementari, ma indispensabili, con aiuti concreti e dando un po’ del proprio tempo. Tutto ciò, in sintonia con il Vangelo e in totale gratuità, dopo essersi educati alla cura per il bisogno di chi vive la sofferenza. In sintesi, occorre vivere l’ospedale e la  parrocchia con gli stessi sentimenti di attenzione ai bisogni sanitari e creare ponti tra ospedale, istituzioni, servizi,  territorio, parrocchie e cappellanie.
Nella stessa prospettiva occorre difendere la famiglia perché ad essa sono correlate tutte le dimensioni della vita umana e sociale: tutela della vita, promozione della natalità, prevenzione dei disagi e delle devianze, cura della salute. In famiglia, si educano i figli alla libertà e alla responsabilità di servire la vita, amandola anche quando è scomoda e dolorosa. Ciò significa privilegiare e sostenere la capacità di accoglienza da parte delle famiglie e  la loro cura per la dignità della persona, che ha il diritto di avviarsi alla morte senza soffrire e senza essere lasciata sola.
Un aspetto essenziale dell’azione politica deve essere l’impegno per una sussidiarietà orizzontale, che valorizzi il contributo dell’associazionismo, del volontariato e dei corpi intermedi senza deresponsabilizzare le istituzioni, alle quali compete garantire ai cittadini i servizi fondamentali e un’accettabile qualità della vita.  In questo contesto devono essere assunti impegni concreti per valorizzare il ruolo delle amministrazioni delle aziende sanitarie alle quali – così come alle dirigenze strategiche medico assistenziali – si richiede competenza e non già sottomissione alla corrente politica del momento.
Il cristiano, poi, deve prendersi cura, un valore aggiunto che, alla sequela di Cristo, caratterizza e trasforma ogni sua azione in segno di amore e speranza per il suo prossimo. 
Elenco sintetico di proposte:
 Ricercare e migliorare la corretta gestione delle istituzioni sanitarie, uniformandosi se possibile a quelle migliori già esistenti nel nostro Paese, promuovendo la cultura della centralità del servizio alla persona, che non va asservito al potere economico e tanto meno a quello politico.
 Curare la persona anche al di fuori dello stato manifesto di malattia.
 Dare attuazione alla legge sull’integrazione dei servizi sia nell’ambito della prevenzione sia quando la malattia si manifesta.
 Umanizzare il mondo della salute, formando gli operatori sanitari e promuovendo iniziative e azioni concrete nei confronti delle famiglie degli ammalati (alloggio, aiuto materiale, accompagnamento al lutto).
 Realizzare strutture-laboratorio diurne per malati di mente.
 Inserire percorsi educativi scolastici sull’igiene, la salute e la prevenzione.
 Integrare l’assistenza domiciliare, anche identificando e favorendo il ruolo del volontariato e delle comunità parrocchiali.
 Prestare attenzione all’accompagnamento del malato in ospedale, specie nei momenti di maggiore solitudine (sala operatoria, terapia intensiva), e dopo la dimissione ospedaliera.
 Attendere ai bisogni più semplici (spesso dati per scontati) dell’ammalato in ospedale e a casa, collaborando con i familiari, e potenziare l’assistenza, con centri di accoglienza,  per i malati terminali soli e i grandi disabili.
 Tutelare le famiglie dagli assalti che, purtroppo, il mondo politico, sociale, economico e istituzionale, lanciano contro di esse.
stampa questa pagina invia ad un amico