Acli: colpito il bene comune
DA ROMA
«Prima ci dicono che dobbiamo contribuire al bene comune, poi ci tagliano i più importanti strumenti di collegamento con il territorio». Anche negli uffici delle Acli è difficile digerire il taglio. Due le riviste più colpite, per un danno complessivo di 100mila euro: il mensile
Aesse, 10 numeri con una tiratura di 40mila copie, e Aclioggi, foglio informativo per strutture e dirigenti che nel 2009 ha avuto 32 pubblicazioni. Impossibile prevederne altrettante nel 2010, men che mai nel 2011. In sostanza, la spedizione di Aesse costa 6mila euro in più a numero. «Tre ottimi stipendi», commentano i dirigenti della comunicazione. Il presidente Andrea Olivero ricorda che anche la stampa Acli, come quella delle maggiori associazioni che si reggono soltanto sui soldi dei soci, arriva «completamente gratis». Non solo non produce profitto, ma è un «investimento sulla formazione delle coscienze». Un investimento spazzato via, con tanti saluti al «tanto decantato bene comune». Particolare poi la collocazione di
Aclioggi, che fornisce importanti informazioni sui servizi alla persona, sulle leggi sociali, sullo stato del welfare in Italia, sulle politiche per la famiglia, sulla cooperazione. Notizie essenziali per i dirigenti locali dell’associazione, che giorno per giorno sono a contatto con le complesse pratiche di lavoratori, immigrati e genitori. Insomma, in questo caso si mina anche la possibilità di fornire con efficaci importanti prestazioni sociali. (M.Ias.) Un danno da 100mila euro per i mensili aclisti Olivero: si mina la possibilità di servire il territorio