Homepage  Rassegna stampa  Rassegna Stampa : da ''Avvenire" del 29 Gennaio 2019  
Rassegna Stampa : da ''Avvenire" del 29 Gennaio 2019    versione testuale
Il celibato non si tocca

Il celibato non si tocca
(il dialogo del Papa con i giornalisti sull’aereo al ritorno da Panama. No ai cristiani ipocriti: allontanano i giovani)
 
MIMMO
MUOLO

Inviato a bordo dell ʼ aereo papale

Molto preoccupato per la situazione del Venezuela («Sono terrorizzato dallo spargimento di sangue. Serve una soluzione giusta e pacifica»), ma felice per l’esperienza della Gmg di Panama: «È stato un viaggio forte. Il termometro è la stanchezza e sono distrutto». Convinto nel riaffermare che il celibato nella Chiesa latina non si tocca e vicino alla sofferenza delle donne che abortiscono: «Il dramma dell’aborto, per capirlo, bisogna essere in un confessionale». Molto chiaro su che cosa ci si deve attendere dall’incontro dei presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo in merito al problema degli abusi: «Una presa di coscienza del problema e la definizione del che cosa fare, le procedure, i protocolli». E altrettanto netto nel ricordare che quello delle migrazioni è «problema complesso» che richiede al tempo stesso capacità di accoglienza, prudenza dei governanti e aiuti economici alle nazioni da cui i migranti partono. È sicuramente un Francesco in forma, nonostante la fatica, quello che si presenta ai giornalisti per la consueta conferenza stampa sul volo di ritorno a Roma. Fino all’ultimo il Papa non si è risparmiato, incontrando in nunziatura, poco prima di partire, un gruppo dell’Unicef. «Ho sentito cose che toccano il cuore», confida. Così non si risparmia neanche di fronte alle domande dei giornalisti (sul sito www.avvenire. it la versione praticamente integrale del botta e rispo- sta), che toccano diversi argomenti, compresa la necessità dell’educazione sessuale a scuola, da attuare però senza «colonizzazioni ideologiche». Infine, parlando del Paese del-l’Istmo, dice di essere rimasto colpito dalla sua nobiltà. «Il loro orgoglio era alzare i bambini al passaggio della papamobile e dire “questa è la mia vittoria, il mio futuro, il mio orgoglio”. Ciò, nell’inverno demografico che stiamo vivendo in Europa, e specialmente in Italia sotto zero, ci deve far pensare. Qual è il mio orgoglio, il turismo, la villa, il cagnolino o alzare un figlio?».

L’attenzione della stampa internazionale è tutta per il Venezuela. Il Papa risponde non nascondendo la sua «sofferenza » e la «vicinanza» al popolo venezuelano. Quindi manifesta il suo «terrore» per un eventuale «spargimento di sangue ». Poi sottolinea in riferimento alla contrapposizione in atto nel Paese: «Mettersi d’accordo non è sufficiente. Serve una soluzione giusta e pacifica. E chiedo grandezza a quelli che possono aiutare a risolvere il problema. Se hanno bisogno di aiuto, che si mettano d’accordo e lo chiedano».

Quando si passa ad altri temi, Francesco spende parole di grande affetto per le donne che hanno abortito. «Il loro, dice è un dramma che si comprende solo stando in confessionale». Non è solo questione di misericordia, «il perdono di Dio c’è sempre», quanto di «riconciliazione tra la mamma e il figlio abortito». Per questo, rivela, «consiglio tante volte quando hanno questa angoscia: “Tuo figlio è in cielo, parla con lui. Cantagli la ninna nanna che non hai potuto cantargli”». Poi, in merito alla prossima riunione dei presidenti delle Conferenze episcopali nazionali di tutto il mondo sulla pedofilia, Francesco precisa: «Aspettative un po’ gonfiate». L’incontro servirà soprattutto a due cose: «Primo: che si prenda coscienza del dramma che vive un bambino abusato, una bambina abusata. Io ricevo con regolarità gente abusata. Ricordo uno di 40 anni senza poter pregare. Una sofferenza terribile». Secondo: stabilire con chiarezza una procedura, dei protocolli. «Cosa deve fare il vescovo, cosa deve fare l’arcivescovo che è il metropolita, cosa deve fare il presidente della Conferenza episcopale». Altrettanto netto è il Papa sul celibato dei sacerdoti. Lo dice citando san Paolo VI: «Preferisco dare la vita, prima di cambiare la legge del celibato». «Personalmente penso che il celibato sia un dono alla Chiesa e dunque non sono d’accordo di permettere il celibato opzionale prima del diaconato. Sono chiuso? Forse, ma non sento di mettermi davanti a Dio con questa decisone». Francesco ricorda la proposta di padre Fritz Lobinger di ordinare anziani in situazioni particolari (le isole del Pacifico, l’Amazzonia, dove non ci sono sacerdoti) conferendo loro solo il munus sanctificandi, cioè la celebrazione della Messa, la Confessione e l’Unzione, e si dice aperto ad approfondire la questione. «Non dico che si debba fare, perché non ho riflettuto, non ho pregato a sufficienza su questo, ma è una cosa da studiare, da pensare e da pregare». Anche sull’educazione sessuale a scuola, oggetto di un’altra domanda, il Papa si dice possibilista, anzi favorevole, a patto però che si dia «un’educazione oggettiva, così come è la realtà. Senza colonizzazione ideologica». E sui motivi che allontanano i giovani dalla Chiesa mette al primo posto «la mancanza di testimonianza da parte dei pastori» e la «controtestimonianza» dei «cattolici ipocriti». I quali «vanno tutte le domeniche a Messa, poi non pagano la tredicesima, ti pagano in nero, sfruttano la gente e fanno poi le vacanze nei Caraibi. Io ho paura dei cattolici così», sottolinea.

Gli domandano infine un parere sulla chiusura del Cara di Castelnuovo di Porto, dove celebrò nel 2016 la Messa

in Coena Domini

del Giovedì Santo. Il Papa risponde dicendo che gliene è giunta l’eco, ma che essendo in viaggio non ha potuto approfondire. Sul tema dell’immigrazione, comunque ripete le “sue” parole. «Cuore aperto per ricevere, accogliere, accompagnare, far crescere e integrare ». «E anche dico – aggiunge – che il governante deve usare la prudenza», riconoscendo comunque che è «una questione complessa da affrontare senza pregiudizi». Per questo loda, per la capacità di accoglienza che hanno avuto negli anni scorsi, «Italia, Grecia e anche un po’ la Turchia, oltre a Libano e Giordania». Quindi la notazione finale. «Un modo di risolvere il problema delle migrazioni è aiutare i Paesi da cui i migranti vengono. Investire dove c’è la fame. L’Europa è capace di farlo».
stampa pagina segnala pagina