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Rassegna Stampa : da ''Avvenire" del 29 Gennaio 2019    versione testuale
Giovani, siete l’adesso di Dio

Giovani, siete l’adesso di Dio
(nella Gmg l’invito del Papa  a non essere ragazzi che stanno “in sala d’attesa”)
 
MIMMO
MUOLO

Inviato a Panama

Neanche il tempo di terminare e già si guarda dall’altra parte dell’Oceano. Panama cede il testimone al Portogallo e a Lisbona. Sguardi già puntati sul 2022, data della prossima Gmg. E un futuro che si fa presente, proprio come ha detto Francesco nell’omelia della Messa conclusiva: «Cari giovani, non siete il futuro, ma l’adesso di Dio». Questo è anche il bello delle Giornate mondiali della gioventù. Una tira l’altra, come gli anelli di una catena, come i passi di un cammino di fede, come i “sì” che in questi giorni il Papa ha sollecitato dai 6-700mila ragazzi giunti da tutto il mondo. “Sì” sull’esempio di Maria, “sì” che nella celebrazione finale diventa anche mandato missionario, come nel classico stile delle Gmg, e che ora chiede un prolungamento nella vita di tutti i giorni. Lo dice del resto anche l’arcivescovo di Panama, José Domingo Ulloa Mendieta, nel suo saluto al Papa: «Comincia una nuova tappa nella evangelizzazione, nel quale la gioventù ci spinge a essere una Chiesa in uscita».

Si ritorna dunque da Panama con questa consapevolezza nuova, dopo l’ultima intensa domenica, scandita dagli appuntamenti della fitta agenda papale. La Messa sull’immensa spianata del Campo Juan Pablo II, l’annuncio di Lisbona, appunto, poi l’incontro con i malati di Aids della Casa Hogar Buen Samaritano e infine il saluto ai volontari nello stadio Rommel Fernandez Juan Diaz. Una giornata in cui non sfugge a Francesco neanche l’orizzonte internazionale. E infatti prega per il Venezuela, per le vittime degli attentati di Jolo nelle Filippine e della Colombia e per i morti della diga in Brasile.

Ma l’evento centrale è senza dubbio la Messa. Se alla Veglia erano in 600mila, adesso il numero si è accresciuto e sono diventati 700mila ad ascoltare le parole del Papa. Il quale ricorda: non siete in sala d’attesa, ma già protagonisti. «Gesù – dice Francesco nell’omelia – vi convoca e vi chiama ad alzarvi in piedi e realizzare il sogno con cui il Signore vi ha sognato». «Non domani ma adesso, perché lì dov’è il vostro tesoro, lì sarà anche il vostro cuore». Un’omelia seguita dai giovani in grande silenzio. E il Papa prosegue mettendoli in guardia dal considerare la vita come una promessa «che vale solo per il futuro e non ha niente a che vedere col vostro presente». «Come se essere giovani – aggiunge – fosse sinonimo di “sala d’attesa” per chi aspetta il turno della propria ora. E nel “frattanto” di quell’ora inventiamo per voi o voi stessi inventate un futuro igienicamente ben impacchettato e senza conseguenze, ben costruito e garantito con tutto “ben assicurato”». Per il Pontefice, però, questa è la «finzione» della gioia. Un «tranquillizzare» e addormentare perché i giovani non facciano rumore e domande. Il Sinodo, invece, ha ribaltato la prospettiva. Uno dei suoi frutti «è stata la ricchezza di poterci incontrare e, soprattutto, ascoltare. La ricchezza dell’ascolto tra generazioni, la ricchezza dello scambio e il valore di riconoscere che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che dobbiamo sforzarci di favorire canali e spazi in cui coinvolgerci nel sognare e costruire il domani già da oggi».

«Non domani ma adesso», dunque. E questo succederà se i giovani si innamoreranno di Cristo. È quell’amore, rimarca il Papa, «che vi fa alzare al mattino e vi sprona nei momenti di stanchezza, che vi spezzerà il cuore e che vi riempirà di meraviglia, gioia e gratitudine». Per Gesù, infatti, «non c’è un “frattanto”, ma un amore di misericordia che vuole penetrare nel cuore e conquistarlo». Perché quell’amore, «non è un “frattanto” nella nostra vita, qualcosa di passeggero: è la nostra vita». Anche la Gmg pertanto, va vissuta in tal modo. E allora il Papa pone la domanda decisiva: «Volete vivere la concretezza del suo amore? Il vostro “sì” – dice concludendo l’omelia – continui ad essere la porta d’ingresso affinché lo Spirito Santo doni una nuova Pentecoste al mondo e alla Chiesa'.

Ma l’intensa giornata di papa Francesco non finisce certo con la Messa. Al termine della quale riceve anche il saluto del presidente del Portogallo, Marcelo Rebelo de Sousa. Densa di commozione è la visita nella Casa Hogar del Buen Samaritano, che ospita i malati di Aids (presenti anche ospiti di altri istituti). Commozione che non prende un ragazzo di 13 anni, vestito da fraticello, il quale canta con voce sicura davanti al Papa sorridente. Quindi le foto ricordo con i doni ricevuti e soprattutto le parole del Pontefice. «Il prossimo è una persona, un volto che incontriamo nel cammino, e dal quale ci lasciamo muovere e commuovere». Al contrario «l’indifferenza ferisce e uccide», mentre l’altro «è un volto che scomoda felicemente la vita perché ci ricorda e ci mette sulla strada di ciò che è veramente importante e ci libera dal banalizzare e rendere superflua la nostra sequela del Signore». Sono le ultime battute del viaggio, insieme all’incontro con i volontari (di cui riferiamo a parte) e alla cerimonia di congedo all’aeroporto. E chissà se sulla via del ritorno, sorvolando Lisbona, Francesco non abbia guardato giù. Il futuro della Gmg è lì. Ma ora bisogna vivere l’«adesso di Dio».
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