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S. Maria della Libera
(5 Decanato)
 S. Maria della Libera  Info  La parrocchia 

La parrocchia

CENNI STORICI
Il complesso conventuale di Santa Maria della Libera, fu costruito nel 1587 ad opera di Annibale Cesareo nel Casale del Vomero e precisamente nel territorio pertinenziale di Antignano in uno dei punti di maggiore quota dal livello del mare e della vista panoramica di incomparabile bellezza.
Il complesso formato dalla Chiesa e dal Convento, era una delle sei strutture dei Padri Domenicani che costruivano la Congregazione riformata della Sanità.
La storia è sintetizzata in seguito con brani stralciati da tre volumi: la “Napoli Sacra” edito da Elio de Rosa, gli “Atti del Congresso Mariano” e “Napoli” della Casa Editrice Electa.
Lasciamo agli scritti che seguono il racconto delle vicissitudini del Complesso, dalla costruzione voluta per volere del Cesareo, all’interruzione dei lavori per dissidi fra il committente e i Padri Domenicani, al successivo completamento dei lavori, alla perdita di possesso degli ambienti conventuali, all’Unità di Italia e ai nuovi decreti, al terremoto del 1930, al successivo restauro del 1935, al sisma del 1980 con il crollo della cupola precedentemente ricostruita e della nuova ristrutturazione avvenuta intorno al 1983 – 84.
In questo paragrafo và ricordato che attualmente, in seguito agli eventi di cui si dirà, il complesso ha sostanzialmente mutato l’impianto originario realizzato in stile barocco.
L’unità compositiva ha perduto il disegno primario sia perché l’”ala” comprende i locali “panoramici” destinati a convento ha perduto la sua destinazione d’uso diventato sede di un Istituto scolastico statale, sia perché là chiesa, con i restauri avvenuti in vari momenti, è stata allungata di circa il doppio della sua dimensione originaria.
Per avere la percezione della differenza di dimensioni, basta paragonare lo stralcio della pianta del Duca di Noja (1765) con l’inquadramento attuale sul territori.
L’allungamento della fabbrica ha prodotto lo spostamento del transetto, dell’altare maggiore e dell’abside in fondo all’unica navata, la creazione di altre cappelle laterali, di una ulteriore cupola e di una piccola abside alle spalle del nuovo altare.
Sono poche le parti architettoniche (sopratutto in marmo) originali barocche rimaste integre e sono ben visibili. Sono recenti i rosoni sui muri laterali e le aperture oblunge poste fra quelle circolari così come la “strana” copertura a forma di cupola tagliata in cemento armato.
Attualmente anche il territorio circostante è mutato drasticamente. Da luogo isolato, lontano dal centro abitato della collina, ricco di verde, è diventato, forse, lo spazio residenziale del Vomero con il più elevato indice di affollamento.
La Chiesa Santa Maria della Libera, che una volta era meta di pellegrini che venivano da lontano, ora è il riferimento religioso parrocchiale di una grande quantità di abitanti della zona.

 (Tratto da “Napoli Sacra” – Elio de Rosa Editore – 1996)
….sorsero più tardi i casali di Antignano e del Vomero e, più prossima a questo, la Chiesa di Santa Maria della Libera al Vomero, edificata per volontà di Annibale Cesareo, segretario del Sacro Regio Consiglio, che ne acquistò il terreno nel 1572. La costruzione della chiesa con l’annesso convento, oggi adibito a scuola statale, ebbe inizio solo nel 1587 a causa degli impedimenti sorti con i bandi di divieto a costruire sulla “montagna di Sant’Elmo”.
Il complesso venne affidato ai Domenicani della Sanità con i quali il nobile napoletano stipulò un in strumento di fondazione che lo impegnava nella costruzione delle fabbriche. Dal canto loro i frati avrebbero dovuto rispettare numerose condizioni tra cui l’erezione di una cappella funeraria dietro l’altare maggiore dopo la sua morte; il mancato rispetto dei termini contrattuali avrebbe comportato la sospensione di ogni finanziamento. E così accadde se nel 1601 Annibale Cesareo edificò un’altra chiesa, intitolata a Santa Maria della Pazienza ove fu sepolto, abbandonando la costruzione della nostra.
Nei primi anni del ‘600 Teodoro Valle del Piperno riferisce che”in questo monastero benché sia anche di fabbrica imperfetta, vi si vede con tutto questo un’ala del plaustro con comodo de officine et un braccio di dormitorio con buonissime camere che riguardano il mare e dall’altra parte la bellissima e fruttifera collina di Posillipo. La Chiesa che non è ancora finita per li presenti ed altri accidenti, dal suo modello si scorge dever essere il suo compimento molto devoto e bello”.
La casa monastica aderirà alla corrente riformatrice post-tridentina dell’ordine domenicano, entrando a far parte della Congregazione Riformata della Sanità. Soppresso una volta nel 1809 con i provvedimenti murattiani, il convento venne restituito ai domenicani nel 1820; con le leggi post-unitarie rientrò nella lista dei monasteri soppressi per poi essere ceduto al Comune, di cui è attualmente proprietà con l’annessa chiesa.
Nel 1866, su ordinanza dell’ Amministrazione del Fondo Culto si ha l’effettivo sgombero dei domenicani dal convento, consentendo solo a tre di essi di restare per ufficiare le sacri funzioni. Allo stato attuale la chiesa si presenta completamente diversa dall’originario impianto, a navata unica, coperta da volta a botte, con cappelle laterali, tre su ogni lato, e piccola abside semicircolare. Le pessime condizioni della struttura, già denunciate dal priore padre Tommaso Amato nel 1863, furono notevolmente aggravate dal terremoto del 1930.
Il Comune ricorse ad un primo consolidamento che dovette servire a ben poco se con il sisma del 1980 la volta di copertura crollò definitivamente.
Concluso nel 1991, il secondo “restauro” ha visto il rifacimento totale della fabbrica ampliata quasi del doppio nel senso della lunghezza e coperta da un tetto piano con la sola eccezione di una cupola ribassata in corrispondenza dell’antica area presbiteriale. Della chiesa barocca restano solo pochi elementi d’arredo inseriti nel nuovo impianto. Più precisamente, visitando la chiesa dal lato sinistro, nel fornice del secondo arco è un dipinto su tela di San Tommaso D’Aquino che riceve il cingolo dagli angeli, del primo Settecento.
Nella cappella dell’originario transetto si conserva l’altare barocco con paliotto ad intarsi marmorei; la composizione architettonica con decorazioni a motivi vegetali in stucco e colonne.
I due capitelli corinzi sormontati da un timpano spezzato, inquadrano la tela della Circoncisione di Gesù, del secondo Seicento.
Nella terza cappella (la seconda del nuovo ampliamento) è una piccola tela che raffigura San Domenico. Nell’area presbiteriale è visibile ciò che resta della originaria della originaria balustra settecentesca in marmi policromi mentre nella nuova abside circolare è stato spostato il bell’altare maggiore della vecchia chiesa anch’esso del ‘700, decorato con intarsi di marmi policromi, e si trova il quadro di Santa Maria della Libera. Proseguento sul lato destro, nel primo e nel terzo dei tre archi ciechi sono collocate rispettivamente le tele seisettecentesche con San Vincenzo Ferrer e San Nicola di Bari. Segue la campata coperta a cupola dove la cappella laterale ripete la composizione architettonica dell’altare a colonne e timpano di quella prospiciente, e, come quella, risulta impoverita dall’assenza delle originarie dorature. In questa riserva si conserva la tavola del Santissimo Rosario con quindici misteri, del ‘5-‘600.
Sotto l’arco seguente è la tela del primo ‘700 raffigurante Il trapasso di San Domenico. In ciascuno dei fornici dei quattro archi che configurano cappelle del primitivo impianto, sono degli ovali su tavola con immagini di Santi Domenicani.
Dal portone posto sulla sinistra della facciata si accede alla Congrega del Santissimo Rosario al Vomero, di architettura ottocentesca, di cui altare maggiore seicentesco risulta modificato nel secolo scorso, forse intorno alla metà di esso, epoca a cui risale il quadro raffigurante la Madonna del Rosario che lo sormonta.

 (Tratto dal volume Napoli – Electa – 1997)
....Santa Maria della Libera – Eretti a partire dal 1587 una volta superato il divieto di edificare sulla montagna di Sant’Elmo, chiesa e convento furono al centro di una lunga vertenza fra i Domenicani dellaSanità, affidati al luogo, e il committente Animale Cesareo che abbandonò poi l’impresa per edificare, nel 1601, la chiesa di Santa Maria della Pazienza che dalui prende il nome di Cesarea. Il complesso rimase incompiuto e fu molto trasformato anche a causa dei terremoti del 1930 e del 1980.
Restaurata nel 1991, l’interno presenta alcuni elementi barocchi tra i quali altari con intarsi marmorei e frammenti dell’antica balaustra. Il convento, ceduto al Comune dopo l’Unità, è oggi una scuola........

 (Tratto da “Atti del Congresso Mariano di Santa Maria della Libera al Vomero”–1985)
....S. Maria della Libera al Vomero era uno dei sei conventi domenicani che costituivano la Congregazione riformata della Sanità. Fondata nel 1587, divenne priorato nel 1601. prima di trattare della sua fondazione sarà opportuno parlare del fondatore: Annibale Cesareo. Di nobile famiglia messinese, Annibale Cesareo nacque a Napoli nel 1530, da Nicola da Lucrezia de Natali. La casa paterna era ad un tiro di schioppo dalla Pietrasanta. Fu, quindi battezzato nella parrocchia di S. Maria Maggiore 1. Di vita austera,frequentava chiese e conventi. Ottimi i suoi rapporti con i Domenicani della Sanità. Fondato nel 1577, questo convento diventò, dal 1583, il centro propulsore della riforma domenicana a Napoli.
Prima del concilio di Trento i protestanti accusavano di dissoluzione morale il clero cattolico. Nella seconda metà del ‘500 la Chiesa si rinnovò nelle sue strutture, sorsero nuovi ordini religiosi animati da vigoroso spirito di riforma. Gesuiti, Teatini, Barnabiti, Somaschi, i Fratelli della Carità (Ospedalieri fondati da S. Giovanni di Dio nel 1537), Oratoriali, Scolopi, Ministri degli Infermi (Camilliani) e Cappuccini miravano non solo a fronteggiare l’eresia luterana più ancora a rinnovare l’immagine della stessa Chiesa. Potremmo chiamarli antemurale Christianitatis, il baluardo della Cristianità.
La corrente riformatrice attaccò pure i Domenicani. Germogliò così il seme gettato, nel sec. XIV, dal Beato Raimondo da Capua.
Fu proprio questa ad introdurre la riforma a Napoli, fondando il convento di S. Caterina a Formello (1498) che nel 1647 divenne Studio generale della provincia…

 dal capitolo II – la fondazione di S. Maria della libera
...Annibale Cesareo ci pensò fin dal 1572, il 24 marzo di quell’anno, infatti, comprò il suolo, ma più di una difficoltà dovette superare prima di edificare chiesa e convento. Uno dei maggiori ostacoli veniva dalle leggi restrittive vigenti in quegli anni di costruire. Fin dal 1569 un bando vietava di costruire ”nella parte della montagna di Sant’Elmo e di San Martino, cioè dalla seconda strada sopra la strada di via Toledo, verso la piedemontina di Sant’Elmo, tirando dalla detta seconda strada verso Porta Reale per tutto il quartiere di Sant’Anna insino alla case dell’Illustre Principe di Stigliano, e di là per tutto il monte verso Sant’Elmo... né tampoco gli edifici cominciati possano continuarli nei luoghi predetti...”
E poiché che costruirono abusivamente, il viceré Duca d’Ossuna, il 13 aprile 1584 spedì una lettera al reggente della Gran Corte della Vicaria ‘perché mandasse sbirri, in giro per la città con l’ordine di segnalare tutte le case edificate abusivamente o in via di costruzione, con l’obbligo di carcerare proprietari e fabbricatori non muniti di regolare licenza edilizia...
...Solo nel 1587 Annibale Cesareo ottenne licenza per costruire il convento e la chiesa di S. Maria della Libera sul Vomero. Proprio in quell’anno tra le grazie chieste al re di Spagna dal Parlamento Napoletano, una interessa licenze edilizie a favore dei Teatini e dei Gesuiti.Quale era in quegli anni la situazione edilizia monastica a Napoli? In una città di oltre 200.000 abitanti c’erano 70 monasteri.
Non meno, interessatile brevi notizie dei primi anni del ‘600 che troviamo al foglio 411 v del citato manoscritto:
Il casale del Vomero dista da Napoli un miglio in circa sopra d’un colle, et riguarda la marina de Chiaia, et gli anni a dietro in quel loco quasio che non sapevano il Pater noster et Ave Maria. Annibale Cesareo secretario del Sacro Consiglio havea in quel casale alcune possessioni.
Per desiderio de beneficiare quel populo nel anno 1587 convenne con li padri della Sanità, et principiò un convento sotto il titolo di S. Maria de libera et assegnò ottomila docati, quattro per la fabbrica et quattro per l’entrate da mantenere dodici frati. Fu fatto priorato nel anno 1601. Non è ancor finita ne la chiesa ne il convento, atteso le principiò assai grandi et il fondatore havea proposti tanti patti in contratti che, non possendosi soddisfare alla sua fastidiosa puntualità, non aiutò a finire la fabbrica, et pose il pensiero ad altro...
...Morì il 24 febbraio  1594, a 65 anni, nel convento della Sanità. NicolòToppi lo definì “soggetto di gran lettere e spirito”.
...L’anno 1587 li IX del mese d’ottobre il Sig. Annibale Cesario, secretario Regio e Sacro Concilio della Città di Napoli, per devozione grande che aveva verso l’ordine dei Predicatori, volle fondare un convento lontano da Napoli da dui miglia in circa, dove per servigio d’Iddio e della sua Santissima Madre stantiassero dodici frati, cioè otto tra sacerdoti e clerici, e otto tra conversi e terzini acciò ivi continuamente pregassero Iddio per ima sua e di suoi progenitori, et a questo fine così santo l’anno e giorno otto stipulò nel convento della Sanità di Napoli un instrumento con alcune sole e conditioni come più a basso si dirà. Per compra poi del sito e spesa a fabbrica per la fondatione sudetta assignò mille scudi et quattro mila jose in compra acciòcon gli frutti di essi si potessero sostentare e mantenere adri di detto luogo. Il Convento che detto signore fondò è quell’istesso oggi si dice S. Maria della Liberadel Vomero, sito nelle pertinentie d’Antignano. Le contitioni e patti che in detto in strumento si contengono sono molte...
...Altre notizie, per questa chiesa, ci vengono da un manoscritto seicentesco pubblicato nel 1883 da Stanislao d’Aloe: S. Maria della Libera è una chiesa molto antica sita sopra la strada de ferri vecchi, edificata dalla famiglia Lanza, Longa et Barbata nobili della piazza di montagna circa l’anno 1300, come si legge nelle croniche di notare Ruggiero Pappansogna, quale in processo di tempo è stata unita coll’hospitale dell’Incurabili, che fù l’anno 1561 con il consenso del Rettore Giov. Antonio della Tolfa, che fù poi vescovo di S. Marco con Breve di papa Pio V.
Questa chiesa era spesso frequentata da fedeli et signanter dalla Regina Giovanna II per causa di una devota immagine di Maria Vergine che stà collocata nell’altare maggiore.
Segue, sempre nel Catalogo pubblicato dal d’Aloe, una brevenotiziale, sulla nostra chiesa vomerese:”S. Maria de Libera è una chiesa sita dietro la montagna di S. Martino in un luoco dove se dice lo Vomero, fondata l’anno 1585 da Annibale Cesareo segr. Del sacro Consiglio con dotarla di buone entrate, da cui fu concessa a frati dell’ordine di S. Domenico, quali hanno eretto un comodo monasterio”.
...Non molto di più ci dice Cesare d’Engenio nel 1624:”Annibale Cesareo Segretario del Regio Consiglio di Napoli nel 1585, in circa edificò la presente chiesa e monastero in honor della Grande Madre d’Iddio, ove spese cinque mila ducaci et altri ne diede per lo vitto de li frati Domenicani che qui stanno”...

 

 dal capitolo III – la soppressione del convento
...Con l’ingresso del dittatore Garibaldi a Napoli (7 settembre 1860) si aprì una fase critica nei rapporti tra Chiesa e Stato. Tanto per cominciare, l’11 settembre il governo dittatoriale emanò i primi decreti anticlericali, sciolse la compagnia di Gesù, ne incamerò i benie dichiarò “beni nazionali”.
Il 21 settembre 1860, manu militari, fu espulso da Napoli e mandato in esilio il cardinale arcivescovo Sisto Riario Sforza. Né la situazione migliorò con la partenza di Garibaldi che, vistasi rifiutare la luogotenenza da Vittorio Emanuele, l’8 settembre 1860 rassegnò la dittatura nelle sue mani e si ritirò a Caprera.
Erano gli anni in cui si agitava la “Questione Romana” e si contestava il potere temporale del Papa. Mentre Pio IX riafferma (18 marzo 1861) l’impossibilità di una riconciliazione tra Chiesa e Stato Italiano, Cavour sosteneva in parlamento la dottrina della non interferenza reciproca. Tuttavia lo Stato interferì nell’ordinamento ecclesiastico imponendo quelle leggi eversive che durante i ministeri Ricasoli, Rattizzi, Farini e Minghetti (per limitarmi all’arco di tempo relativo alla soppressione del nostro convento) acuirono la tensione tra Stato e Chiesa.
L’8 dicembre 1864 Pio IX pubblicò l’enciclica Quanta cura il Sillabo per ribadire l’ostilità della Chiesa nei confronti delle dottrine liberali, comuniste e la sua intransigenza sul problema del potere temporale. Una delle ottanta proposizioni condannava gli errori sulla chiesa e i suoi diritti. La politica anticlericale dei governi succedutisi in quegli anni portò alla soppressione di molti conventi e all’incameramentodei loro beni.
Per quel che interessa Napoli ricorderò che il 31 luglio 1861 fu esiliato per la seconda volta il cardinale Sisto Riario Sforza. Ritornerà in sede il 6 dicembre 1866. Il 5 febbraio 1862 il governo violò la clausura del monastero di Donnaregina e ne cacciò le monache. Contemporaneamente agenti governativi violarono altre clausure portando via titoli, polizze e annotando il patrimonio e delle chiese annesse. Nel novembre 1863 furono trasferite nel monastero dell’Egiziaca a Forcella le canonichesse lateranensi sfrattate dal convento di Gesù e Maria. Con ministeriale dell’8 agosto 1865 fu decretato lo scioglimento del Seminario urbano, ma seguì subito una revoca del decreto.
In questa bufera di leggi eversive, fu colpito pure il convento di S. Maria della Libera al Vomero. Da tre secoli i Domenicani evangelizzavano quella parte del villaggio compreso tra vila Belvedere e Villanova. La chiesa funzionava da succursale della Parrocchia dell’Arenella, i padri domenicani facevano il catechismo ai fanciulli e avevano cura degli infermi e dei moribondi. Nel 1745 Milante poteva scrivere:
“Conventus S. Mariae ad Liberam Villae Vomeris extra moenia Neapolitanae Urbis et in Colle non procul ab Olimpica ora ex parte maris, ad rusticanae gentis culturam ac spiritualem profectutn, nec sine Fratrum comodo ob aeris salubritatem  ac lociamoenitatem, aedificatus et dotatus fuit a Nicolao Vincentio at Hannibale Caseario atque Fratibus Reformatis S. Mariae Sanitatis donatus die XIX octobris Ann. MDLXXXVII ut legitur in in strumento ejsdem dona-tionis, quod in eodem Conventu autographum servatur. Sunt eidemadsignati viaticum et extreman unctionem ministrant, dati propterea in coadjutores parochorum, qui ob loci ab Urbe distantiam eo adcurrere non possunt, in doctrina Christiana parvulos instruunt, aliaque caritatis et religionis munia obeunt gratis.
Soppresso una prima volta nel 1809 e restituito ai Domenicani nel 1820, il convento di S. Maria sella Libera fu incluso nella lista dei monasteri da sopprimere. I Domenicani lasciarono definitivamente il convento ento la fine del 1866.

 

 

 

 

 

 

 

 

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