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 Rassegna Stampa  Rassegna Stampa : da 'Avvenire' del 28 giugno 2011  
Rassegna Stampa : da 'Avvenire' del 28 giugno 2011    versione testuale
Sos da Roma e Milano «capitali» della povertà”.
Sos da Roma e Milano «capitali» della povertà”.
(il 1° Rapporto sulla povertà a Roma e nel Lazio presentato dalla Comunità di Sant’Egidio)
 
 
DA ROMA PAOLA SIMONETTI
 
La sofferenza economica nazionale si rapprende a Roma, capitale di un pae­se che la crisi la sente ancora nelle vi­scere. E non risparmia neppure Milano.
 
Come in gran parte delle grandi metropoli, nella Città Eterna si coagulano con dram­matica violenza le ripercussioni della reces­sione, a cui le politiche centrali «non hanno ancora saputo fornire rispo­ste ». Ne sono convinti i pro­motori del I° Rapporto sulla povertà a Roma e nel Lazio, presentato ieri dalla Comu­nità di Sant’Egidio; un pri­mo studio «necessario per i­niziare un monitoraggio non superficiale su un tema - precisa Mario Marazziti, portavoce della Comunità ­, che non trova mai misura­zioni realistiche e definitive, perché in continuo cambia­mento ». Bella da vedere, ma impos­sibile da vivere, Roma è la città dei contrasti, ma anche delle politiche mancate, delle sac­che di disagio che aumentano e si diversifi­cano. Nel complesso non è una città per an­ziani e disabili, che lamentano assenza di servizi e trasporti adeguati, e il peso dei qua­li grava sulle famiglie per carenza di struttu­re sanitarie e assistenza domiciliare. La ca­pitale paga lo scotto, secondo il documen­to, di una mancata programmazione socia­le, urbanistica, occupazionale, su cui grava­no le rigidità di un sistema di walfare nazio­nale «ancora poco calibrato sui problemi del­le persone - ha sottolineato l’economista In­nocenzo Cipolletta, presente all’incontro - e poco flessibile per ciò che riguarda gli am­mortizzatori sociali, tarati sui contratti a tem­po indeterminato». A Roma almeno il 4% della popolazione è in povertà economica assoluta, pari a 100mila individui su una popolazione complessiva di oltre 2,7 milioni di abitanti. La paura del futuro e del presente fa sì che sempre più fa­miglie del Lazio dichiarino di non poter so­stenere spese impreviste di importo pari o superiore ai 750 euro: «erano il 32% nel 2008, sono diventate il 38,8% nel 2009 (33,% la me­dia nazionale)». Ecco così che, spesso, il ri­corso a prestiti e usura si intensifica: l’au­mento complessivo di prestiti richiesti dal­le famiglie alle banche è stato, secondo l’ul­timo rapporto della Banca d’Italia, pari a cir­ca 100 miliardi di euro in più rispetto al 2009, con una crescita percentuale del 20,8%; il La­zio, e in particolare la Capitale, continua ad essere tra le zone d’Italia più esposte all’u­sura. Accanto a questi cittadini, ci sono quel­li (6,6%) che non sono stati in grado di «fare un pasto adeguato almeno ogni due giorni». Altro triste primato per la Capitale, l’emer­genza abitativa, visto che sono seimila le per­sone senza fissa dimora. Roma, inoltre, ha il record per gli sfratti «(1 famiglia su 191), per lo più per morosità, segno evidente di come molti romani non riescano più a far fronte alle spese di affitti saliti in pochi anni del 160% e che rendono la capitale per costo del­le case in affitto, seconda solo a Venezia - sot­tolinea il documento - ; il maggior numero di famiglie in graduatoria per ottenere un al­loggio di edilizia residenziale pubblica: 29 .302; il più alto numero di cittadini in sof­ferenza bancaria (12,2% contro il 2,8% del dato nazionale); l’aumento percentuale più significativo di case pignorate (18,1%); la cre­scita maggiore dello stock abitativo (1,4%, il doppio di Milano) benché detenga il record di case vuote (circa 50mila)».
 
Capitolo occupazione. Nonostante che la di­minuzione dei posti di lavoro nel Lazio sia stata lieve (-0,2%) «il tasso di disoccupazio­ne è superiore non solo alla media italiana ma anche alla media delle regioni centrali.
 
Un’altra indagine, presentata ieri a Milano dalla fondazione Ambrosianeum, traccia il profilo di un capoluogo lombardo in cui so­no circa 135 mila (il 10,3%) i cittadini in con­dizioni di povertà assoluta, «mentre dalle strutture del terzo settore emerge una situa­zione di sovraccarico». Tre le sfide urgenti da affrontare «la disoccupazione, la vulnerabi­lità delle fasce più deboli e il disagio abitati­vo. Ma la speranza di uscire dalla crisi «non è campata per aria. Occorre lavorare per dar­le gambe».
 
 
 
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