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 Rassegna Stampa  Rassegna Stampa : da 'Avvenire' del 30 giugno 2011  
Rassegna Stampa : da 'Avvenire' del 30 giugno 2011    versione testuale
Incassano 231 reti, ma diamo loro il Pallone d’oro.
Incassano 231 reti, ma diamo loro il Pallone d’oro.
(un editoriale del presidente del Centro sportivo italiano Massimo Achini sul senso vero della competizione agonistica)
 
 
di Massimo Achini
 
Propongo di assegnare il Pallone d’oro agli spagnoli. Non ad Iniesta, Xavi e Villa, nemmeno a Messi o ad altri calciatori di Barcellona o Real Madrid. E allora a chi? A chi lo merita più di loro: un gruppo di ragazzini catalani.
 
Campionato terminato all’ultimo posto con 271 reti subite e un solo gol realizzato. Roba da suicidio sportivo? Nemmeno per idea.
 
Sempre presenti in campo. Sempre felici e sorridenti al termine di ogni partita. Le idee talmente chiare da lasciare a bocca aperta: «Non ci importa di non segnare . Ci divertiamo lo stesso. Impareremo a fare gol quando diventeremo più grandi». Il tutto è documentato in un cortometraggio del regista El Cangrejo che in questi giorni gira su internet. Se guardate quelle immagini la proposta viene spontanea. Diamo a loro il Pallone d’oro. E diamoglielo sul serio e non per scherzo o per provocazione.
 
Diamoglielo pure ex equo, senza così toglierlo al grande campione che sarà votato - come sempre - dalla giuria dei giornalisti. Avete idea di che cosa accadrebbe? Questi “ragazzi“ diventerebbero famosi in tutta Europa. Si parlerebbe di loro e del fatto che sono “uno spot in carne ed ossa” di quanto “vincere o perdere” sia meno importante di quello che si pensa. La motivazione ufficiale per l’assegnazione del pallone d’oro potrebbe essere la seguente: “Nemmeno 271 gol incassati riescono a battere il divertimento e la voglia di giocare”. Che lezione di vita verrebbe fuori per tutti. Nessuno escluso. Penso ad esempio ai genitori. Certo che tutti sognano che il proprio figlio possa diventare un campione, ma a quasi tutti dovrebbe bastare una partita (al massimo due) per capire che il loro bimbo non diventerà mai un star dello sport e che quello che conta è lasciarlo libero di divertirsi. Ieri abbiamo preso carta e penna ed abbiamo scritto alla Fifa per ufficializzare la nostra proposta di assegnazione del pallone d’oro. Ci diranno che non è possibile. Bugie! È possibile eccome! Semplicemente ci vuole coraggio per lanciare a tutto il mondo del calcio e dello sport un segnale così forte, nitido e chiaro. Mi sembra già di sentirle alcune frasi… «Al di là della provocazione, figurarsi se è pensabile che il maggior riconoscimento del calcio contemporaneo vada ad un gruppo di bambini. Sarebbe ridicolo». Niente di più falso. «Se non ritornerete come bambini non entrerete nel Regno dei cieli»: il messaggio del Vangelo è di una nitidezza disarmante. I bambini non sono solo quelli a cui insegnare tutto. Sono anche quelli da cui imparare le cose più importanti.
 
Oggi tutti concordano sul fatto che servono “segni” capaci di essere “buone notizie” nel mondo del calcio e dello sport. Poi però, quando si tratta di andare sul concreto, tanti finiscono per fare un passo indietro e per avere sempre una scusa buona per dire che «non è possibile». Come la chiamate voi la testimonianza di un gruppetto di bambini che non si fanno “ammazzare” nemmeno da 271 gol subiti e che vanno in campo più felici di prima? Non è forse un segno che mostra come vorremmo che fosse lo sport di oggi e di domani? E allora via, Pallone d’oro strameritato! Altro che storie!
 
 
 
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