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 Rassegna Stampa  Rassegna Stampa : da 'Nuova Stagione' del 19 giugno 2011  
Rassegna Stampa : da 'Nuova Stagione' del 19 giugno 2011    versione testuale
Combattere l’intolleranza.
Combattere l’intolleranza.
(alla vigilia di Pentecoste l’incontro del Papa con i Rom promosso dalla Fondazione Migrantes e dalla Comunità di Sant’Egidio)
 
 
(dvdl) Alla vigilia della Pentecoste il
 
Papa raduna a Roma una numerosa rappresentanza
di zingari europei appartenenti
alle etnie Rom, Sinti, Manuches, Kalé ed
altre. Ad organizzare l’incontro è il
Pontificio Consiglio della Pastorale per i
Migranti e gli Itineranti, in collaborazione
con la Fondazione Migrantes e la Comunità
di Sant’Egidio. L’occasione del pellegrinaggio
è il 75° del martirio nella guerra civile
spagnola del beato Zeferino Giménez Malla
(1861-1936), gitano spagnolo, Terziario
Francescano. Ne parliamo con mons.
Giancarlo Perego, direttore della
Fondazione Migrantes.
Qual è la situazione dei Rom in
Italia?
Il 70 per cento dei 170 mila Rom residenti
nel nostro Paese è formato da italiani, l’altro
30 per cento proviene principalmente
dall’Est; oltre la metà è costituita invece da
minori di 17 anni e circa il 30 per cento del
totale lavora nei campi. Il 60 per cento è formato
da cattolici, un altro 10 per cento da
cristiani, oltre poi alle comunità islamiche.
In Europa costituirebbero per numero il
28° paese, tanto per intenderci.
Qual è il principale problema per l’integrazione
di queste etnie?
Benedetto XVI sottolinea nella Caritas
in Veritate la relazione con l’altro. Il problema
di quando l’altro non viene riconosciuto
come un essere umano. E molte volte
quello che lava i vetri o vive nei campi non
viene identificato come una persona con la
sua dignità umana.
In teoria siamo tutti d’accordo nel combattere
l’intolleranza, ma forse quando si
vede un Rom che elemosina o lava i vetri
scatta l’insofferenza...
Si sa che questo elemento è anche tradizionale
all’interno degli aspetti culturali di
alcune comunità di origine europea arrivate
in Italia negli anni '70. Non è un aspetto
criminoso né proibito dalla legge. Semmai
le persone che chiedono l'elemosina devono
essere accompagnate nei percorsi diversi di
integrazione. Abbiamo per esempio un
gruppo di 150 donne che per dieci anni avevano
elemosinato ed è stata offerta loro la
possibilità di aprire una lavanderia. Oggi
lavorano lì e sono contente di non dover elemosinare
e di riuscire a mantenere le loro
famiglie attraverso il lavoro.
Non trovano lavoro o è semplicemente
un pretesto?
Le statistiche ci dicono che le categorie
di persone che oggi fanno più fatica a trovare
lavoro per motivi di discriminazione sono
i Rom e gli africani. Le persone che sono
di pelle diversa. E questo è un dato di fatto.
Per questo motivo anche che nel programma
decennale dell’Unione Europea ci sono
diversi progetti destinati
ai giovani
di questi popoli.
Funziona, invece,
quando si
offre loro una
possibilità?
Dipende dal
contesto, se italiano
o europeo. In
Svizzera per esempio
sono una categoria
di persone
presenti in tutte le
catene alberghiere,
come portieri, nei lavori faticosi. In Italia ci
sono 30 mila Rom che vivono del riciclo degli
scarti, che lavorano o si appoggiano in
cooperative, o nella differenziata porta a
porta, che in Italia è importante. In Italia
però mancano leggi, per esempio sui musici
di strada, per quelli che fanno spettacoli
viaggianti e portano divertimento.
Che tipo di legislazione intende?
Occorrerebbe riprendere la legge sulle
minoranze in Italia e inserire anche questa
minoranza di 170 mila persone, alcune presenti
in Italia dal 1500. Un riconoscimento
che porterebbe con sé anche la cittadinanza
italiana. E porterebbe con sé anche la tutela
dei minori, che sono la metà del popolo
Rom in Italia.Un secondo aspetto è quello
di creare percorsi lavorativi per esempio nel
settore del recupero di materiali e della differenziata.
Un altro è quello di puntare sui
bambini e dare loro la possibilità di frequentare
la scuola per assicurare loro un futuro.
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