Mercoledì 16 Ottobre 2019
versione accessibile  |  mappa del sito  |   contatti
newsletter
 Rassegna Stampa  Rassegna Stampa : da 'Avvenire' del 3 luglio 2011  
Rassegna Stampa : da 'Avvenire' del 3 luglio 2011    versione testuale
La gioia dei ragazzi: Ancona inizia da qui.
La gioia dei ragazzi: Ancona inizia da qui.
(il prossimo Congresso eucaristico nelle parole di Don Dino Pirri, assistente ecclesiastico nazionale ragazzi di Azione cattolica)
 
DI FABRIZIO FREDDI
 
Il Congresso eucaristico nazionale, in programma ad Ancora sul tema «Signore, da chi andremo? L’Eucaristia per la vita quotidiana», che culminerà con la Messa conclusiva dell’11 settembre presieduta dal Papa, è per la Chiesa italiana un’occasione preziosa di crescita spirituale e di risveglio della fede, strettamente connessi alla quotidianità del vivere umano, di cui l’Eucaristia è sostegno e nutrimento.
 
Tutte le associazioni e i movimenti ecclesiali sono chiamati a collaborare affinché soprattutto le nuove generazioni possano vivere un’esperienza forte alla luce del Vangelo. Proprio ai bambini della prima Comunione e ai ragazzi dagli 8 ai 12 anni il Congresso riserva un appuntamento nella giornata di apertura, domenica 4 settembre: nel primo pomeriggio si ritroveranno nelle principali piazze di Ancona per testimoniare la giovinezza della Chiesa di cui sono parte attiva. La preparazione della giornata è affidata ad un «team» di responsabili di varie associazioni (tra cui Azione cattolica, Agesci, Centro sportivo italiano), coordinato da don Dino Pirri, assistente ecclesiastico nazionale dell’Azione cattolica dei ragazzi.
 
Don Pirri, a che punto è la preparazione di questo incontro rivolto ai più piccoli?
 
Certamente a buon punto. Dopo il coinvolgimento di alcune associazioni, particolarmente attente alla formazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi, si è costituita una commissione di lavoro, che ha elaborato alcuni contenuti e successivamente si sta occupando dell’organizzazione dell’evento, che mira innanzitutto alla partecipazione attiva dei più piccoli, protagonisti anche della vita delle nostre comunità cristiane. Mi permetto di sottolineare la disponibilità di alcune associazioni, tra cui l’Ac, l’Agesci e il Csi, a mettersi in gioco e il clima bello di fraternità e di comunione. Quindi, per tornare alla domanda «a che punto siamo?», dico che aspettiamo che le parrocchie e le diverse realtà ecclesiali favoriscano la partecipazione dei loro ragazzi.
 
Quali obiettivi si pone la Chiesa attraverso questo momento di festa all’interno del Congresso?
 
Credo che sia importante sottolineare che i bambini e i ragazzi nelle nostre comunità cristiane, insieme con le loro famiglie, possano essere protagonisti e, a loro misura, veri apostoli di gioia e testimoni della semplicità evangelica. A volte li consideriamo solo come «scatole da riempire» per il futuro: invece vorremmo che la partecipazione all’Eucaristia inaugurale del Congresso eucaristico rendesse visibile agli occhi di tutti il loro essere «misura del Regno», non solo speranza per il futuro ma anche bellezza e dono in questo tempo presente. Con la loro gioia, con la loro fede, con la loro preghiera, con la loro idea di Chiesa e del mondo. Per questo essi vivranno nel gioco un percorso attraverso i cinque ambiti di vita attorno a cui è strutturata la settimana del Congresso.
 
Quali sono, secondo lei, le aspettative dei ragazzi stessi e degli educatori che li accompagneranno?
 
Innanzitutto, sia i ragazzi sia gli educatori verranno per vivere una giornata di festa.
 
Non credo che ci si debba aspettare molto di più nelle poche ore di quella giornata.
 
Una festa caratterizzata però da alcuni punti di riferimento: la presenza di Gesù nella Parola, nell’Eucaristia e nella fraternità; la presenza di tanti amici con cui condividere esperienze e pensieri; la presenza della Chiesa intera, con i vescovi, i presbiteri e i diaconi, le parrocchie, le associazioni e i movimenti, le famiglie.
 
Che cosa vorrebbe che portassero a casa i ragazzi dopo questo incontro?
 
Ci piacerebbe che i ragazzi possano tornare alla vita di tutti i giorni convinti che l’Eucaristia ci svela l’amore vero, che l’Eucaristia riguarda la vita e che l’Eucaristia rende la vita, in tutti i suoi ambiti e dimensioni, una festa bella. Credo che sia anche il desiderio di coloro che stanno lavorando alla realizzazione di tutti gli altri momenti che potremo vivere ad Ancona.
 
Che cosa fare per non interrompere il cammino di fede dei ragazzi che oggi, terminato il percorso catechistico, spesso abbandonano l’Eucaristia domenicale e le comunità parrocchiali?
 
Non so trovare soluzioni «facili» a una questione così importante. Provo a esprimere solo due pensieri a riguardo.
 
Innanzitutto l’impegno della intera comunità cristiana a proporre itinerari attraenti e significativi, nello sforzo di intercettare le persone che ne fanno parte, la loro realtà, i loro desideri, le domande autentiche. E poi la convinzione che l’Eucaristia e la fede hanno a che fare con la vita, con la ricerca di felicità e il desiderio di libertà di ciascuno. Credo che questo dipenda molto da come celebriamo la domenica, dalla testimonianza di fede che noi per primi offriamo nelle celebrazioni, nell’immediata trasparenza tra ciò che celebriamo nelle chiese e quello che viviamo nelle case e nelle piazze. Credo che nessuno sappia resistere, in definitiva, a una cosa bella e vera. Nessuno rimarrà indifferente alla proposta di una felicità possibile e di una «speranza affidabile».
 
 
stampa questa pagina invia ad un amico