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 Rassegna Stampa  Rassegna Stampa : da 'Avvenire' del 7 luglio 2011  
Rassegna Stampa : da 'Avvenire' del 7 luglio 2011    versione testuale
Vittadini: troppi tagli orizzontali. Adesso serve un vero welfare sussidiario.
Vittadini: troppi tagli orizzontali. Adesso serve un vero welfare sussidiario.
(per il presidente della Fondazione per la Sussidiarietà Giorgio Vittadini la manovra finanziaria deve saper tutelare gli enti locali virtuosi)
 
DI PAOLO VIANA
 
 
«Troppi tagli orizzontali in questa manovra». Luce e buio entrano decisi nell’analisi, anzi diciamo che vi irrompono come nel Caravaggio ap­peso a questo muro. «Quando tagli lo Stato centrale devi allargare gli spazi del terzo set­tore »: qui invece è la dialettica che si fa sin­tesi, come avveniva tra Peppone e don Ca­millo, altro poster che gli è caro (quasi) quan­to quello del Gius. Il fondatore di Comunio­ne e Liberazione campeggia sul muro, di fron­te alla scrivania di Giorgio Vittadini, nello stu­dio del presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, al Carrobbio, pieno centro di Milano.
 
Sono ore di fuoco per la manovra. A caldo: promossa o bocciata?
 
Il rigore di Tremonti era necessario per salvare il Paese dalla deriva greca. Non posso però condividere i tagli orizzontali che penalizza­no gli enti locali virtuosi per trattarli alla stre­gua di quelli che per decenni hanno gover­nato a debito; non ci si può fermare sulla so­glia dei costi della politica, non ci sono enti 'intoccabili', come le Provincie o enti tenu­ti in vita solo per finanziare posti di lavoro.
 
Esiste ancora un blocco sociale statalista?
 
Come no? Ha ragione Tremonti: tagli seletti­vi sono impossibili con questa classe politi­ca. Destra e sinistra sono partiti arlecchino dove trovano spazio i difensori del sindaca­lismo massimalista, delle caste degli intoc­cabili, delle imprese che si alimentano alla greppia della spesa pubblica, e anche chi vuo­le escludere dalla scuola negli anni a venire i giovani insegnanti con criteri estranei al me­rito. Mentre molti elettori temono 'a pre­scindere' i tagli, pensando che allo snelli­mento dello Stato centrale non segua la co­struzione di un nuovo welfare.
 
Ieri è scoppiato il caso dell’assistenza. Il go­verno si sta impegnando seriamente?
 
Non abbastanza, anche se la delega assi­stenziale, come certi spunti delle deleghe sul federalismo fiscale, contengono in nuce il nuovo Stato sociale sussidiario caro alla dot­trina sociale della Chiesa perché mette al cen­tro il valore della persona. Secondo il princi­pio di sussidiarietà, le realtà sociali note co­me Terzo settore devono accrescere il pro­prio contributo. Questa è una strada obbligata per ogni governo che voglia il bene comune.
 
Concretamente, quali misure dovranno es­sere
 
attuate nei prossimi anni?
 
Quelle misure, come il 5 per mille, la dote, i voucher e una detassazione 'nel merito' cioè non indiscriminata, che permettono di fi­nanziare le scelte del cittadino, che così può scegliere i servizi in base alle proprie esigen­ze.
 
Questo andrebbe contro l’uso inefficien­te e non equo delle ri­sorse pubbliche, oltre a rispondere ad esigen­ze che diventano più complesse, come quel­le sanitarie per via del­l’innalzamento dell’a­spettativa di vita.
 
In Italia, chi la pensa come Vittadini?
 
Ad esempio nel gover­no, Sacconi, nel sinda­cato Bonanni, tra i go­vernatori Formigoni, ma non solo. In Parla­mento, tutto l’Inter­gruppo per la sussidia­rietà, che è trasversale.
 
Bisogna aprire un di­scorso serio sul nuovo welfare, che potrebbe essere il terreno d’in­contro dei riformisti di destra e sinistra, oggi zittiti dagli estremisti, quelli della politica urlata, dei talk show, an­che di chi ha trasformato l’elezione del sin­daco di Milano in un test di anticomunismo stile guerra fredda.
 
Come dire Berlusconi. Quindi il professor Vittadini voterà Formigoni alle primarie del PdL?
 
Quella di Formigoni è un’aspirazione perso­nale, pur legittima. Per noi «le forze che cam­biano la storia sono quelle che cambiano il cuore dell’uomo», come disse don Giussani: per cambiare le cose non basta cambiare lea­der. L’alternativa all’estremismo e a un bipo­larismo ideologico che ci sta soggiogando, è la vita di tanti 'io' che fanno esperienza di u­na corrispondenza tra i loro desideri e la realtà e perciò costrui­scono opere che ri­spondono ai bisogni sociali, nel solco di so­lidarietà e sussidia­rietà. 'Più società, me­no stato' come disse ancora Giussani: la po­litica è solo uno stru­mento che aiuta o o­stacola questa creati­vità sociale ed econo­mica.
 
Si direbbe un pro­gramma bell’e pronto per i 'riformisti di de­stra e di sinistra'. Ma a furia di esplorare i riformismi altrui non si corre il rischio di tro­varsi con compagni di strada imbarazzanti?
 
Nessun imbarazzo a lavorare con chi ha il co­raggio di difendere politiche riformiste che pongano l’uomo al centro. Questo è un tem­po di condivisioni necessarie con tutti colo­ro che partendo da diverse posizioni cultu­rali e politiche si battono per la sussidiarietà.
 
 
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