Mercoledì 16 Ottobre 2019
versione accessibile  |  mappa del sito  |   contatti
newsletter
 Rassegna Stampa  Rassegna Stampa : da 'Avvenire' del 7 luglio 2011  
Rassegna Stampa : da 'Avvenire' del 7 luglio 2011    versione testuale
Agenda bioetica, fuori le carte
Agenda bioetica, fuori le carte!
(l’ultima parte di questa legislatura dovrebbe promuovere un vero impegno per la vita: l’intervento di Carlo Casini presidente del Movimento per la vita)
 
DI CARLO CASINI
Per chi crede che al centro della politica debba essere collocato l’uomo con la sua sempre u­guale dignità e con tutti i suoi bisogni, in primo luogo quello di essere pro­tetto nella sua stessa vita, questa legi­slatura sembrava aprirsi nel 2008 sot­to il segno della speranza.
La legge 40 aveva dimostrato la pos­sibilità di una «maggioranza trasver­sale » sui valori «non negoziabili»; il «Family Day» aveva bloccato il tenta­tivo di ridurre il matrimonio ad una qualsiasi convivenza; nella campagna elettorale Berlusconi aveva assicura­to, scrivendomi personalmente, la sua adesione alla «moratoria sull’aborto» proposta da Ferrara; l’Udc si era ri­presentata come partito caratterizza­to dal fedele riferimento alla dottrina sociale della Chiesa. Lo scatto di e­nergia del Governo con l’approvazio­ne, il 6 gennaio 2009, del decreto leg­ge che avrebbe potuto evitare in ex­tremis la morte di Eluana, sembrò confermare la speranza di una possi­bile «legislatura per la vita». Poi però sono cominciate le decomposizioni della maggioranza, la progressiva per­dita di immagine nel cosiddetto «mondo cattolico» di Berlusconi a causa della sua vita privata, il preva­lere nell’Udc di una tattica dell’im­mediato invece di una grande strate­gia del futuro, un prevalere di cui l’ap­poggio dato alla Bresso in Piemonte nelle elezioni regionali del 2010 è sta­to avvertito da molti come una evi­dente manifestazione.
 
Non si può certo ignorare l’incalzare di eventi che hanno distratto i politi­ci dalle tematiche bioetiche: il terre­moto dell’Aquila, il problema dei ri­fiuti urbani a Napoli, gli interventi mi­litari in Africa e in Asia, gli improvvisi incontrollabili flussi immigratori, la grande crisi economica globale.
 
Con il trascorrere del tempo e con la sempre più incombente prospettiva di elezioni anticipate la speranza di u­na «legislatura per la vita» è andata il­languidendosi. L’«agenda bioetica», annunciata dal ministro Sacconi alla metà del 2010, sembrava un sussulto promettente e il Mpv ha cercato di da­re concretezza alla genericità dell’an­nuncio formulando tre precisi obiet­tivi, tutti senza spese: la riforma del­l’articolo 1 del codice civile., la legge sul fine vita, la riforma dei consultori familiari.
 
Ora il ministro Alfano, all’atto della sua investitura come segretario del Pdl, ha promesso di ricostruire una forza po­litica nuova come emanazione italia­na del Ppe, fondata sui valori della vi­ta, della famiglia, della libertà di edu­cazione, della solidarietà. Giudico buona l’idea, che, del resto, io stesso avevo caldeggiato fin dal 1999, nel mo­mento del più intenso frastagliamen­to della Dc. Certo però oggi il Ppe non è più quello di un tempo. In primo luo­go ci sarebbe da bonificarlo, inquina­to, com’è, da consistenti porzioni di cultura radicaleggiante. In questo la componente italiana potrebbe gioca­re un ruolo di primo piano. Il sogno è affascinante, ma il timore concreto è che le parole di Alfano (dette, penso, con personale convinzione) restino parole, cioè strumento di propagan­da e non fatti. Non è irragionevole questa valutazione espressa da Pier Ferdinando Casini; ma lui stesso do­vrebbe uscire dal recinto delle parole. Per un partito di ispirazione cristiana non basta dire «staremo a vedere». Si getti esso stesso, con tutta la sua for­za politica, oggi ingigantita dal cor­teggiamento della destra e della sini­stra, nel varco aperto. L’Udc ha già pre­sentato proposte di legge per realiz­zare i tre obiettivi indicati dal Mpv. Se essi però restano nei cassetti sono, an­cora una volta, parole ingannatrici. Ci vuol poco a scrivere un bel progetto di legge. Il problema è muoverlo politi­camente: nelle alleanze, nei dibattiti televisivi, negli interventi di comuni­cazione sociale, nelle iniziative, nella programmazione di seminari e dibat­titi.
 
Abbiamo visto poco in questa di­rezione. A maggior ragione queste considerazioni valgono per chi ha di­mostrato di poter realizzare con la sua sola maggioranza parlamentare an­che i progetti più contrastati dalle op­posizioni.
 
La stampa ha sottolineato la parola «lascito» usata da Berlusconi per in­dicare la trasformazione del Pdl in se­zione del Ppe quale risultato nobile della sua attività politica. Quanto più storico lascito, riscatto di errori e col­pe, sarebbe consacrare l’ultima parte della legislatura ad un vero impegno per la vita, a cominciare dalla procla­mazione dell’eguaglianza in dignità e diritti di ogni essere umano, conside­rato soggetto fin dal concepimento. È la riforma dell’articolo 1 del Codice ci­vile e sarebbe qualcosa di paragona­bile all’abolizione della schiavitù e al­la proclamazione della eguaglianza tra bianchi e neri, uomini e donne.
 
La verità delle parole dette potrebbe intanto essere dimostrata, nella linea di questo grande progetto, subito, ap­provando definitivamente la legge sul fine vita. Mentre scrivo è ripresa la di­scussione in aula per questa legge. Si è fatto però passare troppo tempo tra l’approvazione del Senato e questo momento. Il testo del Senato non è molto diverso nella sostanza da quel­lo uscito dalla Commissione della Ca­mera; ma le modifiche apportate da quest’ultima implicano un ritorno al Senato con un gravissimo rischio d’in­sabbiamento, che, dato l’approssi­marsi della fine della legislatura, com­porterebbe l’annullamento di tutto il lavoro compiuto. Per questo sarebbe quanto mai opportuno tornare al te­sto approvato in prima lettura in mo­do da riscattare subito la tristezza del­la vicenda di Eluana. Se questo non è possibile si dimostri comunque la ve­rità delle parole imprimendo all’iter legislativo un ritmo rapidissimo e con­clusivo.
 
Berlusconi dimostri la stessa deter­minazione ed energia che ebbe quando al mattino del 6 febbraio 2009 fece approvare il decreto per la vita di Eluana. E si iscrivano operati­vamente nell’agenda bioetica gli al­tri punti sopra segnalati. Per rag­giungere tale obiettivo l’Udc utilizzi tutto il suo peso politico. È giunta l’o­ra di vedere le carte.
 
 
stampa questa pagina invia ad un amico