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S. Eligio Maggiore
(1° Decanato )
 S. Eligio Maggiore  Info  La parrocchia 

La parrocchia

La Parrocchia di S. Eligio Maggiore ha la sua sede nella Chiesa di Sant’Eligio al Mercato. Della parrocchia fa parte anche la Chiesa di S. Giovanni a mare.

Storia ed architettura della Chiesa di S. Eligio.
La chiesa è collegata al vicino edificio dell’Arco, mediante un cavalcavia. Essa rappresenta il più antico modello di “architettura gotico-provenzale” fatto erigere dai francesi a Napoli nel 1270 circa per volere di Carlo I d’Angiò.
Il portale di accesso, a cuspide, è a sesto acuto, intagliato in piperno, con stipiti costituiti da colonnine a fascio. Nell’interno ci sono quattro navate (le prime tre con archi a sesto acuto, la quarta con archi rinascimentali a tutto sesto). La copertura della navata centrale e del transetto è a capriate lignee, mentre quella delle navate laterali e dell’abside è a volte costolonate. In fondo alla navata centrale c’è una cappella rinascimentale attribuita al Malvisto. L’abside poligonale con copertura ad ombrello è poco profonda e presenta a fianco due cappelle rettangolari a duplice crociera costolonata. Sul lato sinistro dell’altare maggiore ci sono due lastre marmoree, opere di un ig noto scultore datate 1341. Nella chiesa di conservano frammenti di affreschi del XIV secolo.

Storia ed architettura della Chiesa di S. Giovanni a mare.
La chiesa di San Giovanni a mare, così denominata perché quando fu costruita il mare ne lambiva quasi le mura, rappresenta l’unico esempio di edilizia religiosa a Napoli in età normanna, poiché i difficili rapporti che presto si stabilirono tra i Normanni ed il Papato ridussero sensibilmente in quel periodo l’edilizia sacra; essa, pertanto, risulta essere l’unica testimonianza architettonica di notevole interesse culturale.
Fondata nel XII secolo, utilizzando una preesistente struttura, di cui tuttora rimangono parti visibili, fu annessa all’ospedale di San Giovanni eretto dai cavalieri dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, divenuto poi di Malta, per accogliere coloro che tornavano malati dalla Terrasanta.
Nel 1336, per volontà di frà Domenico Alemagna , fu ampliata e rimaneggiata e, dopo il terremoto del 1456, durante il baliaggio di frà G. Battista Carafa, venne sottoposta a restauro.
Al baliaggio del Carafa si deve anche la costruzione del campanile angioino in tufo con rivestimento in piperno, la cui vista, purtroppo, è impedita dagli edifici circostanti che lo sovrastano.
Soppresso l’Ordine nel decennio francese, l’ospedale fu ridotto a private abitazioni, mentre la chiesa fu data nel 1828 alla Diocesi di Napoli, che la eresse a Parrocchia.
Tra il 1874 ed il 1878 San Giovanni a mare fu nuovamente sottoposta a restauro, che ne alterò l’aspetto, ma del quale non rimane traccia, poiché tra il 1949 ed il 1957, grazie all’intervento del soprintendente Antonino Rusconi, la fabbrica riacquistò la sua originaria impronta medievale.
L’apertura di nuove strade, seguita ai lavori del Risanamento, ridusse notevolmente il Complesso di San Giovanni a mare: la chiesa fu isolata dal contesto e rimase inglobata in nuovi edifici.
Dopo decenni di abbandono che ne avevano accresciuto il degrado, ance per gli effetti del sisma del 1980, c’è stato, a partire dal 1987, un programma di interventi da parte della Soprintendenza per i Beni ambientali e architettonici di Napoli e provincia, finalizzato a salvare il monumento che, restaurato, viene oggi in tutto il suo splendore nuovamente inserito nel panorama culturale cittadino.
Nella chiesa si accede di lato, in corrispondenza della seconda campata destra, attraverso un portale medievale del XII secolo, preceduto da un atrio.
All’interno risulta evidente, nel nucleo centrale, tre navate con archi poggiati su colonne di spoglio con capitelli di diverso disegno, un primo impianto romanico (XI-XII sec.), cui fu aggiunto nel ‘200 un secondo transetto che termina con cappelle a fondo piano di tipo cistercense. Nel pavimento di questo transetto, in corrispondenza della navata centrale, si possono ammirare, ricoperte da lastre di cristallo, le strutture di fondazione dell’abside circolare con cui terminava la fabbrica normanna.
Le tre absidi a crociera con costoloni in tufo si aprono verso il transetto con ogive, anch’esse in tufo, giallo. E’ importante l’arco ribassato, durazzesco-catalano, che inquadra la cappella centrale con l’altare maggiore.
La chiesa, come si è detto, fu ampliata e rimaneggiata nel XIV, e soprattutto nel XV secolo, quando furono aggiunte le cappelle laterali, tra cui quella del Salvatore con ampio arco durazzesco-catalano in piperno e quella dedicata allo Spirito Santo o S. Anna con arco a tutto sesto in piperno sul lato sinistro e, dal lato opposto, quelle dedicate a San Lazzaro, con arco cinquecentesco, e a Santa Barbara con arco a tutto sesto quattrocentesco.
E’ tradizione che dinanzi al Crocifisso, in una della cappelle, avesse pregato Santa Brigida quando venne a Napoli al tempo di Giovanna I (1343-1381), perciò in questa chiesa si celebrava, una volta, con molta solennità la festa di Santa Brigida.
Quasi sicuramente in questo periodo la copertura a capriate lignee fu sostituita con la volta a crociera.
In fondo alla navata centrale dove c’era la porta di accesso, che è murata, si vede la grande lapide sulla tomba di Michele Regio, cavaliere gerosolimitano ed architetto al tempo di Carlo III e Ferdinando IV. A fianco c’è il fonte battesimale con i due bassorilievi dell’Annunziata e di San Gabriele, opera di bottega napoletana del XV sec., un tempo posti sull’ingresso.
La pavimentazione in basaltico bocciardato richiama il battuto medievale di un tempo.
Molte lapidi di cavalieri dell’Ordine sono sparse al suolo e le pareti sono ricche di epigrafi, targhe e stemmi araldici risalenti a vari secoli.

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