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S. Giorgio Maggiore
(1 Decanato )
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Scheda ambientale

STORIA

CHIESA DI SAN GIORGIO MAGGIORE
BASILICA DI SAN SEVERO


La Basilica è il secondo tempio costruito in ordine di tempo dopo quello eretto dall’imperatore Costantino intitolato poi a Santa Restituta.
Eretta a poca distanza dalla cattedrale è parte integrante di Forcella, essa corrisponde all’ultimo tratto del decumano inferiore, l’attuale Spaccanapoli (via Nilo, San Biagio dei Librai, ecc.) fino alla deviazione a forcella, dove si apriva la porta Ercolanese (che ha suggerito lo stemma Y).
Il tempio era orientato nel senso opposto a quello attuale, era a tre navate precedute da un pronao e culminava con la crociera e l’abside a forma semiellittica.
Essa fu la prima parrocchia e la prima chiesa battesimale della città.
La basilica, che fu inizialmente dedicata a Cristo Salvatore, era detta, nel secolo IX, anche di San Giorgio.
Nel 1600 venne affidata ai Padri Pii Operai del Ven. Carlo Carafa. Nel 1640 andò in rovina a causa di un incendio che accelerò la realizzazione di una chiesa tutta nuova disegnata da Cosimo Fanzago.
Il nuovo tempio fu consacrato il 24 ottobre 1885 dall’arcivescovo Sanfelice.
Durante gli ultimi eventi bellici la chiesa fu destinata, con danni incalcolabili alle opere murarie e artistiche, a deposito merci.
All’esterno il frontespizio della nuova chiesa si innalza a due ordini sovrapposti con coppie di pilastri sormontati da capitelli di ordine composito al primo piano e corinzio al secondo. Nel timpano del frontone triangolare si staglia un medaglione con la statua di San Giorgio a cavallo. Sopra il portale d’ingresso, tra due colone di marmo con capitelli corinzi, si apre il medaglione su cui è scolpita in marmo la Vergine seduta con il Bambino (sculture di Nicola Massuti su bozzetti di Raffaele Belliazzi), mutilato nel corso dei bombardamenti dell’ultima guerra.
Nel primo interno si apre il deambulatorio dell’antica abside paleocristiana con tre archi a botte, emergono colonne romane su cui poggiano capitelli corinzi nonché Catini di stile bizantino/siriano contrassegnati dal monogramma cristiano (l’incrocio originario tra lo stile romano e bizantino). Gli affreschi furono rovinati, purtroppo , dall’infiltrazione dell’acqua.
Il Chronicon nel sec. IX vedeva e descriveva ivi rappresentati il Salvatore assiso tra i dodici Apostoli e, più in basso, i quattro profeti maggiori.
Nel secondo interno, in alto, si aprono tre cupole (la mediana più grande è a tamburo ed è alta circa 45 metri); in basso i pilastri sono cimati da capitelli compositi e ornati di rosoni fanzaghiani.
Nella navata di sinistra si incontrano successivamente: la tela che rappresenta la deposizione di Cristo dalla croce con i due ladroni (del pittore romano Francesco Peresi, 1713), l’immagine della Madonna della Potenza su tavola del tardo ‘400, di stile bizantino; indi un trittico del Solimena giovane con al centro scultura del Crocifisso in legno attribuita a Nicola Fumo (1725); le statue in stucco degli apostoli di ignoti autori del XVIII secolo, della scuola di San Martino?.
Nella tribuna quadrangolare troneggia tra due colonne di stile ionico l’altare (disegnato da Camillo Lionti?), che incorpora nel sarcofago in basso l’urna dove sono i resti di San Severo (meglio visibile dalla parte posteriore, attraverso un finestrino). Due statue fanno da capialtare (quella di sinistra è velata e regge un tempio di Francesco Pagano o Angelo Viva, seguaci del Sammartino). All’interno della tribuna due grandi tele raffigurano San Giorgio e San Severo (Alessio D’Olia, 1557), sotto la tela di San Giorgio è stato ritrovato, a seguito di restauri, un affresco di Aniello Falcone, raffigurante San Giorgio che uccide il drago. Sospeso sull’altare si trova un Crocifisso di legno del XII secolo, di autore napoletano e di ispirazione bizantina. Fuori dal presbiterio, a destra, la tela raffigura San Giorgio e San Severo ai piedi della Madonna dei Privilegi e nello sfondo la città di Napoli (di un seguace di G.B. Azzolino). Presso l’ingresso di Via Duomo si nota una Cattedra in pietra che un giorno corredava l’abside paleocristiana ; ed infine nell’ultima cappella un’altra tela del Peresi raffigurante l’Arcangelo San Raffaele con Tobiolo sulla riva del fiume Tigri. Nella sala barocca attigua al cappellone della Madonna della Potenza si stagliano sui muri una tela che raffigura San Nicola di Bari, una tavola con la Vergine che regge in grembo il bambino e ai piedi in ginocchio gli apostoli Paolo e Andrea (del ‘500) e una tela nella quale è raffigurata la Madonna del Rosario (seconda metà del ‘500).
Non deve meravigliare l’asimmetria della facciata esterna in Via Duomo dato che il tempio, noto anche col nome di “La chiesa tagliata”, fu mutilato della navata di destra all’epoca del risanamento della città (in particolare della costruzione di Via Duomo che non esisteva, 1890), all’altezza del nuovo ingresso di Via Duomo sorgeva l’arco delle campane (simile a quello di San Gregorio Armeno) che finiva per poggiarsi sul fabbricato dalla parte opposta. Si voleva demolire anche l’abside paleocristiana, ma la forte opposizione di studiosi religiosi e laici di tutta Italia, ebbe la meglio sulla furia demolitrice. Attivissimo nella battaglia fu l’archeologo canonico Gennaro Aspreno Galante. Il compromesso fu di aprire attraverso l’abside paleocristiana il nuovo ingresso da Piazza Crocelle ai Mannesi (sognato ma mai realizzato da Cosimo Fanzago).
Tanti secoli di storia, arte e leggenda sono racchiusi nelle mura di questo antico tempio, forse poco conosciuto, ma che certamente vale la pena visitare.
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