Homepage  Rassegna stampa  Rassegna Stampa : da ''Avvenire' del 16 Gennaio 2016 
Rassegna Stampa : da ''Avvenire' del 16 Gennaio 2016   versione testuale
«Fiducia vulnerabile» per conciliare storia e profezia
«Fiducia vulnerabile» per conciliare storia e profezia
(l’economista Luigino Bruni: i carismi introducono nella società valori come gratuità e giustizia, ma devono evitare il rischio di ingessarsi in istituzioni che compromettono la spinta degli inizi)
 
LUCA MIELE
Se restituita al suo significato originale, la parola «crisi» non cattura solo uno stato di conflittualità, di scivolamento, di cedimento. Crisi evoca anche il momento della scelta, della decisione, dell’assunzione di responsabilità. Dinanzi a uno scenario che può apparire catastrofico, di rottura, di impotenza, uscire dalla crisi significa, allora, decidere, scegliere, optare per «la distruzione creatrice », secondo l’espressione dell’economista Schumpeter adottata da Luigino Bruni.
Una ricetta che può diventare urgente per le «organizzazioni a movente ideale», vale a dire – come scrive il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio nella prefazione al libro dello stesso Bruni La distruzione creatrice (Città Nuova, pp. 98, euro 12), in cui lo studioso raccoglie gli interventi usciti sul nostro quotidiano – tutte quelle «realtà che potremmo chiamare della “elevazione” e della “donazione” e, dunque, dell’incontro, della condivisione e della cura».
Ma come si configura, quando interviene la crisi in queste realtà chiamate a coniugare – come dice ancora Tarquinio – «vocazioni economiche e carismi religiosi»? E prima ancora, cosa significano, a quale funzione assolvono, cosa attivano all’interno di una società i carismi? Essi, scrive Bruni, «continuano nella storia la funzione dei profeti biblici. Sono doni per il bene comune, che hanno il loro specifico nella capacità di ricordare il valore della gratuità, della giustizia, della verità. Senza i profeti la terra promessa resta solo utopia, le istituzioni diventano strutture per dominare e sfruttare i più deboli, il mondo non sa più ascoltare la voce che parla e lo spirito che soffia».
C’è tuttavia un momento, quasi inevitabile, di conflittualità, di crisi appunto, attraverso il quale è costretto a passare chi traduce il carisma in realtà, chi concretizza la provocazione dello spirito nella storia. È la tensione, ineliminabile, tra carisma e struttura, idealità e istituzione, tra slancio e conservazione. Un conflitto che può tradursi – annota Bruni – in «una grave malattia autoimmune che colpisce molte organizzazioni e comunità, e in modo speciale quelle carismatiche».
La spinta iniziale si attutisce, la creatività originaria inizia a temere, comprimere o a contrastare altre forme di creatività. La dinamica di questa involuzione è analizzata dall’autore con grande precisione: si finisce per confondere «il nucleo immutabile dell’ispirazione originaria con la forma organizzativa e storica che esso ha assunto nelle fasi di fondazione, e non si comprende che la salvezza dell’ispirazione originaria consisterebbe nel cambiare le forme per restare fedeli alla sostanza del nucleo originario. E così tutto finisce per diventare immutabile, restare immutato, sfiorire».
L’antidoto c’è, suggerisce l’autore, e riguarda tanto i singoli che le comunità: è la forza della «fiducia vulnerabile». Solo se si riconosce la propria e altrui vulnerabilità, solo se si apprende pienamente che entrare in relazione con l’altro significa aprirsi alla 'ferita' dell’altro, all’essere toccato dall’irruzione del nuovo, allora si è in grado di custodire e accrescere la forza del carisma. E tradurlo in realtà.
 
stampa pagina segnala pagina