Martedì 17 Settembre 2019
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La santificazione del presbitero   versione testuale
Omelia del Cardinale Sepe alla Messa Crismale

Mercoledì Santo 
S. Messa del Crisma
29 marzo 2018

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          Cari Sacerdoti e Fedeli tutti,
          la celebrazione della Messa Crismale che, come ogni anno, ci vede riuniti, come presbiterio diocesano, attorno a Cristo, è commemorazione della nostra nascita come sacerdoti che rinnovano l’istituzione del sacerdozio di Cristo e dell’Euicaristia come dono dell’amore totale di Cristo nei nostri riguardi: “Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine”.
          Questa ‘rivelazione’ di Gesù ai ‘suoi’ è una chiara autocoscienza del dono di Colui che è venuto a dare la sua vita, manifestando il suo amore supremo in gesti concreti e sollecitando la nostra disponibilità al servizio, come Lui ha fatto. E quello che Gesù ha fatto non è solo un atto salvifico del passato, ma è un memoriale, un annunzio permanente dell’evento decisivo realizzato nella persona del Cristo: “fate questo in memoria di me”.
          Per questo siamo stati ordinati presbiteri, siamo stati consacrati con l’unzione del crisma perché potessimo santificarci e santificare tutti gli uomini e le donne ai quali è diretto il nostro servizio sacerdotale, e per i quali dobbiamo essere esempi viventi e testimoni veraci di rettitudine e di fedeltà alla Chiesa, superando, con la grazia di Dio, ogni nostra umana debolezza.
          Siate santi perché io sono santo; siate santi perché Dio vi ha consacrati con l’olio della santità attraverso lo Spirito Santo che vi ha suggellato e vi ha assimilati a Cristo, il Santo di Dio; siate santi, perché ogni giorno bevete il Sangue di Cristo e mangiate il suo Corpo santo; siate santi perché chiamati a spezzare ai fedeli la Parola santa di Dio e a compiere le opere sante e meravigliose della carità e della misericordia di Dio a favore dei poveri e degli abbandonati.
          Siate santi perché la missione che vi è stata affidata è un dono che scaturisce da chi è Tre volte Santo. Possiamo allora dire che è anzitutto il ministero sacerdotale la via della propria santificazione, nel senso che tutto quello che voi fate, sentite, pensate e dite lo fate come presbiteri, come ministri di Cristo e della Chiesa. Questo comprende una profonda e sincera fede che non prescinde dalla realtà umanizzata della nostra gente: quando celebrate l’Eucaristia e gli altri sacramenti voi siete reimmersi nel mistero pasquale e dunque dimorate “in Cristo”; quando annunziate la Parola, ascoltandola e pregandola, nutrite voi stessi e vi lasciate santificare dalla Parola stessa; quando offrite la misericordia di Dio, voi impegnate la vostra vita di misericordia; quando vi piegate sui corpi malati; quando vi inginocchiate a lavare i piedi dei fratelli, voi vi santificate.
          La santificazione del presbitero è, dunque, azione di Dio che chiama personalmente, ci mette a parte, ci sceglie e ci distingue tra molti ma sempre a favore dei molti; di tutti, senza distinzione o preclusioni. A questa azione di Dio deve corrispondere la nostra obbedienza e responsabilità, coinvolgendo tutto noi stessi, senza limitazioni o sconti o deviazioni o sotterfugi. Il nostro ministero è un abbandono,  è una consegna totale e definitiva a Cristo e alla sua Chiesa.
          È l'esempio che ci ha dato Gesù quando si è abbandonato fiducioso al Padre (cfr Lettera Ebrei 5,7), fino all’offerta sacrificale di se stesso, della propria vita, del proprio corpo: offrite i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio (Rom. 12,1).
          È l’esempio che ci viene da Maria Madre SS. della Chiesa e Regina degli Apostoli, che ci fortifica con la sua protezione materna e ci guida sulla via della santità tracciata dal suo Figlio, Eterno Sacerdote.
                   Dio vi benedica e
                   ‘A Maronna v’accumpagna
 
 
 
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