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Riflessione del Cardinale Sepe   versione testuale
25 agosto 2018
RIFLESSIONE DEL CARDINALE SEPE IN OCCASIONE DELLE ESEQUIE DI IMMA MARRAZZO, LA GIOVANE MAMMA DI TORRE DEL GRECO MORTA TRAGICAMENTE NELLE GOLE DEL POLLINO IN CALABRIA – 24 AGOSTO 2018 - Ancora dolore e lacrime a Torre del Greco, nobile terra dalla lunga e gloriosa storia di mare e di marittimi. Una triste atmosfera di lutto sembra non volersi allontanare dalla città. Mentre è ancora viva la sofferenza nei cuori di tutti per la tragica morte di quattro giovani, motivati e seri, nel crollo del ponte Morandi a Genova, la città è funestata da un nuovo dramma legato alla incredibile fine di una giovane mamma, l’avvocatessa Imma Marrazzo, la cui vita le è stata strappata dalla violenza della natura durante una escursione nelle gole del Pollino in Calabria. Dinanzi alla gravità di questi eventi restiamo attoniti, angosciati e impotenti perché nulla possiamo per lenire il dolore delle famiglie e della popolazione torrese. Si è senza parole, quelle di senso, ma è forte il bisogno di condividere certamente il lutto ma anche l’affollarsi di tanti perché. Pure il Vescovo di questa Diocesi avverte l’urgenza e il dovere di domandarsi perché, dopo Giovanni, Antonio, Matteo e Gerardo, anche la giovane donna Maria Immacolata ha perso la vita, sia pure in circostanze accidentali e luoghi diversi. Queste vittime innocenti, queste giovani vite spezzate e sottratte alle famiglie, agli amici e alla città gridano risposte e giustizia. Non si può morire così, senza colpa e senza giusta ragione. La vita è sacra, è dono di Dio e tutti abbiamo il dovere di rispettarla e farcela rispettare, sempre e in ogni modo. La nostra esistenza e la nostra appartenenza alla famiglia umana conferiscono a ciascuna persona un insieme di diritti irrinunciabili, primo fra tutti il diritto alla vita. Quando non si muore per malattia o per il consumarsi naturale dell’organismo, si muore sempre per violenza, che non è soltanto quella che si accompagna all’uso delle armi, perché è violenza anche quella dei cosiddetti colletti bianchi, quella di chi ha omesso di svolgere compiutamente e diligentemente il suo ruolo. Quale risposta siamo in grado di dare agli stressanti interrogativi delle famiglie dei giovani morti a Genova? Quali parole convincenti possiamo rivolgere ora a Giovanni Sarnataro, il marito di Imma, e ai suoi piccoli figli? Queste riflessioni, le mie come quelle di tanti altri, vanno fatte perché non si abbiano a verificare fatti tragici e mortali che provocano vittime innocenti, sconvolgano le famiglie colpite e la comunità. Non bisogna aspettare eventi luttuosi per affrontare questioni annose o recenti, ignorate o dimenticate, per trovare risorse finanziarie, per realizzare le cose necessarie. La prevenzione è un obbligo, un dovere civico e morale. Preghiamo insieme, pertanto, perché fatti così tragici non abbiano più a verificarsi e perché non ci siano più vittime innocenti per la irresponsabilità altrui. Uniti spiritualmente, preghiamo particolarmente per l’anima benedetta di Maria Immacolata Marrazzo, che ha speso bene la sua giovane vita dedicandosi alla famiglia, alla sua attività professionale, ma anche alla comunità e al sociale, conquistando la stima, il rispetto e l’affetto di tutti. E preghiamo per i suoi cari, per il marito Giovanni e per i suoi figlioletti, perché il Signore dia loro la forza di superare il grande dolore, sostenendoli perché trovino nella fede la bellezza di un amore che continua se vissuto in Cristo Salvatore. Dio vi benedica e ‘A Maronna v’accumpagna!
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