Sabato 20 Ottobre 2018
I decanati    versione testuale

Sappiamo, come emerso anche dal questionario, che oggi la parrocchia si trova ad affrontare pesi e compiti pi grandi di lei. Anche la pi organizzata delle parrocchie, se isolata, incapace di far fronte alla sua natura di mediazione e la sua autosufficienza diventa un limite. Il sacerdote e il laico possono rischiare la solitudine, e questa incomunicabilit potrebbe pesare sulla struttura della intera Chiesa diocesana. Se vero che la parrocchia il luogo preferenziale dove la Chiesa locale incarna il suo divenire storico in un determinato territorio, anche vero che lecclesiologia di comunione investe la necessit di provocare un scambio articolato tra diverse realt parrocchiali, che abbracciano un territorio pi ampio. Inoltre, la popolazione dei fedeli della nostra diocesi tuttaltro che omogenea e tale diversit impone che da un unico sentire pastorale si elaborino progetti diversi destinati ai differenti territori.

chiaro, quindi, che se lazione evangelizzatrice della Chiesa deve arrivare alla differenza dei destinatari, bisogna fare in modo che le parrocchie siano aiutate nella loro missione e che la diocesi viva della vita che dal centro arriva alla periferia e dalla periferia al centro. Uno scambio sinergico che presuppone una comunicazione effettiva e indispensabile.

Le strutture intermedie sono la cinghia di trasmissione dal particolare al generale. Il decano deve, dunque, facilitare tale trasmissione tra strutture, mezzi e persone. Una volta rivisto il territorio del decanato, laddove c bisogno di una ridefinizione, attribuire al decano una ministerialit pi ampia rispetto a quella avuta fino ad ora.

Non solo dovr essere coordinatore del territorio di riferimento ma, essere garante dellattuazione del piano pastorale sul proprio territorio. Naturalmente il decanato dovr essere strutturato in modo da corrispondere a tutte le esigenze del territorio: organizzare la Caritas decanale, il centro di formazione dei laici, un centro amministrativo, ecc.

Un contributo importante a tale lavoro sar dato dalla necessaria informatizzazione delle parrocchie e dei servizi cos che linformazione, la comunicazione tra centro e periferia, ma anche e soprattutto tra decanati e decanati, parrocchie e parrocchie, avverr in tempo reale.

Ora credo che la prima cosa da fare sia nominare i decani che, scelti dai presbiteri e da me accettati, avranno un tempo di formazione al loro ministero e propedeutico al lavoro collegiale. Sar pertanto necessario che il presbiterio scelga il decano che sar in grado di rispondere al nuovo che lo attende e che sia data al Vescovo una terna di nomi ben ponderata per la sua ultima definizione.

Per quanto riguarda la struttura degli altri consigli di partecipazione, questi non devono essere sterile copia luno dellaltro, che non devono fare tutti lo stesso lavoro, ma dovranno servire a rendere pi agevole e partecipato il governo della Chiesa e la sua azione di presenza sul territorio.

Il Consiglio pastorale, per esempio, un organismo programmatico, il collegio dei decani, insieme al consiglio episcopale, un organismo di governo, mentre il consiglio presbiterale, quasi un senato del Vescovo, dovrebbe avere competenze di controllo e di verifica. Tutti i consigli sono consultivi e i loro suggerimenti saranno presi in seria considerazione e valutati correttamente.

Se, dunque, chiaro, che per la successiva definizione dei consigli necessario che si parta dai decanati, allora ovvio che risulta indispensabile in questa prospettiva un ripensamento degli organismi di curia, che dovranno essere da un lato al servizio del territorio e di supporto al governo pastorale del Vescovo per lintera diocesi e, dallaltro, dovranno favorire il dialogo e la comunione con la Chiesa universale.

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