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Parrocchia di S. Carlo Borromeo (Centro Dir.le)
(6° Decanato)
 Parrocchia di S. Carlo Borromeo (Centro Dir.le)  Info  La parrocchia 

La parrocchia

La chiesa di S. Carlo Borromeo è ubicata ai margini settentrionali del Centro Direzionale di Napoli, in prossimità del Palazzo di Giustizia, e si pone come fondale scenografico di Viale Terracini, la strada che incrocia l'asse principale, detto Asse Verde o Viale della Costituzione laddove forma la Piazza Aldo Moro.
Progettata dall’architetto e urbanista Pierluigi Spadolini, fu costruita tra il gennaio e l’ottobre 1990. Il suo più illustre visitatore fu il papa Giovanni Paolo II, che la inaugurò l’11 novembre 1990 e ne benedì le campane, oggi collocate nella cuspide della chiesa. Eretta Quasi Parrocchia nel 1991, poi Parrocchia nel 2001, è stata dedicata il 10 aprile 2005 dal Vescovo Ausiliare di Napoli, Mons. Filippo Iannone. Su proposta dell’allora Arcivescovo di Napoli, Card. Michele Giordano (che ne fece anche ampliare il progetto originario), fu intitolata a San Carlo Borromeo, in onore al nome di battesimo di Giovanni Paolo II.
La chiesa, a pianta pressoché triangolare, ha un’unica aula centrale circondata da un ambulacro su cui si affacciano due cappelle, la sagrestia ed alcune sale. La sua forma viene determinata da due pareti continue, uguali sia all’interno che all’esterno, scandite da una serie di elementi verticali rivestiti da una granella cementizia, ricavata dalle pietre di fiume, che dall’ingresso procedono verso la zona absidale, fino a congiungersi nell’altissima cuspide.
Molte congetture vengono fatte sulla forma dell’edificio: una vela, due mani giunte , le ali di una farfalla. Qualcuno, nelle 72 nerbature ha visto in essa la rappresentazione di un’enorme biblioteca in pietra contenente i libri della Bibbia. In realtà la chiesa rappresenta una scala, i cui gradini sono i grandi lucernari a terrazzamento che danno luce al presbiterio. Nella forte simbologia, in cui va letta tutta l’architettura del Centro Direzionale, va sicuramente inserita anche la chiesa con la sua particolare forma a scala. Dal lato opposto del Centro sorge infatti un’altra opera dello Spadolini, un’enorme sfera di marmo in cui è raffigurato l’Uomo Vitruviano, il disegno in cui Leonardo da Vinci volle rappresentare la forma perfetta del corpo umano. Se questo monumento richiama l’uomo nella sua perfettibilità, la chiesa a forma di scala postagli di fronte, è l’invito alla sua mistica elevazione verso Dio.
Questa singolare forma ha risolto anche uno dei principali problemi architettonici quando si costruisce una chiesa tra i grattacieli: quello che,  per tradizione, dovrebbe essere l’edificio più alto e visibile, spesso risulta apparire minuscolo in confronto delle altre, altissime costruzioni circostanti (si pensi alla cattedrale di S. Patrizio a New York). La sapiente intuizione dello Spadolini permette alla chiesa, con la sua forma slanciata, di ben integrarsi con il contesto.
L’interno della chiesa, grazie alla facciata in ferro e vetro ed ai lucernari, risulta luminosissimo. Gli elementi architettonici verticali, che ritroviamo nell’interno, richiamano vagamente le nerbature delle cattedrali gotiche, conferendo alla chiesa un forte senso di verticalità. Il soffitto è di legno.
All’interno della chiesa sono custodite pregevoli opere in vetro dello scultore Mario Ceroli: l’Altare, l’Ambone, il Battistero, il portacero pasquale, la lampada eucaristica, i candelieri processionali e quelli dell’altare, e soprattutto la grande Deposizione, che campeggia in fondo al presbiterio. Essa comprende una croce alta 12 metri, costituita, come gli altri arredi, da vetri color verde smeraldo, sovrapposti a forma di spirale. Sul braccio sinistro della croce è appoggiata una scala, anch’essa in vetro, su cui si intravedono quattro sagome in plexiglass: il Cristo morto, Giuseppe d’Arimatea, Nicodemo ed un altro personaggio non bene identificato. Dalla croce sono ricavati il tabernacolo (attualmente in disuso) e la sede presidenziale.
Nell’ambulacro a destra dell’altare si apre la Cappella della Parola di Dio, raro esempio, in Italia, di cappelle destinate a quest’uso, mentre nell’ambulacro di sinistra si apre la Cappella del SS. Sacramento, dove quotidianamente gruppi di laici celebrano l’ufficio divino.
Degni di nota sono gli armadi della sagrestia ed i confessionali, realizzati in legno di rovere su disegno dell’architetto Spadolini e le icone: l’Annunciazione, il Natale, la Crocifissione, la Dormitio Mariae, la Mater Misericordiae, le Donne al sepolcro, la Fondazione di una chiesa, san Carlo Borromeo, moderne opere dell’iconografo napoletano Angelo Vaccarella. Alcune di queste icone sono visibili solo in alcuni tempi liturgici.
La presenza delle Icone, mutuate dalla Chiesa Greco-ortodossa, e la particolare attenzione alla Parola, mutuata dalla Chiesa Riformata, sono espressione concreta del dialogo ecumenico post-conciliare.

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