16 nuovi Sacerdoti a Napoli

-le parole del Cardinale Sepe

Ordinazioni Presbiterali  –  CattedraleDomenica del Buon Pastore – 11 Maggio 2014Cara Eccellenza,
Cari sacerdoti e ordinandi,
Cari diaconi, religiosi e religiose 
Cari fratelli e sorelle tutti,
In questa IV Domenica di Pasqua, comunemente denominata del “Buon Pastore”, la Chiesa di Napoli vive un momento particolarmente solenne, emozionante, forse storico, della sua vita perché fra poco ordinerò presbiteri questi 16 giovani diaconi. Ringraziamo tutti insieme la bontà misericordiosa di Dio perché si è degnato di beneficare questa nostra santa chiesa chiamando tanti, numerosi e validi giovani alla sequela di Cristo, Buon Pastore, che ha dato la vita per le sue pecorelle.
Gesù, cari Ordinandi, vi ha chiamati ad entrare attraverso “la porta” che è Lui e, quindi, a offrirvi la via per raggiungere la meta; la verità  per radicare sacramentalmente la vostra esistenza in Dio; la vita da trasmettere al gregge che vi sarà affidato. L’offerta del Signore, quindi, non è quella di un quieto vivere, una staticità, un tranquillo adagiarsi in una sicurezza sociale; non è neanche un invito a vagare senza scopo, a camminare su un terreno vuoto e disperante, come la “pecora senza pastore”. E’ una chiamata ad identificarvi completamente e per sempre a Lui.
Egli vi ha chiamati per nome, personalmente; voi avete riconosciuta la sua voce e siete entrati nel gregge degli eletti, ma non per rimanere chiusi nel recinto, nell’aula ( aulè in greco ), nel cortile interno del tempio.
La porta, che è Cristo, è fatta anche per uscire, come ripete più volte Gesù stesso: “ conduce fuori le sue pecore”, “entrerà e uscirà e troverà pascolo” (v. 9).
Gesù è una porta aperta e vuole che usciamo dall’ambito protettivo delle nostre abitudini; dalle nostre comunità, parrocchie, famiglie, scuole per andare verso gli altri. Senza paure, senza preclusioni. Solo così troveremo “pascolo” : la comunità cristiana, infatti, trova nutrimento all’esterno, certo sotto la guida del Pastore, ma accettando il fecondo scambio con i fratelli di ogni ovile e ogni appartenenza. “ Le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce” (v.4). La sicurezza non viene dai muri chiusi, dalle recinzioni costruite per paura che il ladro le possa scavalcare. La sicurezza viene dalla capacità di ascoltare e riconoscere la voce di Cristo Pastore. Per questo si richiede la preghiera continua, il silenzio interiore, l’unione continua con Cristo.
È necessario, perciò, cari ordinandi, che nel vostro ministero sappiate respingere con vigore e determinazione tutte le voci  di sirene che incantano, voci spesso mascherate da voci amiche, cioè da quei  “ falsi profeti” che cercano di infiltrarsi nella vostra vita senza passare per la porta; buttateli  fuori, perché sono ladri e briganti. Come pastori dovete essere guardiani vigilanti, sapendo di essere responsabili di un gregge che vi viene affidato da Cristo per mezzo della Chiesa.
La grazia sacramentale, che tra poco vi sarà donata per mezzo dello Spirito Santo, vi assimilerà a Cristo sacerdote e si imprimerà indelebilmente in voi per sempre, costringendovi, in qualche modo, a essere santi come Lui è santo per poter svolgere un ministero che sia occasione di santificazione per le anime affidate alle vostre cure pastorali.
“Siate santi”: è questa la consegna che la Chiesa vi dà oggi, tramite il mio Magistero Episcopale: non c’è altra o migliore esortazione che vi possa fare in questo giorno solenne della vostra ordinazione sacerdotale.
“Siate santi” per vivere in pienezza il vostro ministero, che deve attuarsi in ciò che pensate, sentite, e dite come presbyteroi,  come ministri della Chiesa di Cristo. È per questo che il Signore vi ha scelti, vi ha messo da parte, vi ha distinti dai molti, sapendo che il vostro ministero è sempre a favore dei molti, di tutti, mai contro o senza di loro. Questa vostra responsabilità- risposta presbiterale coinvolge tutto il vostro essere, tutte le dimensioni del vostro esistere, fino all’offerta sacrificale di voi stessi, della vostra vita, del vostro corpo : “offrite i vostri corpi come sacrificio vivente, santo, gradito a Dio”( Rm 12,1).
E’ la santità di Cristo che vi santifica ogni giorno, in tutti i momenti apostolici della vostra giornata, aiutandovi a maturare umanamente e spiritualmente.
Per questo, è necessario una “oblatio”, una spoliazione, una rimozione di quelle opacità e di quelle scorie che impediscono all’immagine di Cristo di riflettersi nella vita quotidiana. Rinnovatevi ogni giorno con la preghiera assidua e perseverante. La santità è una questione di amore, di amore totale ed esclusivo per Cristo che è la nostra porzione, il nostro calice, la nostra coppa di amore, la nostra gioia, la nostra vera e unica amicizia e fraternità sacerdotale.
In questa realtà ministeriale, fondata e nutrita solo di amore per Cristo e per le anime, fatta di servizio umile e semplice, non c’è posto per ogni altra forma di servizio vissuto come potere, come carrierismo, come ricerca di onore e dei primi posti o, peggio ancora, come idolatria di prestigio sociale, di ricchezze e di denaro.
Cari ordinandi, siate santi. Il santo non si alza mai al di sopra del gregge affidatogli dal Signore, né si pone fuori o lontano da esso nel rapportarsi con la gente. Sappiate accettare anche la prova, la sofferenza che si vive nel ministero. E’ questa la vera via di santificazione che ci rende veramente somiglianti a Cristo Pastore.
Quanta sofferenza si vive nel ministero! Si soffre anche per la comunità che, a volte, non sa ascoltare o comprendere il pastore. La “ passio apostoli” è una necessità, come ci insegnano le Lettere di S. Paolo : “ mi compiaccio, nella mia debolezza, nelle angosce sofferte per Cristo; infatti, quando sono debole è allora che sono forte.”(2Cor 12,10).
Cari amici,
abbandonatevi a Cristo, la fonte unica che vi disseta nelle fatiche del vostro ministero sacerdotale; le altre fonti sono inquinate e velenose! Siate, come scrive S. Gregorio Magno, come fiume che, attingendo dalla sorgente dell’amore, irriga la terra riarsa della nostra umanità.
Gesù vi ha chiamati per nome. Tra poco, ognuno di voi risponderà personalmente : “Eccomi” e confermerà la sua volontà con le promesse sacerdotali. Tenete la porta del vostro cuore sempre aperta in modo che, quando busserà, lo saprete riconoscere sotto le sembianze dei fratelli, soprattutto dei più poveri e bisognosi del vostro amore e della vostra solidarietà umana e sacerdotale.
Maria SS.ma, la Madre che oggi vi è consegnata come sacerdoti, come a Giovanni sotto la croce, abiti sempre con voi, vi assista e vi protegga in ogni momento del vostro servizio ministeriale e vi insegni la gioia del vostro essere sacerdoti di Cristo.
Dio vi benedica e
“ A Maronna v’accumpagna! ”

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