31 dicembre 2010 – Te Deum

-in allegato le parole del Cardinale Sepe

Cari fratelli e sorelle,
Distinte autorità,
Il passo della lettera di S. Paolo ai Galati, appena ascoltato, è un invito a immergerci spiritualmente nel clima natalizio che stiamo vivendo.
Il Figlio di Dio, che nasce da donna e sotto la legge, nasce nella condizione comune di ogni uomo, si inserisce pienamente nell’umanità per liberarci da ogni schiavitù, riscattarci tutti alla libertà e darci il dono di diventare figli di Dio. Gesù sposa in pieno l’umanità, così come l’umanità è invitata a sposare la divinità e la sua azione liberante.
Come discepoli di Cristo Salvatore riconosciamo questo altissimo dono ed esprimiamo con gioia la nostra gratitudine innalzando al Dio della vita l’inno di ringraziamento.
È quanto intendiamo fare questa sera, al termine di quest’anno appena trascorso.
In realtà, quando si chiude un anno è consuetudine tracciare un bilancio. Si affollano così, alla mente, fatti e avvenimenti positivi o negativi: è un tratto di vita che viene passato in rassegna. Anche questa sera il nostro pensiero, pur rivolto al nuovo anno, indugia sugli eventi che ci hanno riguardato da vicino, a livello individuale, familiare e anche sociale. E viene spontaneo, proprio in questo momento, davanti all’altare che ci vede riuniti, cercare un legame non effimero tra le diverse fasi della nostra vita, la quale non si svolge tra una parentesi e l’altra ma, semmai, attraverso ‹ponti di passaggio› che siamo chiamati a costruire giorno per giorno.

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