“Accogliere chi è misero, abbandonato e scartato”

-le parole del Cardinale Sepe il giorno della Commemorazione dei defunti

Un saluto cordiale a voi fedeli che partecipate a questa Eucaristia. Il Signore della vita ha vinto la morte e si rende presente nella verità del Vangelo e nella sua umanità per diffonderci speranza, darci coraggio e farsi fratello, compagno del nostro pellegrinaggio qui sulla terra.
Un caro saluto a tutti voi, autorità civili e militari e a tutti i rappresentanti del Comune e della Provincia. Insieme rappresentiamo quel popolo di Dio che il Signore ha acquisito come sua assemblea, dove ci fa rivivere il mistero della nostra esistenza e ci fa sentire in comunione con la sorgente, Egli stesso, il Dio della vita, il Dio della storia, da cui nessuno di noi può dirsi escluso.
Celebriamo la “commemorazione” dei fedeli defunti, facciamo cioè memoria perché crediamo che i nostri fratelli che sono in cielo oggi vivono in una dimensione nuova, in una realtà nuova che non è quella fisica e materiale ma una esistenza che si svolge nella stessa vita divina, perché tutto ciò che abbiamo potuto realizzare nella nostra vita, quello che anche oggi facciamo non è senza senso, non è senza significato. Entità profonda che va al di là della nostra esistenza, della nostra memoria e anche della nostra visione così circoscritta e umana. Oggi noi scriviamo la nostra vita riportata nel libro di vita di Dio.
Sentiamo anche tutta la responsabilità di vivere una vera vita degna di quella moralità che Dio vuole per ciascuno di noi, destinati a realizzarci per realizzare un bene che è per tutti.
Ma cosa c’è all’inizio della nostra vita? E cosa ci sarà alla fine? All’inizio della nostra vita c’è il caos, il caso? Alla fine della nostra vita il vuoto, il nulla? No, miei cari fratelli e sorelle, all’inizio e alla fine della nostra vita c’è l’amore, c’è Dio che ci ha dato questo dono! Alla fine della vita non si finisce nel nulla, nel vuoto, nell’indeterminato: vedremo Dio in questo mare di amore infinito, entreremo in comunione con colui che è il principio e la fine di tutte le cose! Ecco perché dobbiamo intendere la nostra vita come un cammino, una via: se veniamo dall’amore di Do, siamo destinati a vivere per l’eternità con Dio-Amore. Non un amore qualsiasi, ma quello che troviamo espresso nel Vangelo: amore per Dio e per il prossimo.
Questo è ciò che determina e sostiene il successo della nostra esistenza, un’esistenza che sa accogliere l’altro, che sa rispettare l’altro, che sa trattare l’altro come fratello e sorella, che sa accogliere chi è misero, abbandonato, scartato.
Il mio nome è cristiano se di fronte al povero lavoro perché riacquisti la sua dignità di uomo e di figlio di Dio.
È un gran momento quello della morte, un appuntamento al quale nessuno può mancare, un tema che difficilmente troviamo all’ordine del giorno dei nostri colloqui: la si allontana e quando si parla del passaggio all’altra vita è come se nascondessimo questo pensiero inquietante in una delle caverne del nostro inconscio ma prima o poi è destinato a riemergere. La morte non la si deve esorcizzare ma inserire in una visione di fede della nostra esistenza, divenendo una luce che illumina. Questo accade perché ci riflettiamo nel dolore di Colui che è stato crocifisso.
Cristo non è finito sulla croce ma, attraverso la sua Resurrezione, ci ha aperto la porta della luce e della vita eterna. Lavoriamo, allora, per realizzare fin d’ora questa amicale fraternità:
Dio fa della nostra esistenza un dono! Il ricordo dei nostri cari in questa celebrazione eucaristica ci fa rivivere quella comunione dei santi in cui crediamo e ci immette già nella vita eterna.
Preghiamo per i nostri fratelli defunti, specialmente per coloro che hanno dato la vita per il bene degli altri. Preghiamo per la nostra Patria, per quanti ci hanno lasciato un esempio di verità, di bontà, di generosità. Questa preghiera ci rafforzerà nei nostri propositi affinché la nostra vita sia una continua trasmissione di bene e di serenità per tutti coloro che fanno parte della nostra esistenza. Solo così il Signore potrà accoglierci nel seno della sua misericordia.

Cardinale Crescenzio Sepe
+ Arcivescovo Metropolita di Napoli
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