“Amare Dio e farlo amare”

Omelia del Cardinale Sepe alla messa crismale

Noi ti lodiamo e ti benediciamo!
          Cari fratelli e sorelle; cari sacerdoti,
   Eleviamo il nostro inno di gratitudine al Signore, sommo ed eterno Sacerdote, che ci ha riuniti attorno al suo Altare per celebrare le meraviglie che ha operato e continua a operare in noi attraverso il sacerdozio donato a tutti i fedeli nel sacramento del Battesimo, e il sacerdozio ministeriale, con cui ha voluto arricchire alcuni di noi, fatti oggetto della sua particolare chiamata per il servizio presbiterale a favore del popolo santo di Dio.
          Iniziamo il solenne Triduo Pasquale della Passione, Morte, Sepoltura e Risurrezione del Signore nostro Gesù il Cristo con la benedizione degli Oli Santi che saranno distribuiti alle parrocchie come segno di unità e comunione con il Vescovo e tra voi: l’Olio dei Catecumeni, segno della forza di Dio, che libera dal male quanti riceveranno il battesimo; l’Olio degli Infermi, segno della misericordia di Dio, che guarisce l’uomo dal male del peccato e lo solleva nell’esperienza della malattia; il Santo Crisma, segno della missione che Dio affida ad ogni battezzato, consacrandolo re, sacerdote e profeta, e rendendolo immagine viva di Gesù il Cristo.
          Queste benedizioni ci aiutano a leggere il cosiddetto “libro della gloria”, che ci presenta il mistero di Cristo che, nella Pasqua, attualizza la sua missione salvifica.
          In realtà, i molteplici temi che caratterizzano questo Giovedì Santo si possono sintetizzare e unificare nell’Eucaristia che Cristo comanda di celebrare sempre, fino alla fine dei tempi, istituendo, a tal fine, il sacerdozio ministeriale e chiedendo di renderla efficace con l’esercizio della carità: “vi ho dato l’esempio”.
          Questo esempio di Cristo di carità incarnata ha costituito, costituisce e costituirà per sempre il fondamento unico e irripetibile costitutivo della identità di ogni discepolo di Cristo e, in particolare, dei presbiteri. Nati, oggi, dalla carità di Cristo, siamo i testimoni privilegiati dell’amore di Cristo presso il popolo di Dio che Cristo e la Chiesa ci hanno affidato per pascerlo, cioè per amarlo e dare la nostra vita.
          La Chiesa si è formata e si è diffusa, fin dall’inizio della sua esistenza, mettendo in pratica il comandamento dell’amore del suo Signore. È la storia splendente scritta, lungo i secoli, da Santi sacerdoti che hanno evangelizzato il mondo attualizzando l’esempio di Gesù nei diversi contesti socio-culturali del loro tempo.
          Come abbiamo fatto anche negli anni passati, anche in questo Giovedì Santo abbiamo scelto una icona di un sacerdote santo per rispecchiarci nella sua testimonianza di vita e rinforzarci nel nostro ministero e renderlo sempre più conforme e simile a quello di Cristo.
          S. Vincenzo de’ Paoli, la cui immagine è esposta sul nostro presbiterio, è nato ed è vissuto in un tempo e in un luogo che sembrano lontani da noi, ma la sua testimonianza di carità continua ad essere vissuta anche oggi dai suoi figli e figlie spirituali e dalla Chiesa universale, che quest’anno celebra il quarto centenario della nascita del carisma vincenziano.
          Dopo diverse esperienze pastorali vissute nella parrocchia di Clichy, alla periferia di Parigi, e come cappellano della famiglia di Filippo Emanuele Gondi, governatore generale delle galere, il Signore lo chiama a vivere la sua missione sacerdotale con la carità per i poveri, come è testimoniato dall’episodio avvenuto in una parrocchia vicina a Lione dove Vincenzo sperimentò e, poi, istituì la “prima carità” a favore delle famiglie povere e bisognose.
          L’incontro provvidenziale con S. Francesco di Sales fece maturare in lui la convinzione, certamente ispirata dallo Spirito Santo, di fondare la Compagnia della Missione, accogliendo sacerdoti che si recavano nelle parrocchie di campagna per tenere la “Missione”, lasciando in ciascuna di esse la “confraternita della Carità”.
          D’altra parte, in quel tempo, anche in Francia si viveva una situazione difficile. C’era bisogno di una riforma del Clero (Concilio di Trento). Vincenzo si preoccupò soprattutto della formazione dei sacerdoti in una prospettiva missionaria; così, ad esempio, fondò il ritiro degli ordinandi, le conferenze del martedì, e si preoccupò dello sviluppo dei seminari. C’era bisogno di sacerdoti santi che conformassero la loro vita e il loro ministero a Cristo sacerdote. “Io sono inviato, diceva il Santo, non solo per amare Dio, ma anche per farlo amare”.
 
          Cari Sacerdoti,
Impariamo dalla vita e dalla dottrina sacerdotale di S. Vincenzo a vivere la nostra carità pastorale con continua conversione del cuore, che deve essere sempre aperto alle esigenze del nostro popolo, soprattutto dei nostri fratelli e sorelle che hanno bisogno di essere saziati, abbeverati, coperti dalla carità di Cristo: Vi ho dato l’esempio; facciamo anche noi quello che ha fatto Cristo.
          Maria SS.ma, Madre dei sacerdoti e Icona dell’amore per il suo Figlio, ci conforti e ci accompagni nel nostro ministero sacerdotale.
                    Dio vi benedica e
‘A Maronna v’accumpagna
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