Apertura dell’Anno della Fede

-l'Omelia del Cardinale Sepe

“Io sono la Porta, la porta della Fede”. Sono le parole che Gesù ci rivolge in questa solenne celebrazione liturgica. Gli fa eco S. Paolo: Chi entra per questa porta e professa col cuore e con la bocca che “Gesù è il Signore” (cfr Rom 10, 9) sarà salvo.
    Proclamando questa fede, cari Vescovi Ausiliari, sacerdoti, diaconi, religiosi e fedeli laici, la Chiesa che è a Napoli, in comunione con la Chiesa universale, dà inizio all’Anno della Fede indetto da Papa Benedetto XVI, a ricordo anche del 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II e del 20° anniversario della pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica.
    È un cammino che intraprendiamo sotto l’azione della Spirito Santo e la guida del nostro Signore e Maestro, che ci invita ad entrare nella porta del suo cuore, a riconoscerlo come Messia e Salvatore, a testimoniare e proclamare a tutti che lui è il Signore.
    Per la nostra chiesa di Napoli, questo cammino è iniziato già nel 2008 quando ho elaborato un piano pastorale poggiato su tre pilastri: comunicare la fede, educare alla fede, vivere la fede, proposti quali momenti imprescindibili dell’evangelizzazione e della nostra pastorale di incarnazione. Esso, poi, è proseguito ed ha avuto una provvidenziale realizzazione nel Giubileo per Napoli nel quale la nostra chiesa si è fatta missionaria sul proprio territorio ed è diventata profezia per l’avvenire. Abbiamo aperto le porte del cuore della Diocesi invitando tutti ad incontrare Cristo attraverso l’assunzione delle proprie responsabilità nel “fare le opere di Dio” (Gv 6, 28).
    L’Anno della Fede, pertanto, deve rinforzarci nel professare la nostra fede come il Giubileo ci ha insegnato, aprendo le porte del cuore a Dio Trinità, a Cristo morto e risorto, alla Chiesa, nostra Madre e Maestra, e a tutti gli uomini e donne di buona volontà nella prospettiva della nuova evangelizzazione. È quanto ci ha invitato a fare il Santo Padre: “Dopo questo Giubileo, rimanete nella speranza, lasciatevi guidare dalla forza dello Spirito Santo e collaborate con rinnovato slancio alla missione della Chiesa, ciascuno mettendo a frutto i doni ricevuti, ponendoli a servizio degli altri e della intera comunità, senza personalismi né rivalità, ma in spirito di sincera umiltà e in gioiosa fraternità. Abbiate, come già fate, speciale cura dei fratelli più piccoli e fragili, dei più poveri e svantaggiati” (Videomessaggio, dicembre 2011).
     Vivere l’Anno della Fede, cari fratelli e sorelle, significa immergerci maggiormente e camminare con rinnovato entusiasmo nello spirito del Giubileo e “affrontare con la forza della fede, della speranza e della carità i molti e complessi problemi che si incontrano nella vita quotidiana” (videomessaggio citato). Una fede, infatti, che non si fa opera, che non si incarna nella carità e non si traduce nella solidarietà verso tutti e specialmente verso i poveri ed emarginati, non è vera fede, non è la fede che Cristo ci ha donato; è una fede morta perché chiude le porte alla speranza e alla vita.
    Vivere la fede richiede un’autentica e rinnovata conversione, una coraggiosa purificazione, un rinnovamento profondo del nostro pensare e del nostro agire, sia individuale che collettivo, sia interiore che esteriore. C’è bisogno, cioè, di una coscienza più autentica, più matura, più completa del nostro essere parte di una comunità ecclesiale e civile.
    La porta della fede non è la porta di una fede praticata solo nelle sagrestie, fatta di devozionismo e di una ripetitiva e vuota ritualità, ma è la porta che sa aprirsi all’esistenza concreta degli uomini che, oggi soprattutto, vivono il dramma sociale di tante famiglie, giovani, anziani, malati; è la fede viva e convincente che partecipa ai destini della comunità umana perché tutti gli uomini sono figli di Dio e destinatari delle promesse di Cristo.
    Cari fratelli e sorelle, questa è la fede che Cristo ci chiama a testimoniare nell’oggi della Chiesa e in questo nostro territorio. Siamo coscienti che viviamo un tempo difficile sia nella Chiesa sia nella società, che è profondamente cambiata. Il nostro mondo è ampiamente secolarizzato, con forte crescita dell’indifferenza religiosa.
La ragione si è trasformata in divinità che vuole fare a meno di Dio. Molti riescono a vedere solo l’orizzonte terreno e la  religione la si vuol confinare solo all’ambito personale e, comunque, senza alcuna rilevanza pubblica. Anche la politica e l’economia, troppo frequentemente, rifiutano il rapporto con l’etica, specialmente quella proposta dalla fede cristiana.
Ma, senza Dio, questa società presenta anche molte ferite: la violenza, la divinizzazione del denaro, le deviazioni morali, le illegalità e la corruzione, l’uso smodato e arrogante del potere sono tutte manifestazioni di un malcostume e di una perversione che per molti diventano stile di vita e fanatismo, fino al punto da annullare la dignità e il valore della persona.
    Se questo è il mondo che dobbiamo evangelizzare, pur coscienti di essere una minoranza, un “piccolo gregge”, allora la nostra fede deve sempre più manifestarsi come sale e lievito che sa incarnare  non solo nelle emergenze, ma nella vita normale e quotidiana della nostra società la presenza salvifica di Cristo.
    L’anno della Fede è un tempo di grazia nel quale dobbiamo sempre più coscientizzarci e coscientizzare a vivere la vita buona del Vangelo, radicati nella fedeltà a Cristo e alla Chiesa, fortificati nell’amore per l’umanità del nostro tempo. Mai come oggi sono vere le celebri parole di Paolo VI: il nostro mondo ha più bisogno di testimoni che di maestri, ed è disposto a credere ai maestri solo se sono anche testimoni (Enc. Evangelii Nuntiandi).
    Maria SS.ma, Madre della Chiesa e Stella del’Evangelizzazione, ci aiuti a rafforzare la nostra fede e ci apra la porta del Cielo per l’incontro gioioso col suo Figlio.
            Dio vi benedica e
            ‘A Maronna c’accumpagna

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