Camminiamo per la vita

Le parola del Cardinale Sepe alla Giornata Nazionale per la Vita

Camminiamo cantando nel Vangelo il Figlio di Dio incarnato in questo bambino, di cui celebriamo la tenerezza, mentre lo vediamo abbracciato a sua madre. Il Vangelo della vita perché
«sono venuto per dare la vita, sono venuto per ridonarvi la vita» ed è per questo che è stato inviato dal Padre, Lui generato dal Padre, Lui che vive nella piena comunione nello spirito insieme al Padre, comunica questa vita, vita di Dio Trinità agli uomini che, in questa maniera, possono riprendere il cammino per incontrare il Signore della vita e della storia.
Verbo che si fa carne, che si manifesta a noi, ci comunica la sua stessa vita e ci chiede di trasmettere la vita, di portarla agli altri, di essere noi, come suoi discepoli, come missionari, di trasmettere agli altri, perché tutto ciò che noi siamo, tutto ciò che abbiamo ricevuto, lo dobbiamo dare agli altri.
Così siamo i missionari della vita, i generatori della vita perché, diversamente, non saremmo neanche autentici discepoli di Cristo. Cristo ci ha dato la vita, Cristo ci invita a trasmettere questa vita, noi siamo chiamati, per la nostra stessa costituzione cristiana, ad essere missionari di questa vita.
Non è certo un compito facile, ce lo ha ricordato il Papa, ce lo hanno ricordato i Vescovi in questa XXXVI Giornata.
Un mondo che sembra assurdo, un mondo che è contro la vita, un mondo che non crede più alla vita, un mondo che non sa più generare più la vita, un mondo che ostacola la vita attraverso tutte quelle forme che sono la negazione della stessa vita dell’uomo, della stessa entità dell’uomo.
L’uomo che si suicida perché non solo non pensa a donare quello che ha ricevuto ma che impedisce, che ostacola, che si propone nel cammino di coloro che vogliono annunziare, predicare e incarnare il Vangelo della vita.
Sembra assurdo ma ci sono i predicatori della morte. Di chi non crede nell’amore, di chi abortisce, per quali ragioni se non quelle dell’egoismo, per non essere infastidito, di non assumersi la responsabilità di una vita perché la trasmissione di una vita è responsabilità che dura tutta una vita: non è solo il momento del concepimento ma è qualcosa che i genitori, che la società, che la Chiesa, devono continuare giorno per giorno, direi momento per momento.
Si continua, dopo aver generato, ad educare, a dare la vita. E, invece, spesso, ci si chiude in se stessi e quindi assistiamo alla rinunzia al proprio dovere di educatori, di formatori, di genitori perché vogliamo vivere soltanto per noi stessi.
Si sceglie non quel Dio al quale dobbiamo venerazione, adorazione per la vita che ci ha donato; non per i fratelli che aspettano da noi di essere sostenuti e aiutati nelle difficoltà della vita, ma solo per noi stessi.
E allora mortifichiamo, diamo la morte alla nostra vita che non ha più senso, non ha più valore, è svuotata di tutto e contribuiamo a far crescere la società, la comunità anche civile nella quale noi viviamo. Ecco l’appello di oggi, ecco la Chiesa a che cosa ci invita. E noi l’abbiamo fatto nella maniera più forte possibile, abbiamo voluto camminare, cantare, gridare la vita per le strade, queste strade che alle volte sono insanguinate, diventano anche luoghi di morte per cose futili, stupide. Abbiamo camminato per queste stesse strade dove ci si offende, ci si bisticcia, si tira fuori il coltello per uno sguardo. Le strade della nostra città, le strade della nostra vita che spesso diventano luoghi di efferatezza, di morte. Noi cristiani abbiamo oggi camminato per le strade della nostra diocesi, in comunione con tutti quelli che hanno camminato nel mondo e in Italia.
Vogliamo essere gli annunciatori, i trasmettitori, i missionari della vita. È, nella nostra natura, nella nostra struttura umana e cristiana, vogliamo essere dei comunicatori, dei trasmettitori della vera vita che è la vita di Dio che si è fatta carne e ci ha dato la vita attraverso la vita del suo Figlio, Cristo, nostro Signore.
E allora annunciamo la vita, nelle nostre famiglie, per le strade dei nostri quartieri, nelle scuole, nelle fabbriche, negli uffici. Dovunque ci troviamo, la nostra è testimonianza alla vita che è Dio che vive in noi. La nostra deve essere una proclamazione contro tutti quei tentativi dei missionari della morte che negano la vita.
Siamo coerenti, forti, non dobbiamo avere paura, siamo portatori della vita e quindi siamo veramente uomini e donne, figli di quel Dio della vita che ci ha creati e ci ha mandati nel mondo per portare la sua vita.
Il Signore ci benedica in questi nostri propositi, continuiamo non solo attraverso questa manifestazione di oggi, ma giorno per giorno a sentire questa grande responsabilità che è anche dolce responsabilità, quella di rappresentare il Dio della vita in un momento, in un luogo, in una storia dove non sempre questa vita è amata e coltivata ed è trasmessa.
Il Signore della vita vi benedica, vi assista, vi rafforzi nella fede, vi dia il coraggio nelle difficoltà, vi dia la coerenza di essere testimoni e anche Lei, Maria, la Madre della vita, la generatrice della vita di Dio ci accompagni, ci protegga e ci sostenga.*Arcivescovo Metropolita di Napoli

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