Convegno Cgil: Solitudini, povertà, nuove speranze: i mille volti della crisi

Intervento del Card. Crescenzio Sepe, Arcivescovo Metropolita di Napoli

Forse dobbiamo riandare al dopoguerra per trovare nella terminologia in uso parole pesanti e significative come quelle poste al centro della riflessione nell’odierno Convegno.
Solitudini, povertà, nuove speranze: i mille volti della crisi. E’ questo il tema che ci viene proposto e che, purtroppo, non ha niente di teorico, ma rispecchia fedelmente la realtà, una realtà dura da accettare perché ostinata, persistente e, potremmo dire, degenerativa per i danni che ogni giorno colpiscono lavoratori, famiglie, imprese, giovani.
Con amarezza, dobbiamo prendere atto che stiamo assistendo ad una grave malattia del sistema sociale, oltre che economico. E’ il segno dei tempi?  Niente affatto. Forse ben altri e tutt’altro che negativi dovrebbero essere i segni dei nostri tempi, se non fossimo stati costretti a subire l’egoismo di persone, gruppi o lobby; se fosse prevalsa, in quanti nel tempo si sono proposti alla guida delle nostre comunità, la ricerca del bene comune, a fronte degli interessi personali e di parte.
Voglio esprimere gratitudine e apprezzamento alla CGIL per questa iniziativa che é la denuncia responsabile di uno stato di malessere sempre più diffuso, che colpisce tutti, colpisce la persona in quanto tale, la cui sorte e le cui vicende non possono e non debbono vederci indifferenti e distratti, perché l’uomo che si vede abbandonato al suo destino  non sempre riesce a resistere e a superare le difficoltà, per cui si lascia andare a gesti insani e irreparabili.
E la presenza a Napoli della Segretaria Generale dott.ssa Susanna Camusso è prova della dimensione nazionale che si vuole conferire al tema in discussione, ma anche della sensibilità, umana e sindacale, nei confronti di una delle parti più deboli e precarie dell’intero corpo sociale.
   Debbo ricordare, d’altra parte, che la Signora Camusso non ha esitato a stare vicina alla Chiesa di Napoli e a condividere lo spirito e le iniziative dello speciale Giubileo per Napoli, a partire proprio dal Giubileo del Lavoro celebrato a maggio del 2011, al Centro Direzionale. E di ciò voglio ancora una volta esprimerle sincera gratitudine.
Come Vescovo e Pastore di queste anime ho modo di toccare con mano quanta e quanto preoccupante sia la sofferenza della gente che troppo spesso, per pudore e per dignità, si chiude nelle proprie case, senza avere neppure la forza di reagire al proprio destino e si rivolge alla Caritas e alle Parrocchie quando proprio non riesce a sopravvivere.
Si finisce così nella solitudine, che è fuga dal contesto sociale, visto come estraneo se non nemico; solitudine che è abbandono e rinuncia; solitudine psicologica e morale.
 Quante testimonianze di questo genere raccogliamo e quante confidenze ci vengono fatte soprattutto da parte dei cosiddetti nuovi poveri, padri e madri di famiglia che hanno perduto lavoro e reddito, da parte di coloro che non hanno mai avuto il lavoro, da parte soprattutto dei giovani che costituiscono la forza viva e che non vanno traditi nelle loro aspirazioni e nei loro diritti.
La disoccupazione è la vera malattia mortale della nostra società.
 
Di povertà si muore, ho scritto il mese scorso per rappresentare e denunciare un malessere troppo diffuso della mia gente e già nel 2009, con una mia Lettera Pastorale, avevo paventato la perdita di migliaia e migliaia di posti di lavoro. Ma si sa che spesso la denuncia non ha valore, non attiva misure preventive, perché si preferisce aspettare, per intervenire quando è già tardi.
Tanta, troppa povertà, dunque,  riscontriamo nelle nostre comunità. Per la maggior parte si tratta di povertà causata dalla crisi economica e occupazionale, ma spesso è anche povertà di affetti, di amicizie, di valori, di prospettive e, cosa altrettanto grave, è povertà di idee e di responsabilità.
Povertà che non possono essere considerate marginali rispetto alle grandi questioni che impegnano i protagonisti della scena nazionale e che, comunque, restano centrali dal punto di vista cristiano e umanitario, ai fini dello sviluppo integrale della persona.
         Ma la povertà si consolida e si stratifica se non c’é giustizia e con essa il rispetto della persona e dei diritti.
Occorre, per questo, una rinnovata presa di coscienza da parte dei governanti per un diverso approccio a questa realtà che sta assumendo la connotazione di una vera e propria questione umanitaria.
Bisogna partire dalla consapevolezza che la vita di tutti gli esseri umani è sacra e che l’umanità non si salverà se non c’è  solidarietà e se non si mette l’economia al servizio dell’uomo.
Del resto, la povertà è figlia dell’egoismo e dell’indifferenza, prima ancora di essere determinata o accentuata da situazioni contingenti.
Non basta la pura assistenza perché occorrono interventi organici di politica del lavoro, politica di sostegno alla famiglia, politica per gli anziani, soprattutto politica per l’inserimento dei giovani nel mondo della ricerca, delle professioni, del lavoro.
Si tratta, in fondo, di diritti disattesi o negati, che comunque sono propri della persona umana per la quale si sente fortemente impegnata tutta la Chiesa, questa Chiesa di Napoli, e possiamo dire le forze sindacali, per smuovere le coscienze e riorganizzare la speranza.
Vogliamo essere costruttori, con gli altri, di un percorso di speranza, che non è immaginazione, illusione o sogno, ma è impostazione, sin da oggi, di un futuro diverso, fatto di giustizia e di pace, cui ciascuna persona ha il diritto di tendere, in nome del diritto alla vita, che è sacro e irrinunciabile.
A tutti auguro buon lavoro e
                                              ‘A Maronna v’accumpagna!
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