Corpus Domini

-Omelia del Cardinale Sepe

Solennità del Corpo e Sangue del Signore
Domenica 29 maggio
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“Il Signore ha nutrito il suo popolo con fior di frumento, lo ha saziato di miele della roccia”  (ant. d’ingr.)
         Cari fratelli e sorelle,
   La liturgia di questa domenica ci offre l’occasione per adorare il mistero del  SS. Corpo e Sangue del Signore. Non si tratta di una duplicazione del Giovedì Santo, ma un invito a contemplare ed adorare il grande dono dell’Eucaristia, Sacramento principale della nostra fede e alimento indispensabile della nostra vita spirituale. Rendiamo grazie a Dio per il suo Figlio diletto che ha voluto amarci fino all’estremo ed è rimasto con noi per sempre nel dono della sua vita immolata per ciascuno di noi e per l’intera umanità. È quanto ci insegnano le Scritture che abbiamo ascoltato.
         L’episodio di Melchisedek, re di Salem, ci introduce al tema del sacrificio e del sacerdozio, che trovano nell’Eucaristia il loro compimento. Questo ignoto personaggio diviene, come dice esplicitamente la lettera ai Romani, anticipazione del Cristo il quale, attraverso il sacrificio della sua vita, offre al Padre il perfetto sacrificio rendendogli il perfetto atto cultuale e stipulando la vera ed eterna Alleanza.
         È quanto ci viene confermato da S. Paolo nella lettera ai Corinzi: il pane spezzato e il vino versato diventano il Corpo e il Sangue di Cristo conficcato nella croce. Così, il rito dell’Eucaristia, che il Signore ci ha ordinato di compiere in sua memoria, oltre ad essere la celebrazione che rende attuale il sacrificio della Croce, è anche il banchetto pasquale del quale ci  nutriamo nel nostro cammino verso il regno eterno.
         La presenza reale di Cristo nell’Eucaristia , con la pienezza della sua umanità e divinità, è come un prolungamento dell’Incarnazione nella vita della Chiesa. In questo senso, è emblematico l’episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Le parole dei discepoli e la quasi risentita reazione di Gesù: “date voi stessi da mangiare”, esprime la volontà del Signore di coinvolgerci nella sua missione.
         Offrendoci se stesso come pane vero, quello celeste, il Signore ci offre anche quello terreno perché la persona, che è unità di corpo e anima, possa essere saziata nella sua interezza. È questo il messaggio che ci viene dalla festività del Corpus Domini, che stiamo celebrando: dopo aver condiviso il pane celeste, dobbiamo uscire da noi stessi, dagli schemi e stili di vita che ci tengono prigionieri del nostro egoismo, e andare incontro a tutti i nostri fratelli e sorelle che hanno fame e sete di Dio e di dignità, condividendo con loro anche il pane terreno. Così, dopo aver prestato il debito culto e adorato il corpo di Cristo, usciamo dalle nostre chiese e prendiamoci cura anche delle membra del corpo del Signore, cioè dei poveri e degli abbandonati della nostra società. In questo modo la nostra vita diventa benedizione anziché maledizione;  lode, anziché disprezzo; rendimento di grazie, anziché violenza e sopraffazione; adorazione di Dio, anziché cedimento agli idoli del denaro e del successo; dono, anziché sfruttamento dell’altro; pace, anziché paura ed odio.
         In questo contesto di fede, invito tutti voi, i vostri parenti e amici, a celebrare con me a con tutta la Chiesa di Napoli una giornata di preghiera e di digiuno, martedì 31 maggio, alla chiusura del mese mariano, affinché il Signore della vita, che vive nell’Eucaristia, ci liberi dal male della violenza che, come una peste sta mietendo tante vittime, anche innocenti, soprattutto tra i giovani, e ridoni alla nostra comunità dignità, giustizia e pace.
         Affidiamo e consacriamo alla Vergine Immacolata, Madre di Dio e Regina di Napoli, questa nostra preghiera, sicuri che Ella, come ci ha promesso, non farà mancare la sua materna protezione.
                   Dio vi benedica e
                   ‘A Maronna V’accumpagna
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