Diamo ai ragazzi almeno un oratorio

Card. Crescenzio Sepe

Gli istituti assistenziali per l’infanzia sono in crisi; le strutture sportive per i ragazzi scarseggiano; l’uso smodato e non controllato di televisione e internet è un pericolo reale nel processo formativo degli uomini di domani; le opportunità di lavoro mancano. Dove possono andare i nostri ragazzi e i nostri giovani? Per strada, alla mercé dei delinquenti?
L’interrogativo è inquietante, ma non può sfuggire all’attenzione e alla responsabilità di quanti condannano il bullismo, deplorano le baby gang, si indignano dinanzi ai reati compiuti dai minori, maledicono le famiglie di questi poveri sbandati. E cosa si fa concretamente per dare loro un aiuto? Basta invocare l’intervento e la repressione da parte delle Forze dell’Ordine?
La questione è ben più seria e riporta alla grande sfida educativa che si è data la Chiesa come punto di forza dell’azione pastorale. Bisogna agire sulla educazione dei ragazzi, che vanno guidati e convinti tenendoli all’interno di un ragionamento semplice e convincente, ma soprattutto vanno accolti all’interno di un ambiente sano e abituati alla socializzazione attraverso la frequentazione di coetanei con i quali intrattenersi e crescere in maniera corretta.
Ben venga, dunque, lo spot formativo voluto dal Corecom per il quale plaudo al presidente Festa. Ma questa iniziativa richiede anche altro.
Bisogna dare ai ragazzi e ai giovani un posto sicuro e vocato alla formazione, nel quale ritrovarsi. Dobbiamo sottrarli alle insidie della strada e dare loro un oratorio.
Questo mio dire non ha nulla di confessionale, ma ha qualcosa di cristiano e di antropologico. Il ragazzo ha bisogno di essere aiutato a crescere e a diventare adulto, in un ambiente accogliente e gradito a lui.
Ne ho avvertito l’esigenza fin da quando sono giunto in questa meravigliosa Città e ho invitato i miei sacerdoti a realizzare un oratorio in ogni parrocchia. Tanto è stato già fatto, ma non tutti i parroci hanno le risorse necessarie né gli spazi indispensabili.
Da anni mi aspetto una legge regionale che regolamenti e sostenga l’attività degli oratori, di tutte le confessioni religiose. Alla fine della scorsa legislatura la competente Commissione del Consiglio Regionale licenziò un testo all’unanimità, che però non fu portato all’esame dell’Aula assembleare.
Siamo in attesa che venga ripreso e per questo debbo esprimere apprezzamento e gratitudine al Presidente del Consiglio regionale Romano e all’Assessore Sommese, i quali, come riportato dalle agenzie, hanno colto proprio l’occasione dello spot a tutela dei minori  per riproporre l’urgenza della legge per gli oratori, ipotizzando anche il termine del 15 dicembre.
Un atto di sensibilità che assumerà valore deliberante con una generale manifestazione di sensibilità da parte di tutti i Gruppi del Consiglio Regionale. Ne sono certo. I beneficiari non sono il Cardinale Sepe e la Chiesa di Napoli, ma i ragazzi di oggi, cioè gli uomini di domani. Di tutte le confessioni religiose.
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