Dibattito al liceo Umberto I di Napoli per celebrare la Giornata Mondiale delle Comunicazioni

-in allegato il messaggio del Cardinale Sepe

Domenica 20 maggio 2012 si è stata celebrata la 46ª Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali. Il tema di quest’anno è stato «Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione» ed è al centro del messaggio di Benedetto XVI diffuso lo scorso 24 gennaio in occasione della memoria liturgica di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. Per l’occasione,  l’Ucsi (Unione Cattolica Stampa Italiana) della Campania ha promosso un incontro che si è tenuto martedì 22 maggio 2012, alle ore 11, nel liceo classico Umberto di Napoli. Dopo i saluti del dirigente scolastico, professore Ennio Ferrara, del presidente regionale dell’Ucsi, Giuseppe Blasi, e dell’assistente ecclesiastico, don Tonino Palmese, è intervenuto il vaticanista del TG1 Aldo Maria Valli, cui è seguito il dibattito con i giovani studenti.La celebrazione della Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali è diventata nel corso degli anni un appuntamento sempre più significativo per la Chiesa, e non solo. Dal 1967 ad oggi, ogni celebrazione della Giornata è stata sempre accompagnata da un messaggio del Santo Padre, che di volta in volta ha toccato aspetti nevralgici del rapporto tra i media e la missione della Chiesa. E così l’invito a riflettere, ogni anno, su di un argomento specifico ha contribuito a far crescere notevolmente la sensibilità circa i temi della comunicazione nella comunità ecclesiale e, nello stesso tempo, ha offerto a chiunque fosse attento a queste problematiche, ai cittadini come ai responsabili della società civile, puntuali spunti di riflessione su aspetti rilevanti della comunicazione sociale nel nostro tempo.

Il Papa, nel suo messaggio, ha scritto, tra l’altro: “Il silenzio è parte integrante della comunicazione e senza di esso non esistono parole dense di contenuto. Nel silenzio ascoltiamo e conosciamo meglio noi stessi, nasce e si approfondisce il pensiero, comprendiamo con maggiore chiarezza ciò che desideriamo dire o ciò che ci attendiamo dall’altro, scegliamo come esprimerci. Tacendo si permette all’altra persona di parlare, di esprimere se stessa, e a noi di non rimanere legati, senza un opportuno confronto, soltanto alle nostre parole o alle nostre idee. Si apre così uno spazio di ascolto reciproco e diventa possibile una relazione umana più piena. Nel silenzio, ad esempio, si colgono i momenti più autentici della comunicazione tra coloro che si amano: il gesto, l’espressione del volto, il corpo come segni che manifestano la persona. Nel silenzio parlano la gioia, le preoccupazioni, la sofferenza, che proprio in esso trovano una forma di espressione particolarmente intensa. Dal silenzio, dunque, deriva una comunicazione ancora più esigente, che chiama in causa la sensibilità e quella capacità di ascolto che spesso rivela la misura e la natura dei legami”.

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