Domenica del “Buon Pastore”

-in allegato l'Omelia del Cardinale Sepe, in occasione delle Ordinazioni Presbiterali

Cari Vescovi Ausiliari,
Cari sacerdoti, diaconi, seminaristi, religiosi, fedeli tutti,
Cari Ordinandi,                Oggi la nostra santa Chiesa è in festa perché sei dei suoi figli, con l’imposizione delle mani del Vescovo, saranno ordinati presbiteri ed entreranno a far parte di quel corpo sacerdotale voluto da Cristo perché, consacrati dallo Spirito, continuassero la sua missione di maestro e pastore presso il popolo di Dio.
                  Cari Amici, alla chiamata del supremo Pastore, dopo una lunga e adeguata preparazione e riflessione, avete risposto, con piena libertà e sincera adesione, con il vostro “si” : Eccomi !  Siete stati scelti per un misterioso e libero atto del Maestro, che vi ha chiamati per nome : Giovanni, Gabriele , Salvatore , Gianluca, Raffaele, Domenico.
              “ Io sono il buon Pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”……………. ”Ascolteranno la mia voce”.
               “Io sono” : chi è questo pastore ? E’ il Signore potente, il Dio-Messia, il Maestro buono e bello, ricco di bontà , di dolcezza, di amore che “offre la vita per le pecore”. Cristo vi ha chiamati per nome perché vi ha amati da sempre, scegliendovi, tra tanti, per essere anche voi maestri e pastori del suo popolo.
               Assimilati e trasfigurati da Lui, da oggi la vostra vita non sarà più vostra, ma apparterrà completamente e per sempre al buon Pastore, di cui dovete continuare la missione salvifica, nel tempo e nell’ambiente in cui sarete posti. Missione altissima, affascinante, divina, ma anche estremamente difficile e delicata, perché il mondo in cui siete chiamati a vivere ed operare non facilita certo il vostro compito, anzi,  tende spesso ad ostacolarlo e a combatterlo, come è capitato allo stesso Signore.
                 Lo sapete: il mondo nel quale sarete pastori è, spesso, un mondo malato, indifferente, ripiegato su se stesso. Il vostro compito è quello di guarire, di far camminare gli uomini, di farli uscire dalle loro paure e insicurezze, dai loro timori per il futuro, da una depressione morale e da una vuota auto-esaltazione, che tende solo a soddisfare gli istinti immediati di una natura chiusa nella sua materialità. Il sacerdote, il buon pastore, è chi sa offrire una uscita dalla condizione servile in cui vivono tanti nostri fratelli per farli entrare nella porta della salvezza, nella vita di Cristo. Per questo, è necessario che il sacerdote, come Cristo, abbia una conoscenza d’amore delle sue pecore, che le ami con totale e solidale dedizione e che sappia dare la sua vita trasmettendo loro la vita di Dio.
                   Un pastore che non dà la vita per le sue pecore non è un buon pastore; è un mercenario, cioè uno che fa un mestiere per stipendio ( misthòs-misthotos). Al mercenario interessa la paga, non la vita delle pecore: non intende “dare”, vuole solo prendere ; fa solo i conti per sapere se il lavoro gli conviene o no.. E’ logico, allora, che, nel momento del pericolo, abbandoni le pecore al loro destino, ai “lupi” rapaci che disperdono le pecore. Il mercenario realizza così un’alleanza di fatto tra l’interesse per sé e il disinteresse per gli altri. Ne scaturisce una specie di congiura diabolica contro i più deboli e gli indifesi. Il buon pastore, invece, sa donarsi con amore anche a quanti hanno smarrito il senso della vita e vagano senza meta, ai giovani in cerca di felicità che spesso né la società, né la famiglia, né la scuola sa loro indicare; a chi cammina nell’ombra della morte e del peccato, della violenza e del malaffare; sa farsi compagno e fratello di chi soffre, è emarginato, abbandonato e lasciato solo nel suo dolore e nella sua angoscia.
                     Il sacerdote-buon-pastore deve, con l’autorità che gli viene da Cristo e con la testimonianza della sua vita, ripetere ogni giorno: “Io sono il buon pastore e do la vita per le mie pecore”. Come Gesù , non solo lo deve dire, ma lo deve dimostrare con i fatti, mettendo tutto se stesso a disposizione di chi ha bisogno di conforto e di aiuto, aprendo le porte del suo cuore a chi bussa per essere aiutato, anzi, uscendo da se stesso e dalla sua casa per percorrere le strade dove vive l’umanità smarrita.   “ Per salvare un amico,  diceva S. Carlo Borromeo, andrei fino all’inferno”. Il pastore sa scendere fino ai fondi più bassi dell’animo dell’uomo per portare lì  Cristo e la sua salvezza.
                       Cari ordinandi, questa è la missione che la Chiesa vi affida: mettetevi in ascolto della voce di Cristo, vostro Pastore, imparate a conoscerlo sempre di più, ad amarlo ogni giorno di più, a farlo amare da tutti coloro che incontrerete nel vostro ministero sacerdotale.  Non traditelo mai ! Egli vi conosce e vi ama; conosce le vostre insicurezze, sofferenze, difficoltà; aprite il fardello del vostro cuore a Lui, e senza reticenze mostrategli i vostri affanni, chiedendogli non di toglierveli, ma di viverli come vuole Lui, in un abbraccio di fede e di amore. Fate diventare vostra carne la Parola che si è fatta carne.
                        Siete i primi sacerdoti ordinati dopo la chiusura del Giubileo per Napoli. Per questo dovete incarnare lo Spirito del Giubileo e trasmetterlo alla vostra gente; aprite e dialogate con tutti. Come pastori e maestri, formatevi ad essere veri discepoli e formate il popolo di Cristo e buoni cittadini; non prendete le distanze da nessuno, quasi foste una casta riservata di prescelti; guardate tutti con lo stesso sguardo di Gesù, e, senza negare o occultare le realtà ancora lontane da Lui, sappiatele accogliere come noi siamo stati accolti da Lui. Più lasciamo che Lui ascolti le nostre voci, più siamo in grado di ascoltare la Sua voce e più sapremo ascoltare le voci anche di chi non ha voce, offrendole ogni giorno a Dio in sacrificio di lode.
                        Il buon pastore è uno che ama. L’amore ci fa uscire dalle nostre chiusure, dalle nostre abitudini pigre, dai nostri recinti e ci inserisce nella missione stessa del Signore : “ Ho altre pecore che non provengono da questo recinto, anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore”. E’ l’invito che viene anche dal Giubileo per Napoli, come ho scritto nella lettera di chiusura: “Per amore del mio popolo”.
                       I nostri santi protettori, Aspreno e Gennaro, la Madre di Gesù e di tutti i sacerdoti, vi assistano, oggi e sempre, vi confortino con il loro patrocinio, e vi donino il coraggio e la gioia di essere buoni e santi pastori, a imitazione del Supremo e Unico Pastore, il Signore nostro Gesù Cristo.
            ‘A Maronna v’accumpagne’ !

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