Domenica delle Palme

Omelia del Cardinale Sepe

Cari fratelli e sorelle,
          Abbiamo appena terminato la processione che, dalla Basilica di San Giorgio Maggiore ci ha portato in questa Cattedrale per celebrare l’Eucaristia della Domenica delle Palme, che dà inizio alla Settimana Santa e si concluderà con la Pasqua della Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, nostro Signore e Salvatore.
          Durante il corteo, sull’esempio del popolo festante, che acclamava Gesù al suo ingresso in Gerusalemme, abbiamo voluto esprimere la bellezza e la freschezza della nostra fede in Colui che, Servo fedele e obbediente del Padre, ha donato la sua vita per noi e ci ha aperto le porte del regno dei Cieli.
          È quanto abbiamo ascoltato nella liturgia della Parola di questa Domenica. Nella prima lettura, il profeta Isaia ci presenta il “Servo del Signore” che si sottopone a dure prove perché si lascia guidare dal Padre e gli rimane fedele. A sua volta, S. Paolo, nella seconda lettura, ci fa capire che la morte di Gesù non è risultato di un destino sfortunato e crudele, ma è la scelta libera e suprema di un amore che ci vuole salvare dai nostri peccati e infedeltà.
          Dal Vangelo di Matteo, poi, abbiamo ascoltato la narrazione della Passione, che costituisce il cuore dell’annuncio cristiano. È la domenica della Passione nella quale la Croce si erge silenziosa e domina sulla storia di ognuno di noi e della intera umanità.
          Il Figlio di Dio, che passava per le città, guardando, sanando e beneficando tutti, è messo a morte al grido della plebaglia “crocifiggilo e rilasciaci Barabba”. Fu tolto di mezzo l’innocente rilasciato il malfattore: mistero di iniquità e di accecamento! Immobilizzato e inchiodato sulla Croce, ha aperto le strade di tanti uomini e donne, che vivono le tante piccole e grandi croci quotidiane rendendole più luminose e pacificate.
          Fu arso dalla sete e, da allora, placa ogni nostra sete, dandoci l’acqua che zampilla per la vita eterna. Fu trafitto al cuore da un colpo di lancia, ma da quella ferita è scaturita la vita della Chiesa; fu crocifisso in mezzo a due ladroni, ma da allora ogni peccatore che ha il coraggio di riconoscerlo come Figlio di Dio, può sentirsi dire: “oggi sarai con me in paradiso”; fu abbandonato e sperimentò la più straziante solitudine interiore, ma da allora ogni nostra solitudine può essere trasformata in comunione con lui e tra noi; mentre moriva, fu circondato dalle tenebre, ma diventò sorgente di luce per l’umanità.
          “Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito”. È l’altissima preghiera che sigilla il più grande avvenimento della Storia di tutti i tempi e conclude la vita del Figlio di Dio sulla terra. Muore e inizia la nuova vita per l’umanità: vita di grazia, di luce, di giustizia e di pace.
          Maria SS.ma, la Madre Addolorata, che ha accompagnato il suo Figlio divino nel cammino della Croce, ci aiuti  a seguire Cristo in ogni momento della nostra vita, per partecipare, poi, alla sua Risurrezione.
          Dio vi benedica e
‘A Maronna v’accumpagna
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