S. Antonio da Padova fuori Port’Alba

S. Antoniello delle Monache

Il monastero si affaccia sulla strada di S. Maria di Costantinopoli, nelle  prossimità di Port’Alba. Comunemente denominato S. Antoniello a Porta Alba o anche S. Antoniello delle Monache, tra il 1550 ed il 1569.

La Casa religiosa deve la sua fondazione a suor Paola Cappellana (o Cappellano), monaca del monastero di S. Maria del Gesù, alla quale Pio IV intorno al 1550 aveva concesso di creare il nuovo istituto di regola francescana.

La seconda fase di espansione del complesso si ebbe nel 1564 con l’acquisizione, tra il 1560 ed il 1564, da parte di Paola Cappella di suoli appartenenti a titolo proprio o in enfiteusi a Ferdinando Alarçon de Mendoza e alla famiglia Serminio. Il resto della proprietà degli Alarçon, ovvero il palazzo con giardini fino alle loggette, fu acquistato nel 1570 dal principe di Conca Giulio Cesare di Capua e rivenduto nel 1637 alle monache di S. Antonio che, fra il 1658 ed il 1660, con la supervisione degli architetti Onofrio Tango e Paolo Papa trasformarono le fabbriche civili in ambienti più adatti alla clausura monastica.

Con l’acquisto del palazzo Conca le clarisse inglobavano, oltre al vicolo che separa il monastero dal palazzo stesso, anche l’intero Largo antistante, impropriamente soprannominato «Largo S. Antoniello».

Il monastero inglobò anche un largo spazio poi destinato dalle stesse monache ad abitazioni e botteghe.

L’intero complesso subì ulteriori modifiche in seguito al terremoto del 1688. I lavori di restauro furono portati avanti, a partire dal 1694, da Arcangelo Guglielmelli e si protrassero per tutto il ‘700, allorché fu aggiunta la cancellata con i pilastri in piperno sulla scalinata a doppia rampa che affaccia sull’attuale piazza Bellini.

Nonostante fosse un istituto di recente fondazione e pur sviluppandosi nel pieno della riforma tridentina, nell’ambito di quel rinnovamento spirituale e culturale che interessò alcuni monasteri napoletani, S. Antonio poteva definirsi, nel 1587, in piena decadenza morale. La pia religiosità delle monache era, ormai, solo un ricordo. Vennero alla luce alcune amicizie sospette tra suore e frati, passaggi segreti, spazi di comunicazione con l'esterno.

Va detto che la struttura stessa del monastero non aiutava le monache a vivere nel raccoglimento necessario, nonostante fosse dotato di una chiesa esterna e di una interna, secondo i canoni tridentini.

Le monache, perlopiù provenienti dalla borghesia, conducevano una vita agiata fino alla soppressione del 1808. Durante il Decennio francese, le monache vennero espulse e unite a quelle di Gesù delle Monache. Al loro posto furono insediate le Terziarie Mantellate del Conservatorio di S. Maria dei sette Dolori, precedentemente situato nel vico Lava ai Tribunali (oggi via Trinchera), nato per donne povere e traviate. Le monache indossavano l'abito nero dell'ordine dei serviti e vi rimasero fino al 1925 quando subentrarono le Figlie di Maria Ausiliatrice che, con le loro attività educative, vivacizzarono il luogo fino al 1975, quando subentrarono le Piccole Ancelle di Cristo Re, connotate da finalità caritative, che portarono avanti fino al 1992.

Oggi, restaurato l’edificio e il chiostro, ospita la Biblioteca del Polo Umanistico dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.

a.v.

Fotografie di Massimo Velo


📍Quartiere: Vicaria, Piazza Bellini, 60

 ☨  Tipologia: Monastero francescano

📅 Data di fondazione: Tra il 1550 ed il 1569

⛪ Regola monastica: Francescana

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