S. Francesco delle Monache

della Limosina o dell’Osservanza

Le origini del monastero sono piuttosto discusse. Secondo alcune fonti, re Roberto d’Angiò avrebbe insediato in una casa collocata di fronte alla chiesa di S. Chiara alcune monache perché dispensassero le elemosine regie. Nel 1325 poi sarebbe giunta da Assisi una religiosa francescana che iniziò a predicare in città, mostrando al popolo una Vita di S. Francesco  «pinta su tela». La monaca si sarebbe stabilita proprio in quella casa e, grazie al contributo dei napoletani, avrebbe edificato la chiesa di S. Francesco e acquistato abitazioni destinate a ospitare le donne di nobili natali che avessero voluto seguire la regola del Santo servendo Dio, e tra queste la beata Maddalena di Costanzo, morta nel 1345.

Altre fonti invece attribuiscono la fondazione a Sancia d’Aragona Majorca oppure a Maria d’Ungheria. Secondo Carlo de Lellis invece furono le stesse monache dispensiere, a seguito della predicazione della religiosa assisiate, ad acquistare una casa già di proprietà del monastero di S. Chiara e a far costruire in quell’area la chiesa e il monastero di S. Francesco della Limosina. Alcuni documenti accennano a ogni modo genericamente all’esistenza, negli anni ’40 del Trecento, di una domus elemosynarie sovvenzionata da Sancia per la somministrazione giornaliera dell’elemosina del pane, ma non vi sono elementi per potere affermare con certezza che si tratti del monastero di S. Francesco.

Verosimilmente le monache cui accennano le fonti appena riassunte erano in realtà terziarie francescane e comunque fino al 1568, ai tempi di papa Pio V,  il monastero non fu sottoposto alla clausura.

In S.Francesco si ritirò, senza prendere i voti, Giulia Gonzaga di Sabbioneta che aveva simpatizzato per gli insegnamenti e le teorie dei riformatori Juan de Valdés e Bernardino Ochino, presenti a Napoli nei primi decenni del Cinquecento. Valdés ne fece anzi la prediletta discepola e, in ricordo del loro primo colloquio, scrisse l’Alfabeto cristiano e apprestò la traduzione e il commento dei Salmi e di alcune epistole di S. Paolo. Nelle stanze a lei riservate nel monastero, la Gonzaga dopo la morte del Valdés (1541) riceveva i valdesiani tenendo vivo il ricordo del maestro, conservandone i manoscritti e procurandone la pubblicazione, fino a quando l’Inquisizione non iniziò a perseguitarli con l’accusa di eresia. Dopo la sua morte avvenuta nel 1566, tutte i suoi scritti personali, compresi i manoscritti valdesiani, furono sequestrati e utilizzati nel processo contro i seguaci di Valdés che si concluse con la condanna al rogo di molti di loro. Francesco Gonzaga riporta nel suo De origine Seraphicae Religionis (1587) che, ai suoi tempi, vi erano sessanta monache terziarie.

Nel Decennio francese il monastero fu soppresso (1808) e destinato prima a quartiere militare, poi a sede di una Casa d’Educazione Femminile e infine ad abitazioni private. Le monache si trasferirono in S. Chiara nel 1813.

La chiesa, dal dicembre 2010, ospita il Centro Stabile di Musica e Cultura «Domus ARS», fondato e diretto dall’Associazione «Il Canto di Virgilio».

Mario Gaglione

Fotografie di Marcello Erardi


📍Quartiere: San Giuseppe, Via Santa Chiara

☨  Tipologia: Monastero del Terz’Ordine Francescano

📅 Data di fondazione: 1320 ca., Sopp. 1808

⛪ Regola monastica: Terz’Ordine Francescano

👥 Fondatori: Sancia e Roberto d’Angiò

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