SS. Marcellino e Festo

Il monastero dei Ss. Marcellino e Festo nasce dall’unificazione, avvenuta nel 1565, dei preesistenti monasteri dei Ss. Marcellino e Pietro (basiliano) e dei Ss. Festo e Desiderio (benedettino).

Ss. Marcellino e Pietro
Per quanto riguarda S. Marcellino, il primo documento ad esso relativo attesta che nel 763 Eufrosina, diaconessa e badessa del monastero intitolato ai Ss. Marcellino e Pietro concedeva in enfiteusi a Stefano II, vescovo-duca di Napoli, una casa con orto situata a Portanova. È dunque evidente che il monastero fosse assai fiorente già nell’VIII secolo, così che la data di fondazione andrebbe retrodatata.

Di S. Marcellino sono stati tramandati i nomi di molte badesse e numerosi atti di compravendita che ne attestano la floridezza economica.

Nel monastero era custodita un’icona del Volto del Salvatore, donata pare dall’imperatore Basilio II a papa Silvestro II agli inizi dell’XI secolo e conservati, tra le altre reliquie, il corpo della martire Felicita, una reliquia della martire Perpetua ed un dito di san Benedetto.

Nel 1561 le monache accettarono di buon grado di essere poste sotto la guida di Eustochia Carbone, canonichessa di Regina Coeli, che vi si trasferì assieme a cinque sue nipoti, riuscendo ad applicare le norme tridentine sulla clausura.

Ss. Festo e Desiderio
Nel 767 Stefano II, vescovo-duca di Napoli, avrebbe fondato la chiesa e il monastero intitolati ai Ss. Festo e Desiderio, compagni di martirio di san Gennaro, accanto al preesistente monastero dei Ss. Marcellino e Pietro, nella zona di Portanova.

Fino al XVI secolo, poco si sa sul monastero benedettino di S. Festo, se si eccettuano i nomi delle due badesse Barbaria (915) e Caterina de Gennaro (1465). A metà ‘500 le monache erano una trentina, le guidava la badessa Ippolita Mormile.

Il monastero non godeva di buona fama. La decadenza morale era giunta a tal punto da indurre gli stessi parenti delle religiose, nobili del Seggio di Nido, a chiedere l’intervento di Paolo IV per il ripristino della disciplina. Fu necessario ricorrere al braccio secolare, che pose in un vero e proprio stato di assedio il monastero. Ma le monache reagirono violentemente scagliando pietre dalle mura e ferendo o addirittura uccidendo alcuni tra gli quelli che consideravano assalitori.

Preoccupati per il discredito di cui godevano le monache e che infangava loro stessi, i nobili del Seggio di Nido intervennero presso il vescovo. Riprendendo un progetto ideato un secolo prima si decise di unire il monastero a quello di S. Marcellino, ormai riformato, posto sotto la guida di una donna di polso qual era Eustachia Carbone.  Come ricorda Fulvia Caracciolo nel suo Breve Compendio le monache che si opponevano furono «maltrattate con prigionie ed altri modi horribili e dimoravano nelle carcere […] dove furno per spatio di mesi due e giorni venti». Nel 1565 finirono tuttavia col piegarsi al volere dell’arcivescovo e dei parenti, avendo comunque il privilegio di poter aggiungere all’intitolazione del monastero ospite anche quella del proprio.

Unificazione dei monasteri
Nel 1565 alle 40 monache di S. Marcellino vennero unite le 30 di S. Festo e il monastero mutò l’intitolazione in Ss. Marcellino e Festo. Da quel momento iniziarono svariati lavori di ristrutturazione per dare degna dimora alle figlie dell’aristocrazia napoletana, tra le quali ricordiamo Giulia e Isabella di Sangro dei duchi di Casacalenda, Maria Macedonio dei marchesi di Proggiano, Crisostoma e Lucrezia Carafa dei principi di Belvedere, nonché Cornelia ed Aloisia Filomarino dei duchi di Perdifumo.

Nel 1626 fu posata la prima pietra della nuova chiesa, ultimata nel 1645 su disegno di Giovan Giacomo di Composto. All’interno lavorarono artisti di primo piano, quali Massimo Stanzione, Belisario Corenzio e Dionisio Lazzari, cui si deve l’altare maggiore. La costruzione di un nuovo chiostro, con ampio giardino, fu affidato a Vincenzo della Monica, ed è uno degli esempi più belli di chiostro aperto con vista panoramica sul mare.

La presenza giornaliera degli operai provocò non pochi problemi per quanto concerne l’integrità della vita claustrale delle monache; nel 1629 un operaio venne arrestato per aver avuto ripetuti rapporti sessuali con una conversa.

Nel 1759 le monache affidarono a Luigi Vanvitelli il restauro della chiesa e l’ampliamento del monastero attraverso un nuovo chiostro la cui organizzazione architettonica risulta assai complessa. Per consentire alle monache di godere appieno del panorama  l’architetto creò un originale loggione dalle forme curvilinee, cui era possibile accedere, analogamente ad altri locali (come la Cappella), attraverso la cosiddetta Scala Santa, una struttura che collegava il giardino della fontana in basso con la quota del chiostro seicentesco posto in alto.

Durante il Decennio francese le monache, espulse, ripararono nel monastero di S. Gregorio Armeno mentre l’edificio veniva concesso, per volere di Murat, alle Salesiane, che lo occuparono dal 1811 al 1829. Trasferite anche queste ultime nel monastero di Donnalbina, il complesso fu trasformato in Educandato per fanciulle aristocratiche, un istituto privato diretto da donna Rosalia Proto, e intitolato, per volontà di Francesco I, Secondo Educandato Regina Isabella Borbone, per distinguerlo dal Primo situato presso il monastero dei Miracoli.

Nel 1907 la struttura passò all’Università degli Studi di Napoli Federico II, che vi sistemò i Dipartimenti di Geofisica, Vulcanologia, Scienze della Terra e di Sociologia. Lo splendido edificio, con il suo chiostro, ospita oggi il Museo Universitario di Paleontologia, separato nel 1932 dal Museo di Geologia.

a.v.

Fotografie di Marcello Erardi


📍Quartiere: Pendino, Largo S. Marcellino

 ☨  Tipologia: Monastero poi Educandato

📅 Data di fondazione: 1565, Sopp. 1808

⛪ Regola monastica: Benedettina

👑 Presenze nobiliari: Famiglie: Cavaniglia, Guevara, Riccio, di Sangro, Seggio di Nido

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