Giovedì Santo: In Coena Domini

Omelia del Cardinale Sepe

  

   Cari fratelli e sorelle,          La Parola di Dio, che abbiamo ascoltato in questa solenne celebrazione, attualizza i gesti e le parole di Gesù nell’ultima Cena, ci immette nel cuore stesso del mistero redentivo del Signore. Nel momento conclusivo della sua missione – “Ora” – egli vuole darci l’estrema prova del suo amore per noi, rivelandoci lo scopo ultimo della sua vita.          Per questo, possiamo dire che il Giovedì Santo è la Giornata del Dono o, meglio, del duplice dono. Innanzitutto, Gesù fa dono della sua vita. È vero che il sacrificio si consumerà il giorno dopo, sul Calvario; ma è nel Giovedì che egli offre la sua persona all’immolazione. Istituendo l’Eucaristia, Egli offre il “suo corpo” che verrà “consegnato”, ed il suo “sangue” che verrà “versato”, dimostrando, così, di conoscere bene quello che deve succedere: tutto è accettato e liberamente voluto.          Egli dona il suo corpo e il suo sangue in cibo e bevanda a tutti gli uomini fino alla fine dei secoli: è l’istituzione dell’Eucaristia. Così, non bastò che il Figlio di Dio si incarnasse in un corpo umano, nato da una Vergine di Nazareth, ma volle che il suo Corpo diventasse cibo per gli uomini. Si è consegnato completamente a noi sotto la forma più umile e modesta: si mette completamente nelle nostre mani, accettando tutte le conseguenze di questo straordinario gesto d’amore. La sua è una vita per gli altri, una vita che si consegna, che si dona.          “Fate questo in memoria di me”: con questa breve e semplice frase Gesù ci coinvolge, invitandoci a ripetere i suoi gesti e i suoi atteggiamenti nei riguardi degli altri. D’ora in poi, tutti noi, discepoli del Maestro, siamo invitati a ripetere quello che Cristo ha fatto, sotto la presidenza dei ministri. Tutti siamo invitati, cioè, a lodare e a ringraziare Dio, mettendoci umilmente davanti al Padre e, nello stesso tempo, ad avere gli stessi atteggiamenti del Cristo verso il nostro prossimo, disposti a servire, come Lui, i nostri fratelli e celebrare in verità la Pasqua di Risurrezione.          In questo modo l’Eucaristia sazia la fame e la sete di Dio, avvertita dall’uomo di oggi, ponendo le premesse sicure per rispondere alle altre fame e sete di libertà, di progresso, di pane, di lavoro, di pace e di giustizia, perché crea l’unità di tutto il popolo cristiano. Cari fratelli e sorelle, non si può essere divisi e in contrasto quando si partecipa allo stesso altare e allo stesso sacrificio di Cristo ed essersi comunicati alla stesso pane. Non si può non fare attenzione alla fame e alla sete di pace e alle tante altre necessità che dilaniano le nostre comunità, acuite dalle tante morti, soprattutto di giovani, che lacerano la nostra coscienza civile e sociale, dopo aver partecipato alla messa eucaristica.          L’amore di Cristo ci unisce nel fare il bene e nel testimoniare l’amore di Dio che si fa pane per cibarci della sua vita divina.          Affidiamoci alla Vergine SS.ma perché ci sostenga nel nostro impegno a spezzare il pane della carità per dar da mangiare a quanti hanno fame e a donare l’acqua della solidarietà a quanti hanno sete di Dio. Il Signore Vi benedica e                    ‘A Maronna V’accumpagna

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