Giubileo del Mare

Il mare continua a bagnare Napoli. Con le sue risorse e le sue enormi potenzialità. Parte dalla Stazione Marittima, al termine delle celebrazioni del Giubileo del Mare, l’impegno di Chiesa ed operatori marittimi per tutelare e promuovere Napoli e il suo mare. Una giornata intensa quella di ieri, dedicata a quella che il cardinale Sepe ha definito «una risorsa imprescindibile, perché Napoli è nata dal mare e nei suoi tremila anni di storia è sempre vissuta di mare». Ma il mare qualche volta ha ucciso. E l’arcivescovo non dimentica chi ha perso la vita in mare: la celebrazione eucaristica, nella sala Galatea, è dedicata a tutti coloro che sono morti, vittime dei «viaggi della speranza» oppure, dice Sepe, «prigionieri di criminali». «Non dobbiamo dimenticare – aggiunge – chi va in mare per trovare una vita migliore e trova la morte, a volte nell’indifferenza della comunità nazionale ed internazionale e nel rifiuto di tanti». Alla celebrazione erano presenti, tra gli altri, il prefetto di Napoli Andrea Di Martino, il procuratore capo di Napoli Amedeo Lepore, l’assessore comunale allo sport e politiche giovanili Pina Tommasielli, il presidente dell’Autorità Portuale di Napoli Luciano Dassatti, il presidente della Camera di Commercio Maurizio Maddaloni, il comandante della Capitaneria di Porto di Napoli, ammiraglio Domenico Picone. L’arcivescovo ha aggiunto che «non ci poteva essere un Giubileo per Napoli senza il mare e senza offrire un’opportunità per i giovani». Perciò nasce l’idea di corsi di formazione necessari per intraprendere il lavoro marittimo. «Perché il Giubileo – spiega l’ammiraglio Picone – vedrà concretizzarsi iniziative per far scoprire il mare come volano dell’economia». Picone cita il primo gruppo di 50 giovani meno abbienti che saranno avviati al lavoro marittimo, la nascita di una cappella multietnica all’interno del Porto e la collaborazione con i 52 volontari cominciata ieri con la pulizia dei fondali ed il recupero di 15 batterie esauste giacenti sui fondali del porticciolo di Mergellina, da parte di un gruppo di subacquei dell’Associazione Marevivo. Napoli si è poi affidata alla Madonna di Portosalvo: l’arcivescovo in una imbarcazione, messa a disposizione dalla Capitaneria di Porto, ha seguito la processione via mare che ha raggiunto l’imboccatura del porto fino alla statua di San Gennaro. Preghiera e ricordo per chi è morto in mare con canti e corone di fiori. Poi il progetto per i giovani illustrato dall’assessore al Lavoro della Regione Campania Severino Nappi, intervenuto alla tavola rotonda del pomeriggio. «È la prima volta in Italia – rivela l’assessore – che si mette a punto un progetto con l’Associazione Armatori». È uno dei miracoli del Giubileo per Napoli: lavoro di sinergia per i giovani. «Un’opportunità concreta – prosegue Nappi – per sostenere la formazione e creare lavoro». «Si punta sul mare – aggiunge l’assessore regionale ai Trasporti Sergio Vetrella – con tre obiettivi: lavorare per la portualità turistica dalla quale possono derivare centinaia di posti di lavoro; recuperare il Molo San Vincenzo; provvedere alla commercializzazione del porto per ampliarne le potenzialità». Al pomeriggio di riflessione sono intervenuti, tra gli altri, il vescovo ausiliare Lucio Lemmo, il moderatore di Curia Gennaro Matino, il vicario episcopale don Adolfo Russo. «Il sogno – aggiunge Salvatore Lauro, presidente dell’associazione Napoli Europea – è creare un salotto della cultura, qui al porto per aprire le porte ad una città che deve risvegliarsi». Rilancia Sepe: «Dal mare può partire il riscatto per Napoli: oggi siamo ripartiti dai fondali, poi abbiamo scoperto le tante potenzialità lavorative. Dalla gente di mare possiamo riscoprire i valori dell’amicizia, della fratellanza, della solidarietà espressa con il soccorso marino. È solo l’inizio perché Napoli vada a largo».

Dal Mattino
Rosanna Borzillo
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