Giubileo dello Sport: Convegno Università Parthenope

In un tempo in cui i ripetuti scandali nel mondo dello sport lasciano l’amaro in bocca, mentre il business delle scommesse sul pallone diventa la nuova frontiera della malavita organizzata, “dire il Vangelo al mondo dello sport e raccogliere la sfida educativa che da esso proviene sono i due motivi di fondo che spiegano e giustificano l’interesse con cui la Chiesa si rivolge a questo nuovo areopago dell’evangelizzazione” .
La crisi dei valori che spegne ogni entusiasmo e travolge soprattutto il mondo dei giovani non può e non deve scalfire anche lo sport. Quando l’ombra della corruzione oscura la lealtà di una sana competizione, annientando talenti, si mette a rischio non solo la validità di un campionato, ma il valore intrinseco dello sport che è molto di più di “un semplice esercizio fisico-motorio, un apprendimento rigoroso e meticoloso di tecniche e di regolamenti, la messa in scena di uno spettacolo atletico e professionale” . L’antico detto mens sana in corpore sano avvalora da sempre “la funzione umanizzante dello sport, la tensione che da esso promana verso la perfezione dell’uomo” .
In questo nostro tempo, in cui i giovani, più degli altri, stanno pagando a duro prezzo le spese di una crisi economica e finanziaria che toglie loro ogni speranza di futuro, avviliti da una società che sembra non lasciare più spazio all’onestà, ai sentimenti, agli ideali, è necessario restituire allo sport la sua dignità, fondata sulla sua intrinseca gratuità, per affrontare la sfida educativa più volte lanciata dal Santo Padre, Benedetto XVI.
Spesso figli di famiglie disgregate, vittime di un falso relativismo etico culturale, in balia di messaggi fuorvianti dettati dalle leggi del mercato, i nostri ragazzi hanno più che mai bisogno di poter guardare allo sport con occhi limpidi e di trovare in esso valori e modelli comportamentali “sempre più al servizio dell’uomo e della sua crescita integrale” . Mai come oggi, la risonanza sociale e culturale dello sport dilatata ormai quotidianamente, e non solo la domenica, dai palinsesti radio televisivi, incide notevolmente sulla formazione delle nuove generazioni, che vedono in quel mondo a sé un’alternativa esaltante alla quotidianità dei giorni, un mondo dove è ancora possibile sognare che vinca il migliore.
Fenomeno tipico del nostro tempo lo sport, soprattutto per i processi di identificazione che mette in atto nei più giovani, può aprire nuovi orizzonti nel campo dell’educazione e “promuovere una più elevata qualità umana per la persona e per la società”  se rimane fedele al messaggio cristiano. Se il campione è un eroe positivo non solo sul campo, ma nella vita, allora i suoi fan impareranno da lui ad essere uomini nel senso più alto del termine. Se invece è parte di un gioco corrotto, allora sarà inconsapevole promotore di falsi valori, di violenza, di degenerazione, di tifoserie intemperanti, ultimo anello di una catena che ha trasformato il gioco di squadra in un gioco di corrotti interessi economici. Di fatto, come affermava Giovanni Paolo II: “Non è solo il campione nello stadio, ma l’uomo nella completezza della sua persona che deve diventare un modello per milioni di giovani, i quali hanno bisogno di leader e non di idoli” .
Lo sport non deve assolutamente ricalcare le contraddizioni della società contemporanea, schiava di una spietata logica di mercato che avvilisce ogni cosa. Deve invece abbandonare ogni tentazione che proviene da modelli aziendalistici negativi e mettere in primo piano il gioco in quanto tale, libero da ogni sorta di speculazione, per recuperare la funzione catartica propria di ogni spettacolo. Ogni campione, e chiunque lavori nel mondo dello sport, deve essere testimone di uno stile di vita diverso che allontani i ragazzi non solo dalle droghe e dall’alcol, ma anche da errate abitudini alimentari e dalla pessima consuetudine di vivere di notte e dormire di giorno. Forse bisognerebbe ricordare ai nostri ragazzi che sognano di diventare campioni, quanto affermava l’apostolo Paolo: “Ogni atleta è temperante in tutto” (1 Cor 9,25).
Il rispetto del proprio corpo, della propria salute, più di una ossessiva cura dell’immagine, può indurre le nuove generazioni a un sano stile di vita basato su una rigorosa disciplina. Lo sport, più di ogni altra cosa, può chiamare i giovani al rispetto di sé, dell’altro, dell’ambiente, e ai valori della collaborazione, della solidarietà, contribuendo efficacemente “a contrastare e combattere le tendenze involutive ed egoistiche che emergono nella società contemporanea” . Proprio per la sua alta funzione pedagogica, ogni volta che lo sport torna in prima pagina non per decantare vittorie e primati, ma per registrare gli scandali legati a partite vendute o ad atleti che hanno ceduto alla mistificazione da doping, provoca nei giovani un effetto contrario: delusione, smarrimento, risposte violente e autodistruttive proprie di chi non crede più a nulla.
Tra chi idealizza lo sport, come l’unica attività capace di promuovere ideali di pace, di fratellanza, di lealtà, favorendo l’incontro tra popoli, e chi invece lo demonizza per le deviazioni divistiche, le violenze, gli asservimenti economici e ogni forma di strumentalizzazione, la Chiesa si pone di fronte allo sport come a qualsiasi attività umana che in quanto tale è caratterizzata da potenzialità positive e da limiti. Come sempre, nello spirito del Vaticano II, in ogni ambito che chiama in causa il rapporto Chiesa-mondo, “la Chiesa invita a discernere quei criteri che si preoccupano di assumere tutti i valori veri e con i quali ci si impegna a fondo per dialogare con il mondo d’oggi, tenendo conto delle diverse espressioni che di fatto investono la vita personale e sociale dell’uomo” .
Di fatto, partendo da una visione integrale dell’uomo, anche nell’ambito della pratica sportiva si possono enucleare modelli di vita cristiana capaci di ricostruire in senso etico il tessuto sociale. Proprio per la sua incidenza sul mondo giovanile, lo sport non può rivendicare una presunta autonomia avulsa da principi etici e morali, né limitarsi ad applicare le “regole del gioco” senza riferirsi ai valori spirituali che fanno di ogni uomo un uomo. La verità cristiana, che illumina ogni esperienza umana, valorizza anche lo sport, liberandolo da ambiguità e deviazioni che ne impediscono la piena realizzazione.
Realtà multiforme e complessa, il mondo dello sport, nelle diverse tipologie della pratica sportiva, non può essere ricondotto ad un unico denominatore, ogni sport ha i suoi risvolti non solo fisici e motori, ma anche psicologici, sociali, ambientali, etici. Tuttavia, come ogni azione dell’uomo nel mondo si inserisce nel progetto divino se si basa sul rispetto di sé e degli altri, così lo sport può avere una forte valenza etica e spirituale se pone come sua finalità oggettiva l’essere al servizio di tutto l’uomo e di tutti gli uomini.
Tutti gli atleti, tutti i campioni, quanti lavorano nel mondo dello sport e tutti i giovani desiderosi di intraprendere un’attività sportiva dovrebbero sempre ricordare il monito di Paolo ai Corinti: “Sia che mangiate sia che beviate, sia che facciate altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio” (1 Cor 10,31).

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