Il Cardinale Sepe a Torre Annunziata per la Lectio quaresimale

Possiamo ancora affermare di abitare una “terra buona”? Non è piuttosto avvelenata da rifiuti tossici?

A Torre Annunziata, nella Basilica-Santuario dello Spirito Santo, la prima tappa del percorso quaresimale che il Cardinale Sepe quest’anno ha voluto che fosse itinerante lungo il territorio dell’Arcidiocesi. Prima Lectio divina, pertanto, con lettura e commento di una brano biblico tratto dal Deuteronomio in cui si vede Mosè che incoraggia il popolo a prendere possesso della terra ad esso destinata per volontà di Dio e definita dagli esploratori “buona”, tale cioè da consentire all’uomo di viverla, lavorarla per produrre  frutti e di goderne.
Nel prendere spunto da questo riferimento, l’Arcivescovo si è domandato: guardando al nostro quotidiano, possiamo ancora affermare di abitare una “terra buona”? Non è piuttosto avvelenata da rifiuti talmente tossici da farle produrre frutti inservibili per il nutrimento, oltre che orribili a vedersi? Che cosa hanno da dire coloro che esplorano la nostra terra, se non che la stiamo trasformando ormai in una pattumiera? Non dobbiamo, però, scoraggiarci ma impegnarci a migliorare la qualità di questa terra, per questo abbiamo indetto il Giubileo, come conseguenza di tutta l’opera di evangelizzazione la quale, perciò, non può essere disgiunta dalla qualità della vita della nostra gente. Di fronte alle gravi difficoltà economiche, sociali e politiche del popolo che ci è stato affidato non possiamo non preoccuparci e impegnarci per imboccare un percorso di ricerca che ci porti ad abitare in una “terra buona”.
Il Card. Sepe, poi, è passato ad analizzare un secondo elemento che emerge dal testo ossia la paura che assalì gli israeliti quando si trovarono di fronte all’obiettivo dell’entrata nella terra promessa. Si sentivano senza forze, incapaci, inadeguati, perché non avevano preso in considerazione l’aiuto che veniva da Dio. La paura ha un potere paralizzante –ha osservato Sepe- e si accoppia spesso con la disperazione, mentre a noi credenti sono richiesti il coraggio e la speranza, perché soltanto chi è pavido e temerario non conosce quell’equilibrio che proviene dalla fede nell’azione del Signore, alla quale vogliamo richiamarci per vivere questa quaresima giubilare con la certezza che il Signore ci aiuterà a risollevarci e a darci la forza necessaria per vincere tutte le tentazioni contro il pessimismo e le paure.
Per la circostanza, il Cardinale Sepe ha sottolineato che il percorso quaresimale di quest’anno acquista un significato particolare perché si inserisce, molto opportunamente, nello spirito del Giubileo indetto per risvegliare le coscienze e richiamare tutti gli uomini di buona volontà alle proprie responsabilità civiche per costruire e determinare il riscatto delle nostre comunità che sono in sofferenza.
“Preghiera e riflessione –ha precisato l’Arcivescovo-  debbono costituire l’essenza del nostro vivere la Quaresima nell’Anno che vogliamo sia del cambiamento e della rinascita spirituale, morale e civile. Come la Quaresima ci prepara e ci porta alla Pasqua di Resurrezione così il Giubileo, che ci ricorda il suono del corno dell’ariete ( cioè jobel= giubilo) di cui ci parla l’Antico Testamento, ci deve aprire la mente e il cuore alla speranza e alla proclamazione della salvezza, che è liberazione da una condizione di miseria, sofferenza, emarginazione.
Un Giubileo per Napoli, dunque, che deve essere un anno di grazia, di riconciliazione e di conversione al bene comune; un anno di speranza verso un futuro migliore”.
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