Il Cardinale Sepe: “Napoli è una carta pulita”

07 Luglio 2008 - Rassegna letteraria "Positano. Mare, Sole e Cultura 2008"


 «Napoli è una carta pulita che può insegnare ancora tanto al mondo con la risorsa del suo cuore, della sua intelligenza e della sua religiosità. E, credetemi, l’invocazione non rubate la speranza, che è anche il titolo del mio libro, non è vacua utopia ma la riproduzione di uno stato d’animo collettivo e positivo che c’è». Eccolo, il cardinale scrittore che arriva a Positano e lancia per Napoli e la Campania l’invito a declinare la speranza non solo come «invito pastorale» ma come «dovere civile e fa bene a Napoli», che rilanci il senso della storia come «luogo del quotidiano del vissuto». E’ sullo scenario della contaminazione letteraria, orchestrato da Enzo D’Elia, che il cardinale Sepe apre un nuovo discorso su Napoli, alla vigilia anche del preannunciato superamento dell’emergenza rifiuti. E parla non da sognatore, ma da cronista attento nel suo intenso lavoro pastorale che lo costringe ad un ritardo all’appuntamento di Positano: ha ordinato nuovi sacerdoti. Il cardinale sfida Napoli con una nuova lettura della situazione che influirà nel dibattito dei prossimi giorni. Giulio Giorello, filosofo che rivendica il suo “materialismo” , riconosce al cardinale Sepe la capacita di aver scritto un messaggio “nazionale” perché, sostiene il filosofo l’invito a non rubare la speranza non riguarda più solo Napoli, ma è «metafora nazionale, universale, quando il mondo e la società hanno perso la caritas e la pietas che può derivare solo dalla Grazia ed evitare che la società sfoci nel fiume carsico dell’intolleraza». Giorello rafforza lo spessore dell’invito alla speranza, lo contestualizza nella crisi delle idee contemporanee, tanto da indurre il matematico Piergiorgio Odifreddi a sospettare, sia pure scherzosamente, l’improvvisa conversione. Ma il matematico, pur apprezzando lo sforzo letterario, arriva a contestare all’alto prelato l’ennesimo «esercizio sociologico letterario», senza riferimento alla dottrina della Chiesa e troppo fideisticamete ripiegato sul miracolo di San Gennaro. «No – replica argutamente Sepe – il miracolo di San Gennaro non è il folklore occasionale del sangue che si liquefa, perché la religiosità popolare e la Chiesa celebrano il senso del martirio come la lezione di Tertulliano». Soccorre il cardinale uno scrittore che ha viaggiato e descritto il sud, Giovannino Russo: «Il libro è un grande viaggio nel sud, una inchiesta su Napoli». Napoli metafora nazionale che spera e non si ripieggi sul miracolismo? «Decisamente sì, perché la speranza che predica il cardinale Sepe– dice il direttore del Mattino Mario Orfeo che conduce la serata – viene rappresentata come il risultato della esperienza quotidiana che passa dal riconoscimento delle virtuosità di ogni giorno». Sepe ha scritto dopo aver posato l’occhio sulla realtà. Come quando decise di baciare la terra di Scampia: primo, significativo, atto del suo ministero. Da Scampia arrivano in cinque, i ragazzi dell’istituto Carlo Levi. Ugo Lanza di Brolo, Carmen e Alessia Maiello, Maria Visone e Lucia Corderas. «La speranza di Napoli riparte da Scampia» racconta Rosalba Rotondo, l’insegnante di una eccellenza che induce il cardinale a rilanciare quel suo invito: «Non abbiate paura a guardare alla speranza». E Sepe annuncia due convegni: uno su Chiesa e Mezzogiorno, ricondando i documenti dell’episcopato meridionale; e uno su Napolie la Cina scegliendo la Campania come luogo privilegiato del dialogo. (Dal Mattino)

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