Il giornalismo a servizio della persona

Cardinale Crescenzio Sepe

Nel mondo del giornalismo stiamo vivendo un tempo di profondi cambiamenti con sempre più nuove tecnologie che interessano e coinvolgono ogni essere umano.
Questo richiede non soltanto un continuo aggiornamento professionale, ma deve spingere i giornalisti a interrogarsi sul loro impegno di cristiani nel mondo della comunicazione.
Primo dovere è la ricerca costante della verità, principio e fine di ogni comportamento etico che occorre tenere e osservare nello svolgimento della professione.
Si tratta di un compito estremamente delicato e impegnativo, che non ammette distrazioni o deroghe perché è in gioco il bene morale e anche personale e sociale della intera comunità e di ogni cittadino.
Non può esserci alcuna separazione e, meno che mai, alcun conflitto tra etica e giornalismo perché notevole e immediata è l’influenza sulla pubblica opinione e, quindi, sugli orientamenti come sui comportamentidi ogni persona.
C’è dunque un ruolo formativo e di servizio del giornalismo che in maniera diretta è finalizzato alla informazione ma sostanzialmente è strumento di bene comune cui si perviene creando condizioni di giustizia sociale e, quindi, di difesa dei diritti dei più deboli, di quelli che non hanno voce per far valere le loro ragioni.
Bisogna partire, pertanto, dal rispetto dei diritti della persona che non è condizionamento della libertà professionale e di pensiero, ma è conferma, difesa e affermazione della libertà assoluta che deve essere per tutti. Prima di ogni cosa, quindi, viene la dignità della persona, che va sempre salvaguardata e rispettata, indipendentemente dalla sua condizione sociale e situazione fattuale.
E’ un dovere, ma è anche una sfida che porta a vedere insieme giornalisti e Chiesa nel servizio alla persona, che va reso avendo come parametri di riferimento la giustizia e la carità.
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