Il Volto di Pietro

Il Papa e l'Ecumenismo - Contributo di Mons. Gaetano Castello

Il prossimo pontificato e alcune grandi questioni ecumeniche
L’atto stesso delle dimissioni di Benedetto XVI ha una indiscutibile portata ecumenica che chiederà approfondimenti. Il mondo protestante, ancora ricorda negativamente alcune “puntualizzazioni” del Cardinale Ratzinger e poi del papa Benedetto XVI. Si ricorderà come la Dominus Iesus fu accompagnata da un generale disappunto per quei chiarimenti teologici ed ecclesiolgici che venivano posti alla base di un concreto cammino verso l’unità. La diversa concezione di chiesa giungeva in quel documento a concretizzarsi nell’ammissione necessaria, da parte cattolica, di non poter considerare “chiese” i gruppi protestanti che mancano della successione apostolica. E come tale aspetto rendesse inconsistente l’idea di una “comunione della mensa”, un obiettivo tante volte indicato e sperato come tappa non remota per il cammino verso l’unità. Tutto ciò confermato dall’autorità papale con l’ulteriore aggravamento di rapporti che proprio intorno al primato del papa trova uni dei punti di maggiore difficoltà. Le dimissioni del Pontefice sono state percepite in se stesse da non pochi osservatori, al di là di ogni altra considerazione, come un atto che ripropone il significato della figura stessa e il ruolo del Sommo Pontefice nella chiesa. Un discorso certo complesso ma che certamente trova nell’atto delle dimissioni di Benedetto XVI un argomento di grande rilievo per una comprensione più approfondita di quella che fin poco tempo fa, con casi estremamente lontani nel tempo, veniva ritenuta una condizione al di là della naturale condizione umana. Naturalmente non di minore importanza saranno i risvolti che una riflessione sul primato petrino potrà portare anche per il dialogo con il mondo ortodosso benché sotto altri aspetti.
Ma un altro grande stimolo al dialogo ecumenico è venuto proprio dal magistero di Benedetto XVI e attende una ripresa approfondita. Al n. 56 della lettera Apostolica Verbum Domini, raccogliendo peraltro indicazioni emerse durante l’assemblea sinodale del 2008, si parla della “sacramentalità della Parola”. Il tema della Bibbia, del suo annuncio, della sua efficacia come parola di Dio nella vita della chiesa, e del singolo credente, un tempo costituiva uno dei temi sensibili nel non-dialogo tra cattolici e protestanti. La Dei Verbum, del Concilio Vaticano II, ha posto basi solide per un diverso atteggiamento verso la Bibbia come Parola di Dio giungendo a formulare indicazioni importanti e nuove nel noto capitolo VI. Eppure proprio la sottolineatura del bisogno di recepire le indicazioni conciliari, ancora a cinquant’anni di distanza aprono senza dubbio a nuovi approfondimenti sul perché si faccia fatica, nonostante le indicazioni magisteriali, a tradurre in prassi anche liturgica e nella vita del singolo credente, la fiducia nell’efficacia della Parola di Dio, se non come parte della celebrazione dei sacramenti. La riflessione sulla “sacramentalità della Parola” costituisce perciò un argomento che indicato come tema di approfondimento per i cattolici, non mancherà, se proseguita, di portare i suoi frutti anche nel dialogo tra cattolici e protestanti.
Lo stile del pontificato di Benedetto XVI ha inoltre acceso l’attenzione sulla necessità di puntare ad un dialogo nella verità. Prima ancora che sulla Verità in se stesa, sulla verità o onestà con cui è necessario presentarsi reciprocamente per non continuare in un dialogo dei reciproci convenevoli, delle manifestazioni che sempre di più hanno assunto aspetti tanto coreografici quanto ripetitivi e poco utili per un reale progresso del dialogo ecumenico reale. Questo aspetto, spesso poco apprezzato per l’onestà con cui Benedetto XVI ha posto le questioni, costituirà una sfida per chiunque si troverà a guidare, come Pastore sommo, i prossimi passi ecumenici della chiesa cattolica.
Preoccupano non poco gli aspetti non secondari maturati soprattutto negli ultimi decenni circa le questioni morali intorno alle quali il dialogo si è mostrato molto più semplice con il mondo ortodosso che con le chiese protestanti. Le questioni eticamente sensibili (dall’origine al fine vita, dall’aborto all’eutanasia, dall’omosessualità al divorzio etc.) costituiscono aspetti non secondari, vissuti talvolta in maniera assai problematica all’interno delle stesse chiese. Oggi paradossalmente, il magistero della chiesa cattolica e le chiese ortodosse concordano su posizioni condivise spesso dai gruppi evangelicali ma non dalle chiese protestanti storiche e questo aspetto costituirà un scoglio non secondario per il futuro dialogo ecumenico.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail