“Immigrazione: troppe morti”

Il Cardinale Sepe a nome dei Vescovi della Campania

Basta naufragi! Basta morti! Basta pianti e lutti! Basta sofferenze! Quello che da anni ormai sta accadendo nel Mediterraneo ha dell’incredibile, dell’inaccettabile. Assistiamo a vere e proprie tragedie umane e con esse alla strage di innocenti.
Lo ha gridato, con voce forte e ferma, il Cardinale  Crescenzio Sepe, anche a nome di tutti i Vescovi della Campania.
I viaggi della speranza, ha proseguito l’Arcivescovo di Napoli, ormai si susseguono senza fine. Siamo ormai in presenza di un esodo biblico dalle coste nordafricane, che troppo spesso assume dimensioni drammatiche perché non pochi passeggeri di quelle cosiddette “carrette” finiscono nelle acque fameliche e omicide del “mare nostrum”. E per tanti, per troppi non c’è  l’auspicato approdo sulle coste occidentali; per loro la vita finisce  tra le onde vorticose e voraci.
Giovani, donne, anziani, bambini, mamme in gravidanza, senza patria e senza famiglia, cittadini del mondo, affamati di futuro, autentici pellegrini della speranza.
Tutti alla ricerca non della propria identità, mai tradita, ma in cammino per sentirsi a pieno titolo parte del consesso internazionale; per affermare la propria dignità umana e vedere riconosciuti i propri diritti, come il diritto alla vita, il diritto al lavoro, il diritto alla salute; per essere ammessi non alla mensa della opulenza, ma a quella della sopravvivenza.
Uomini e donne in cerca di libertà, in cerca del presente, in cerca del domani, che fuggono dalle guerre, dalla miseria, dalla fame, dalla morte certa, quella morte che poi, per una beffa del destino, incontrano non poche volte lungo il percorso affrontato con fiducia e ponendo il loro destino e i loro poveri averi, frutto quasi sempre di indebitamento, nelle mani di spregiudicati scafisti, mercanti di morte.
Quanta tristezza, quanto dolore, quanta umiltà e quanta tenerezza! Non c’è bisogno di interpreti per cogliere i loro sentimenti, i loro sacrifici, le loro attese, le loro ansie.
Parlano i loro volti segnati unicamente dall’impronta di una sorte matrigna.
Sono uomini traditi da altri uomini. Abbandonati a se stessi, nell’indifferenza di tanti.
Ignorati da centri di potere che fanno prevalere l’egoismo del proprio stato, mettendo in campo aride logiche burocratiche nelle quali non c’è posto per i sussulti del cuore ma c’è qualcosa di disumanizzante, espressa attraverso quel triste principio per il quale il problema non è europeo, ma della Nazione che accoglie i profughi.
Un ragionamento che ha dell’incomprensibile. Quasi a dire che Lampedusa o altra punta estrema della Sicilia non è Europa. E così l’Italia in virtù di proprie norme ma soprattutto in ragione di leggi naturali che vanno al di là dell’ordinamento statuale e si richiamano alla nostra cultura e alle nostre radici cristiane, accoglie persone e corpi umani, manifestando rispetto incondizionato, cercando di dare in ogni caso risposte adeguate all’emergenza, andando anche oltre i limiti imposti dalla fisica, dalla logistica, dalla organizzazione che purtroppo finisce con l’essere inadeguata, non per colpa ma per i grandi numeri con i quali, quasi ogni settimana se non ogni giorno, bisogna fare i conti.
Soltanto nello scorso fine settimana sono arrivati ancora in Sicilia 5000 migranti, ma, come sempre, il cuore degli italiani si è aperto ai fratelli nordafricani che, in parte, sono stati trasferiti in Campania, la nostra regione che, per sensibilità e vocazione storica all’accoglienza,  ha sempre aperto le braccia allo straniero, a quanti hanno bisogno di aiuto e di ospitalità.  E così sono sbarcati l’altro giorno anche a Salerno, trasportati dalla nave Etna della Marina Militare, 1044 degli ultimi arrivati, dei quali circa 70 sono stati ospitati poi in provincia di Avellino.
A bordo della nave oltre 400 donne, alcune delle quali in gravidanza, e tanti bambini, 38 non accompagnati, per i quali la Prefettura ha disposto l’affidamento al Comune di Salerno, che  provvede, attraverso i servizi sociali, ad affidarli ad alcune case famiglia.
La maggior parte dei migranti (siriani, eritrei, somali, nigeriani, ghanesi e della Costa d’Avorio) e’ rimasta in Campania.
La Chiesa, come sempre, sta assicurando la propria assistenza attraverso le strutture Caritas e gli Uffici Migrantes delle diocesi coinvolte, attivandosi per la doverosa accoglienza e per assicurare, quindi, ospitalità, ristoro e cure laddove necessarie, per alleviare la sofferenza del viaggio e del distacco dalla propria terra, favorendo l’inserimento nella comunità di arrivo.
E’ una testimonianza di amore e di carità cristiana che le organizzazioni ecclesiali premurosamente si preoccupano di assicurare agli sfortunati fratelli, nel nome di quel Dio misericordioso che é padre tenero di tutti e nel segno dell’appartenenza alla stessa grande famiglia umana.
La Chiesa della Campania, nel confermare il proprio impegno solidaristico e di comunione a quanti, con grande coraggio e speranza, sfidano il destino per vedersi accolti e rispettati come persone, auspica che da parte delle massime Organizzazioni Internazionali e particolarmente da parte dell’Europa vengano attivate misure e iniziative  volte a condividere l’immane impegno dell’Italia nel governare una vicenda umana complessa e di grosse dimensioni.
Nel contempo, è indispensabile favorire lo sviluppo nei Paesi di origine dei migrantes, attraverso politiche di cooperazione che comportino  aiuti e accompagnamento nei processi di crescita locali. Intanto, si rende urgente la definizione di forme di lotta alla spregiudicatezza e all’arricchimento illecito degli scafisti, regolamentando, nel contempo, gli esodi anche attraverso il controllo dell’efficienza dei mezzi di trasporto che fin troppo spesso diventano veicoli di morte..
Il Signore illumini tutti e protegga i migranti e le loro famiglie.

Crescenzio Card. Sepe
Presidente Conferenza Episcopale Campana

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