La Chiesa, casa di Dio e degli uomini

Nella Solennità dell'Ascensione, la dedicazione della nuova chiesa parrocchiale di San Giustino de' Jacobis in Casoria.

È un giorno di gran festa! Ringraziamo il Signore per quanto ha realizzato e compiuto non solo per questa comunità, ma per tutta la Chiesa di Napoli, perché dopo un cammino così lungo e dopo tante difficoltà oggi abbiamo aperto la porta di questa chiesa per inaugurare una nuova storia di vita spirituale, di vita pastorale, di vita ecclesiale.
Ciò che per tutti voi sembrava un deserto, oggi è diventata un’oasi, un punto di riferimento.
Vogliamo ricordare tutta la fede e l’impegno di tanti che ci hanno preceduto, porgendo a Dio la lode per questa comunità che ha saputo esprimere, attraverso la realizzazione di questa chiesa parrocchiale e di queste opere, la propria riconoscenza al Signore. Perché sì, è vero, ci è voluta la collaborazione di tutti, a incominciare dal parroco, don Arcangelo Caratunti, ma anche di tanti che, in qualche maniera, hanno voluto dare il loro contributo perché si realizzasse quest’opera che non è nostra ma solo di Dio: siamo qui per render gloria a Dio e perché ognuno abbia la possibilità di sentirsi alla presenza di Dio nel frequentare il Tempio del Signore. La solennità dell’Ascensione di Gesù al Cielo conferisce il senso spirituale e reale di questa celebrazione.
Normalmente si pensa che il ritorno di Gesù al Padre sia come un allontanarsi del Signore dai discepoli, da quella Chiesa che lui aveva fondato, da quella umanità che lui aveva assunto. Non è così! Anzi, direi che è proprio il contrario: l’Ascensione al Cielo significa la definitiva permanenza di Cristo in mezzo a noi.
C’è un brano, molto bello, di un documento del Vaticano II, la “Sacrosanctum Concilium”, in cui si legge: «Per realizzare un’opera così grande, Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgiche. È presente nel sacrificio della messa, sia nella persona del ministro, essendo egli stesso che, 2offertosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso tramite il ministero dei sacerdoti2, sia soprattutto sotto le specie eucaristiche. È presente con la sua virtù nei sacramenti, al punto che quando uno battezza è Cristo stesso che battezza. È presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura. È presente infine quando la Chiesa prega e loda, lui che ha promesso: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io, in mezzo a loro” (Mt 18,20)» (7). Cristo è presente nella parola divina che viene proclamata durante la celebrazione dell’Eucaristia, soprattutto la domenica. È Dio che parla al cuore di ognuno di noi quando noi ci apriamo per ascoltarlo.
Cristo è presente nei sacerdoti, nei diaconi, nella vita religiosa, è presente in tutti coloro che hanno ricevuto il Battesimo. Cristo è presente quando noi traduciamo la nostra fede in opere di carità.
Perché un tempio dedicato a Dio? Una chiesa consacrata a Dio, un altare che tra poco consacreremo? È la presenza di Dio in mezzo a noi, è la casa dove abita Dio e dove noi veniamo per incontrarci con lui, per parlare e ascoltare la sua voce. E così l’altare, la mensa dove si compie il sacrificio che Cristo ha offerto sulla croce, si rinnova ogni volta che celebriamo l’Eucaristia.
L’altare, ovvero Cristo vittima, dove noi ci sentiamo chiamati a partecipare perché il Signore diventi nostro cibo e nostra bevanda, come in una famiglia. Ci raccogliamo intorno alla mensa eucaristica perché Cristo continui ad immolare se stesso al Padre per noi. Egli si rende presente attraverso questi segni, espressioni della bellezza e della ricchezza della liturgia che noi stiamo compiendo, per riaffermare che il Cristo, Figlio di Dio, nella potenza dello Spirito Santo, continua ad essere in mezzo a noi, anzi dentro di noi: «Io sono con voi sempre, in tutti i luoghi, in tutti in tempi, fino alla fine del mondo», non è un modo di dire, un semplice desiderio di Gesù, ma un fatto reale! Certo, noi non lo vediamo, non lo tocchiamo, come quando duemila anni fa passava per le strade, entrava nelle case, abbracciava e guariva gli ammalati. Non lo vediamo e non lo tocchiamo però, a Tommaso ha detto che sono beati quelli che crederanno senza vederlo, senza toccarlo, senza sentirlo.
La concretezza di questa presenza raggiunge il culmine quando noi cristiani sappiamo trasformare la nostra fede in opere vere. Una mamma che dona se stessa alla sua famiglia, al proprio marito, ai propri figli;
un marito che lavora, che suda, che si sacrifica; un giovane che non si fa prendere dalle tentazioni, che rimane fedele, attaccato a Cristo come un tralcio alla vite; i bambini che educhiamo in nome del messaggio di salvezza del Vangelo; gli anziani offrono le loro sofferenze; tutto è presenza di carità e incarnazione di Cristo nella nostra umanità. Salendo al cielo ha portato ciascuno di noi al Padre, accompagnandoci in questo nostro pellegrinare, con le nostre sofferenze, i nostri dolori, le nostre insufficienze, i nostri limiti, i nostri peccati, ma anche con le nostre gioie.
Tutto, dunque, anche l’edificio materiale, simboleggia questa presenza di Dio con il quale entriamo in contatto per vivere e concretizzare la nostra fede. Dov’è Cristo, alle volte ci domandiamo, dove sei Dio? Chi dona un bicchiere d’acqua ad un povero, chi offre un pezzo di pane, materiale e spirituale, a chi è affamato, chi veste gli ignudi, chi va a trovare un prigioniero, chi visita un ammalato, lì c’è Dio. Il Cristo sofferente nell’umanità chiede a ciascuno di noi di farsi compagno di strada, di farsi amico, di dire una parola buona, di dare un sostegno, un aiuto spirituale, di compiere le opere di misericordia.
Cristo che ascende al Padre rimane come nostro compagno perché possiamo realizzare questo comandamento di amore che ci ha dato. Non ci ha lasciato ricchezze ma un unico tesoro spirituale: «amatevi gli uni gli altri». Non lo ha detto solo agli apostoli duemila anni fa, prima di salire al cielo, o dice anche a noi oggi, lo dice ad ogni mamma e ad ogni papà perché siano missionari nella propria famiglia, lo dice ad ogni giovane perché testimoni, con la bellezza della giovinezza, nonostante le difficoltà, la fedeltà a Cristo. Lo dice ad ogni religiosa, religiosa, sacerdote, vescovo, al papa:
mostra la bellezza della presenza di Dio nel tuo cuore, nella tua nima, nella tua vita! Ed è così che il Signore ci accoglie, a prescindere da tutte le nostre condizioni:
siamo qui seduti nello stesso banco, tutti fratelli e sorelle, senza nessuna distinzione, di razza, colore, lingua, cultura, ricchezza, figli dello stesso Padre, fratelli e sorelle di Gesù, chiamati a proclamare la bellezza della nostra fraternità a tutti gli uomini, soprattutto a quelli che si sentono lontani o che si sono allontanati, a quelli che si dicono ancora contrari al vangelo che Cristo ci ha lasciato.
Affidiamoci al nostro Santo protettore Giustino de’ Jacobis, perché la santità è la traduzione in carità della fede. E a Maria, la prima a raggiungere il Figlio, fedele alla destra del Figlio, come lui, il Figlio alla destra del Padre, la mamma che non abbandona nessuno dei suoi figli e che, come ogni mamma, ci aiuta, ci protegge, ci sostiene.
La Madonna è come una “scala” che congiunge terra e cielo, fa scendere il suo Figlio perché raggiunga ciascuno di noi e ci accompagna a Lui. Certo, per salire una scala ci vuole coraggio e costanza, e Maria ci sostiene anche in questo, unisce noi al Figlio e a Dio, è la sua missione. Cristo è qui, Cristo è con noi, Cristo è nella nostra chiesa, in questa parrocchia, su questo altare, Cristo è laddove c’è un cuore di discepolo che lo accoglie e gli permette di entrare nella sua vita.
Allora, cari fratelli e sorelle, accogliete Cristo. Come siamo entrati attraverso la porta che è lui, così facciamolo entrare in noi. Accogliendolo, Egli saprà trasformare la nostra vita, nonostante le tante sofferenze e le tante difficoltà che dobbiamo incontrare.
Accogliamolo in tutte le manifestazioni, in tutte quelle che sono le piccole e grandi cose della nostra vita e Lui ci farà godere la pace e la gioia vera.

Con l’intercessione di San Giustino de’ Jacobis e con la protezione di Maria, nostra Madre, Regina, Sorella e Amica, Dio vi benedica e ‘a

Maronna v’accumpagne!

Crescenzio Card.  Sepe
Arcivescovo Metropolita di Napoli

condividi su