Per mai più divorare i figli
(Profezia è storia / 20: la riflessione di Luigino Bruni, docente alla Lumsa e allIUS – Istituto Universitario Sophia di Loppiano e coordinatore del Progetto Economia di comunione)
Samaria è assediata dai siriani. Il primo linguaggio che la Bibbia trova per dire la gravità dellassedio e della carestia è la lingua dei prezzi e delle merci: una testa dasino (lasino era cibo ordinario) e lo sterco di colomba usato come sale durante le carestie e la fame. Sta anche qui il significato e il valore antropologico ed etico delleconomia e delle sue parole. Prima delleconomia di mercato e del capitalismo, anche quando leconomia occupava solo un giorno o poche ore delle settimane (e non come oggi tutte le ore di tutti i giorni) gli uomini e le donne sapevano dire con i prezzi, con le monete e con le merci le cose più importanti, parlavano di economia per parlare di vita e di morte. Durante i periodi dellabbondanza le parole sono molte e si moltiplicano; ma nel tempo delle vacche magre anche le parole dimagriscono, si riducono allosso, e in quellosso resta lessenziale. La Bibbia ci ricorda che in quellessenziale cè la vita economica, ci sono i prezzi, ci sono le monete. Leconomia, nella Bibbia, la ritroviamo nelle scene estreme e opposte: dentro carestie e dentro la prossimità del samaritano che con ‘due denari’ associa un commerciante alla sua azione. Ieri, oggi, sempre.
P er capire il vero valore delleconomia e delle monete occorre andare nei luoghi degli assedi e delle carestie, e lì vedere e capire che i beni e le monete servono veramente nelle povertà e ai poveri. Possiamo e dobbiamo studiare i ‘paradossi della felicità’ e poi scoprire, dati alla mano, che la ricchezza economica dice sulla felicità poco o meno di quanto comunemente si pensi. Ma poi, immediatamente, dobbiamo ricordare che se la ricchezza serve poco ai ricchi serve moltissimo ai poveri, e che quella ricchezza superflua e inutile per chi ne ha già molta, potrebbe diventare pane essenziale nelle carestie e negli assedi.
A ppena dopo averci parlato dellesorbitante prezzo del cibo e del sale durante quellassedio, i Libri dei Re ci narrano un episodio tremendo, disperato e poco noto che, venendo subito dopo prezzi e merci, ci parla in controluce anche di economia. Per dirci, forse, che esiste un linguaggio ancora più forte e radicale delleconomia per parlare degli effetti delle guerre e delle carestie nella vita delle persone: è il linguaggio della vita e della morte, della carne e dei figli: «Mentre il re dIsraele passava sulle mura, una donna gli gridò: ‘Salvami, o re, mio signore!’. Rispose: ‘No, il Signore ti salvi! Come ti posso salvare io? Forse con il prodotto dellaia o con quello del torchio?’. Poi il re aggiunse: ‘Che hai?’. Quella rispose: ‘Questa donna mi ha detto: Dammi tuo figlio perché lo mangiamo oggi. Mio figlio ce lo mangeremo domani. Abbiamo cotto mio figlio e lo abbiamo mangiato. Il giorno dopo io le ho detto: Dammi tuo figlio perché lo mangiamo, ma essa ha nascosto suo figlio’ » (6,26-29). Non cè bisogno di aggiungere molto a queste parole. Un conflitto tra due donne disperate rese folli dalla disperazione della carestia, un contratto pazzesco tra due madri, un caso simile a quello risolto dal primo esercizio di sapienza di Salomone (1 Re 3). Il ‘salvami’, un Sos, lanciato da questa madre non riguardava più le merci e il cibo, come pensava dapprima il re (‘non ho il prodotto dellaia né quello del torchio’); no, il suo urlo era urlo di carne e di sangue, era un urlo di morte. Prima delleconomia ci sono i figli, la carne, la morte. Queste parole sono più prime di quelle delleconomia. Queste scene non erano così rare nellantichità, dove qualche volta avveniva nelle grandi carestie che famiglie si scambiassero i figli da ‘cuocere’ per evitare almeno il dolore più assurdo: divorare la carne della propria carne.
O ggi i figli non si cuociono più per non morire di fame, ma nelle povertà e negli assedi i figli e le figlie continuano a essere divorati. Li si vendono a nuovi eserciti di uomini che arrivano in aereo nelle periferie del Sud America o dellAsia, vanno da famiglie assediate dalla miseria e dalla fame, e comprano figlie, bambine e bambini per cuocerli nelle stanze buie dei loro hotel. Qualche mamma, allultimo momento, non rispetta il contratto, cerca di nasconderli; la maggior parte non ci riesce. Le prime vittime delle carestie e delle guerre sono i bambini, le bambine, le donne ce lo hanno ricordato anche i premi Nobel dellEconomia 2019. Combattere le guerre e la fame significa salvare soprattutto madri, bambini, bambine. Se leconomia aiuterà a ridurre le guerre e la miseria nel mondo, leconomia sarà amica delle madri e dei bambini, e noi tutti la ringrazieremo e sarà ‘benedetta economia’. Se e quando fa e farà il contrario, la criticheremo e la malediremo, e lo faremo in nome e con le parole delle donne, dei bambini e delle bambine non è un caso che la più radicale critica alleconomia del XXI secolo provenga oggi da una ragazza.
«Quando udì le parole della donna, il re si stracciò le vesti e mentre egli passava sulle mura
il popolo vide che di sotto, aderente al corpo, portava il sacco» (6,30). La Bibbia ‘si straccia le vesti’ di fronte a questi racconti indicibili, e ci lascia intravvedere il cilicio (sacco) penitenziale; noi invece, di fronte alle stesse scene, non lo facciamo, passiamo oltre, troppo presi e preoccupati dai nostri affari.
I l profeta Eliseo coi suoi gesti e parole accompagna questi capitoli di guerra, di fame, di morte e di economia. E anche la sua profezia si inserisce in questo ambiente, ne prende in prestito le parole: «Eliseo disse: ‘Ascoltate la parola di YHWH: a questora, domani, alla porta di Samaria un sea di farina costerà un siclo e anche due sea di orzo costeranno un siclo’» (7,1). La profezia parla anche economia. Per profetizzare la fine dellassedio, della guerra e della carestia, Eliseo non trova parole migliori di quelle delleconomia e dei prezzi delle merci. Come noi, che per augurare felicità a un figlio gli auguriamo che possa fare un lavoro degno e vero, che non diventi indigente, che non soffra la fame e abbia ‘shalom’ (benessere). Queste sono le speranze e le preghiere di tutti, ma sono soprattutto le speranze e le preghiere dei poveri, che avendo sentito sulla carne loro e dei figli cosa significa pagare una testa dasino 80 sicli, capiscono il profeta che annuncia unera dove lorzo e la farina costeranno ottanta volte di meno. Solo i poveri sono i veri competenti dei prezzi e del valore dei beni, perché sono gli esperti della scarsità. E così capiscono anche i profeti e il loro linguaggio.
Q uesta è la straordinaria laicità della Bibbia, alla quale non riesco ancora ad abituarmi. La profezia è cielo, cherubini, voce sottile di silenzio, è fuoco, nube e tuono, ed è anche farina, orzo, un siclo. Le parole della profezia sono capaci di cambiare la storia e salvarci finché tengono insieme cherubini e orzo, YHWH e sicli. Perché le parole del cielo non diventano ‘confort zone’ e puro consumismo spirituale se sono pronunciate insieme allorzo e ai sicli; e quando le religioni e le chiese non usano più le parole delleconomia per parlarci di Dio e di cielo, è perché stanno usando male orzo, farina e moneta, e quindi non ne parlano più. Lassenza del discorso economico dal discorso religioso non è segnale di una religione più spirituale, ma dice soltanto una fede che ha dimenticato quali sono i volti veri e le parole dei poveri, della povertà e delle vittime della storia.
Q uesto breve ciclo di guerre, carestie, profezia, donne, bambini ed economia si chiude con unaltra donna, un altro bambino, unaltra economia.
Eliseo aveva detto alla donna cui aveva risuscitato il figlio (2 Re, 4) di andare in terra straniera, presso i filistei, perché una carestia si stava per abbattere sul paese. Quando questa donna dopo sette anni tornò a casa, non trovò più i beni che in sua assenza erano stati occupati da altri. Mentre Giezi, il servo di Eliseo, stava narrando al re il miracolo di Eliseo, ecco arrivare la donna: «Giezi disse: ‘O re, mio signore, questa è la donna e questo è il figlio che Eliseo ha richiamato in vita’. Il re interrogò la donna, che gli narrò il fatto. Le mise a disposizione un cortigiano dicendo: ‘Restituiscile quanto le appartiene e la rendita intera del campo, dal giorno in cui lasciò la terra fino ad ora’» (8,5-6).
Il miracolo del bambino morto e risorto ora si compie con un atto di giustizia economica. I miracoli non sono mai completi finché non cambiano le condizioni materiali dellesistenza, se restano faccende disincarnate, se non diventano reddito e campi. Non tutti, non sempre, possiamo risorgere i figli. Ma molti, forse tutti, possiamo risorgere un povero, fare giustizia a una vittima, cancellare un debito. Se rivedremo questi miracoli economici, forse riusciremo a rivedere anche Dio e gli angeli.
