Vivere la vocazione alla santità come promessa di felicità per la coppia e per la famiglia.

Beve resoconto incontro con Robert Cheaib

Prosegue il ciclo di incontri di formazione promossi dall’Ufficio Famiglia e Vita
 
Giovedì 23 gennaio 2020 presso la Sala Convegni della “Casa del Volto Santo” ai Ponti Rossi, si è tenuto un incontro di formazione di pastorale familiare nell’ambito della proposta formativa promossa per dall’Ufficio Famiglia e Vita del Settore Laicato della Arcidiocesi di Napoli.
L’appuntamento è il secondo di quattro incontri ispirato dall’Esortazione Apostolica “Gaudete et exsultate” di Papa Francesco, sulla riscoperta della “santità della porta accanto”. L’incontro prevedeva la presenza di Mons. Renzo Bonetti, Presidente della Fondazione Famiglia Dono Grande ma una indisposizione ha determinato la sua assenza ed al suo posto la relazione è stata presentata da Robert Cheaib, docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. L’argomento trattato è stato: ”Le beatitudini : promessa di felicità per la famiglia” dove è stata proposta una traduzione delle Beatitudini nell’ambito della vita di coppia.
Il giovane e simpatico relatore inizia la sua presentazione esponendo il concetto secondo cui, rappresentando le beatitudini come autoritratto di Gesù, esse non sono alla portata dell’uomo perché è impossibile pensare di essere come Gesù. Invece, illuminata dalla luce di Cristo, la morale cristiana che scaturisce dalle beatitudini, che in qualche modo sembrerebbe la morale della sottomissione, ci spinge ad elevarci a Lui. Gesù salendo sul monte ci invita a seguirlo e ad affidarci a Lui. Le beatitudini del Vangelo di Matteo propongono il primo grande discorso di Gesù e, con uno stile di vita controcorrente rispetto a quello abituale, delineano l’identità del cristiano sottolineando che la vocazione alla santità nasconde una promessa di felicità per la coppia e per la famiglia. La felicità che Dio vuole e realizza per noi nel Signore passa attraverso un cammino sintetizzato nelle otto beatitudini.
Il relatore prosegue la sua esposizione esaminando una per una ciascuna beatitudine riferendosi in particolare alla loro immagine nella vita di coppia.
La prima Beatitudine “Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli” invita alla povertà di spirito perché quando siamo ricchi di noi stessi, troppo pieni del nostro ego, non riconosciamo la necessità di Dio nella nostra vita, non capiamo che nulla possiamo fare senza affidarci a Lui e affidarsi a Dio è proprio ciò che ogni coppia deve fare.
La seconda beatitudine “Beati i miti perché avranno in eredità la terra” è un appello alla tenerezza. La tenerezza è un elemento indispensabile nella coppia, aiuta a vivere insieme perché non bisogna dimenticare che le famiglie si distruggono non per grandi cataclismi ma a partire da piccole scortesie che alla lunga allontanano i cuori. E’ questa la beatitudine più concreta che ci invita a vivere bene in questo mondo, ad essere miti soprattutto nel rapporto matrimoniale perché proprio nell’ambito familiare si incontrano i maggiori ostacoli. Se fuori casa si riesce, a volte con grande impegno, a mantenere un atteggiamento mite, più difficile è esserlo in casa dove situazioni di ansia, irritazione, stress, alterano i rapporti rendendo difficile mantenere la giusta disponibilità d’animo che induce alla comprensione, alla pazienza ed eventualmente alla capacità di fare pace
La terza beatitudine “Beati gli afflitti perché saranno consolati” si traduce, nella vita di coppia, nell’accettazione della fatica quotidiana. Infatti dopo i momenti iniziali in cui l’innamoramento porta all’idealizzazione dell’altro, si passa alla vita reale lastricata di ostacoli che è possibile superare e se affrontati, con l’aiuto del Signore, nella giusta maniera fanno crescere e diventare adulti.
Segue poi la quarta beatitudine “Beati gli affamati di giustizia” che è l’esortazione per tutti i cristiani, e non solo a quelli votati al sacerdozio, ad avere sete di Dio, ad unirsi in Cristo. Anche San Giovanni Paolo II ricorda agli sposi che il matrimonio non è un affare solo tra i due coniugi in quanto il sacramento trasforma l’umanità nella realtà di Cristo, l’amore che i coniugi vivono non solo li unisce tra loro ma li unisce a Dio.
Segue poi ”Beati i puri di cuore perché vedranno Dio” che indica la necessità anche nella vita di coppia di vedere nell’altro l’immagine di Dio.
In particolare nessuna persona va trattata come un oggetto e nella coppia nessun coniuge va trattato come tale ciò vale non solo se si considera la persona come oggetto dal punto di vista sessuale ma anche se essa viene vista come fonte di reddito o se dalla sua presenza scaturisce una fierezza ad esempio legata ad un particolare status sociale. L’altro va sempre visto come il luogo in cui dimora il Signore.
Si passa quindi a “Beati i misericordiosi”, la vita di coppia senza misericordia, senza il perdono è impossibile e solo il Signore ci può aiutare a perdonare chi ci sta continuamente vicino.
Infine l’ultima beatitudine “Beati gli operatori di pace”, questa si traduce nella vita di coppia, nonostante gli inevitabili alti e bassi, nella capacità di fare pace. E’ meglio trascurare qualche piccolo episodio spiacevole che essere per sempre infelici. La quotidianità spesso penalizza la famiglia che spesso non è consapevole del suo valore sociale ed ecclesiale, valore legato alla presenza nella famiglia del volto di Cristo.
L’interessantissimo momento di riflessione, seguito da un notevole numero di intervenuti, si conclude con una preghiera di ringraziamento al Signore e al riconoscimento che il matrimonio è un cammino di santità sulla terra e le beatitudini rappresentano i gradini verso la felicità e verso la pienezza della santità.

Appena possibile verrà pubblicata la relazione completa rivista dall’autore.

Di seguito il link al video della relazione del prof. Robert Cheaib

https://www.youtube.com/channel/UCND-XY2l3Tpt7lUJhdPtFWA

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