L’Etica della Responsabilità

Cardinale Crescenzio Sepe

Quale futuro? Quali prospettive di cambiamento e di sviluppo? Quali opportunità di inserimento nel mondo delle professioni e del lavoro? Sono questi gli interrogativi preoccupanti e preoccupati, angosciosi e angoscianti che ci sentiamo rivolgere dai giovani, dai loro genitori, dalle loro famiglie.
Di fronte a queste domande, assolutamente legittime, che interpellano la coscienza di tutti, si resta interdetti, silenziosi e talvolta incapaci anche di una benché minima risposta o previsione.
La Chiesa, però, anche se non ha competenze dirette per costruire percorsi e soluzioni, non resta né indifferente, né silenziosa, anzi se ne fa carico e se ne fa portavoce, nel segno di quell’etica della responsabilità che deve caratterizzare l’agire di tutti, in ragione del ruolo proprio di ciascuno.
Del resto, non si può essere sordi dinanzi ai bisogni, alle esigenze e alle attese dei più, di fronte alla crisi economica che investe tante famiglie e che troppo spesso diventa anche crisi morale per ragioni oggettive benché non giustificative.
Come ho detto, infatti, nella mia ultima Lettera Pastorale “Canta e Cammina”, una fede chiusa nelle mura del tempio non può essere feconda, per cui bisogna uscire dal tempio, bisogna andare incontro alla gente che vive in situazioni di marginalità morale e materiale, non bisogna aver paura di gettarsi nella mischia e sporcarsi le mani.
La fede cristiana deve essere tradotta in concretezza di vita, per diventare lievito della convivenza umana e guida dell’etica pubblica, là dove si giocano i destini di tutti.
E’necessario, insomma, acquisire una sensibilità viva e attiva per gli interessi generali della collettività, elaborando percorsi e azioni volti al bene comune e tenendo ben presente che, quando non si creano condizioni giuste e concrete per realizzare il bene comune, inevitabilmente si vanno a ledere i diritti della persona e a penalizzare i soggetti più fragili della popolazione.
Saremo tutti responsabili, pertanto, se non sapremo ascoltare il grido d’allarme che si leva dal cuore della gente e se non riusciamo a far prevalere l’interesse verso il bene comune, determinando così il degrado del tessuto civile e morale.
Ecco il senso profondo e autentico della presenza della Chiesa di Napoli nella comunità umana. Dobbiamo farci cioè cittadini attivi per condividere un percorso e un messaggio di speranza, per parlare ai giovani e con i giovani interloquire con la politica e con le istituzioni su un futuro che non può essere soltanto di pochi, che non è astratto né lontano. Il futuro non è da venire perché è già presente ed è dato dalla presenza proprio dei giovani e dal dovere per tutti di costruirlo a partire da oggi.
Dobbiamo fare in modo che i giovani possano guardare con fiducia alla vita, alla propria Città, al Paese intero e impegnarsi per determinare il cambiamento del quale essi debbono essere e possono essere gli interpreti, i protagonisti, gli artefici.
Ai giovani spetta il diritto-dovere di essere soggetti e non destinatari delle scelte che guidano il corso della economia e della società e di uno sviluppo vero e a dimensione umana. Ma perché questo possa avverarsi, i giovani debbono farsi soggetti politici e guardare con simpatia e interesse alla politica che non è cosa astratta o ripugnante, bensì è scelta, è condivisione, è mediazione, é servizio, è governo degli interessi generali, è costruzione del bene comune, è strumento di crescita civile.
Non bisogna, quindi, tenersi lontani dalla politica, ma occorre lasciarsi contaminare e soprattutto occorre difenderla dagli assalti dei facinorosi e dei mestieranti, impegnandosi seriamente a praticarla con la passione, l’entusiasmo e la capacità intuitiva propria della età giovanile.
Capisco la delusione, la sfiducia e la disistima che talvolta si prova, ma non per questo si deve generalizzare nei giudizi negativi, né si può motivare il proprio disimpegno. In tale ottica, la Chiesa di Napoli ha avviato percorsi di educazione e formazione politica, per affermare il valore, il gusto, la serietà e la necessità della politica.
Obiettivo ultimo è quello di avere, attraverso l’impegno dei giovani, una nuova classe dirigente che sappia costruire una società diversa, fondata sulla giustizia e, quindi, sul rispetto dei diritti, primi fra tutti il diritto al lavoro e il diritto ad una migliore qualità di vita.* Arcivescovo Metropolita di Napoli

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