Sabato 27 novembre

Lezione e profezia di Giuseppe Toniolo. A Napoli convegno e presentazione del libro di Monsignor Domenico Sorrentino

L'intervento di Don Mimmo Battaglia "Per un'economia solidale"

Don Mimmo Battaglia è intervenuto nel Palazzo della Fondazione Banco di Napoli al convegno “La Dottrina sociale della Chiesa. Riflessioni sull’attualità del pensiero di Giuseppe Toniolo”. Nell’occasione è stato  presentato il libro “Economia Umana. La lezione e la profezia di Giuseppe Toniolo: una rilettura sistematica” (ed. VP Vita e Pensiero) di Monsignor Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi, Nocera Umbra, Gualdo-Tadino e Foligno.

Monsignor Sorrentino, già docente alla sezione San Tommaso della PFTIM,  postulatore della causa di Beatificazione di Giuseppe Toniolo avvenuta il 29 aprile 2012, rappresenta il maggiore studioso della figura dell’accademico italiano, sociologo, economista, uomo di fede, marito e padre di sette figli (nato a Treviso il 7 marzo 1845 e morto a Pisa il 7 ottobre 1918). Il vescovo ha scritto anche altre pubblicazioni, per approfondire l’attualità del Beato, figura di spicco del laicato cattolico, il quale, tra l’altro, ha evidenziato la necessità di coniugare la fede e la cultura per il bene comune.

Ecco il testo dell’intervento di Don Mimmo Battaglia ‘Per un’economia solidale’: 

Ringrazio di cuore per l’invito ricevuto a presentare il libro di Mons. Domenico Sorrentino sulla figura e l’opera di Giuseppe Toniolo economista e sociologo italiano.

Saluto la Presidente Fondazione Banco di Napoli la Dott.ssa Rossella Paliotto,

la Vice Presidente Nazionale UCID Dott.ssa Stefania Brancaccio,

la Segretaria Generale CISL Campania Dott.ssa Doriana Buonavita,

il Prof. Francesco Izzo, Ordinario Dipartimento Economia dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli,

il Segretario organizzativo della Fondazione Nazionale di studi tonioliani, Segretario regionale UCSI Campania Dott. Francesco Manca.

Ringrazio il Dott. Massimo Milone, Direttore RAI Vaticano Past President UCSI Nazionale per il suo preziosissimo lavoro.

Un saluto affettuoso a Mons. Domenico Sorrentino e un ringraziamento sentito per il suo insegnamento svolto nella nostra sezione della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale sez. San Tommaso d’Aquino come docente di teologia spirituale e antropologia teologica. La sua proposta sulla teologia del vissuto è ancora una sfida da cogliere per rinnovate gli studi e la prassi ecclesiali.

Il libro ha un titolo significativo, Economia umana. La lezione e la profezia di Giuseppe Toniolo: una rilettura sistematica.

La mia prospettiva di lettura per dare un contributo di pensiero alla presentazione è quella di un prete, non di un politico o di un economista. Il mio angolo visuale è quello di un pastore che osserva la realtà di tutti i giorni, quella della nostra amata città di Napoli, che si presenta con molteplici sfaccettature.

Il libro di Mons Sorrentino parte dal vissuto umano, spirituale e culturale di un uomo dell’Ottocento per delineare delle prospettive e degli orientamenti utili al mondo di oggi sommerso dalla paura della pandemia e da quella ancor più pericolosa dei licenziamenti, da quel sottobosco del lavoro nero e dall’arte di arrangiarsi. La parte finale del libro ci apre ad una attualizzazione delle idee economiche di Toniolo, che ha posto al centro della sua riflessione la persona e la sua dignità. Mons. Sorrentino non è nuovo nel riflettere sulla proposta economica di Giuseppe Toniolo. I suoi studi hanno avuto sempre un’attenzione particolare allo scenario sociale dell’Italia e in particolare del Sud d’Italia. Ha unito l’attenzione al popolo di Dio con la cura spirituale, proponendo sempre in qualsiasi campo del suo variegato ministero orizzonti nuovi percorribili per un rinnovamento della società e della Chiesa.

Toniolo era un attento lettore della società del suo tempo e un cattolico che desiderava il rinnovamento della Chiesa a partire dal basso, da quegli ultimi rappresentati dai contadini e dagli operai. Seguendo l’insegnamento di Leone XIII con la sua enciclica Rerum Novarum, si propose di rileggere le leggi economiche in relazione con la storia e con la sociologia. Pensava giustamente che le scienze sono interconnesse, divenendo antesignano della rivoluzione metodologica che sta avvenendo nei nostri giorni fino a giungere alle affascinanti teorie della vita come algoritmo. L’idea di scienze in rete viene proposta anche nel campo della politica italiana1. Una politica dai valori cristiani e cattolici non è una semplice opposizione al socialismo reale, ma è l’esigenza di realizzare una dottrina sociale della Chiesa in tempi di grandi urgenze e necessità nazionali. Dare delle risposte ai contadini con la promozione di una riforma agraria o dare una vita dignitosa agli operai che lasciavano le campagne per vivere in città sono stati e sono problemi reali che i cristiani si dovevano e si devono porre per far crescere nell’armonia la propria fede.

Le nuove povertà delle città industrializzate erano e sono sotto gli occhi di tutti. I poveri non sono per nulla lontani. Nascosti dall’ipocrisia dei poteri e dal loro stesso senso di quasi vergogna, o forse di ostinata dignità. Papa Francesco nell’Evangelii gaudium parla di città dormitori dove non si può ignorare che «facilmente si incrementano il traffico di droga e di persone, l’abuso e lo sfruttamento di minori, l’abbandono di anziani e malati, varie forme di corruzione e di criminalità. Al tempo stesso, quello che potrebbe essere un prezioso spazio di incontro e di solidarietà, spesso si trasforma nel luogo della fuga e della sfiducia reciproca. Le case e i quartieri si costruiscono più per isolare e proteggere che per collegare e integrare» (EG 75). È evidente che c’è bisogno di un cambio di passo nella gestione delle città, nel motivare nuovamente gli uomini e le donne per una politica del bene comune e per un’economia solidale, “umana”. Cambiare modello economico non significa tornare indietro fino all’età della pietra. Non significa annullare le nuove tecnologie e le scoperte scientifiche che ci hanno fatto diventare padroni del “cielo”. Significa andare incontro all’uomo per ricostruire un mondo umano, ovvero l’umanità del mondo. Cambiare modello economico non significa abolire la ricchezza, così come eguaglianza non significa diventare tutti poveri. Significa, invece, riequilibrare le forze in campo, spostare l’asse della prepotenza verso quella dell’umiltà, le chiusure egoistiche e corporative verso l’apertura agli altri, alla solidarietà, al senso umano dei rapporti sociali.

Dalla mia Calabria e dalla mia Napoli e via via a tutti i Sud d’Europa e del mondo, sono arrivato a scoprire che il Sud delle contraddizioni e delle sofferenze, delle ingiustizie e delle mafie, della povertà e delle solitudini, anche territoriali, e della rovina della Terra, anche delle terre, è dappertutto. Laddove c’è povertà e dolore, lì c’è il Sud. E dove c’è il Sud, però, ci sono dignità umana, intelligenza creativa, desiderio di battersi per il riscatto dalle sofferenze. Ci sono sincerità e purezza. C’è l’infanzia dell’umanità. Ci sono spirito di solidarietà, desiderio di giustizia. C’è Bellezza, quella vera. Quella piena, che è nell’uomo e nella Natura e nella fratellanza dell’uomo con la natura. E dove c’è Bellezza, c’è Amore, gli occhi sani che sanno scrutare il mondo, la forza autentica che può cambiarlo. Ma siamo ancora lontani da questa bellezza “rivoluzionaria”.

Mi vorrei soffermare sulle provocazioni che Mons. Sorrentino ci lancia con il suo studio, perché sono delle vere e proprie prospettive per migliorare l’attuale situazione socio-economica. Egli formula due tesi fondamentali desunte dal pensiero di Toniolo.

La prima che mi sembra essenziale, perché va al cuore del problema attuale, è quella di recuperare il valore insostituibile e indisponibile della persona umana. È vero, come afferma il Papa, abbiamo una carenza antropologica che causa un riduzionismo in ogni campo del sapere umano. Mons. Sorrentino enuncia un principio, formula una tesi e dà la spiegazione e l’attualizzazione come un tempo facevano i grandi Scolastici, ad esempio San Tommaso d’Aquino.

Il principio è la correlazione umanistica: economia↔visione olo-oiko-personalistica dell’umano. Mons. Sorrentino considera, seguendo Toniolo, che l’economia per stare in buona salute, efficiente sul piano tecnico, ha bisogno di mettere al centro del suo interesse la persona umana colta nelle sue relazioni con gli altri esseri umani, con il creato e con Dio stesso. Questo principio è la grande lezione del Concilio Vaticano II.

I Padri conciliari nella Costituzione Gaudium et Spes lo pongono come il fondamento di ogni rinnovamento nella società e nella Chiesa. Infatti lo affermano in una bella pagina che vale la pena ascoltare nuovamente in tempi così difficili:

«Il concilio inculca il rispetto verso l’uomo, così che i singoli debbano considerare il prossimo, nessuno eccettuato, come un altro se stesso, tenendo conto della sua vita e dei mezzi necessari per viverla degnamente, per non imitare quel ricco che non ebbe nessuna cura del povero Lazzaro. Soprattutto oggi urge l’obbligo che diventiamo generosamente prossimi di ogni uomo, e rendiamo servizio coi fatti a colui che ci passa accanto, vecchio da tutti abbandonato o lavoratore straniero ingiustamente disprezzato, o emigrante, o fanciullo nato da un’unione illegittima, che patisce immeritatamente per un peccato da lui non commesso, o affamato che richiama la nostra coscienza, rievocando la voce del Signore: “Quanto avete fatto ad uno di questi minimi miei fratelli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). Inoltre tutto ciò che è contro le vita stessa, come ogni specie di omicidio, il genocidio, l’aborto, l’eutanasia e lo stesso suicidio volontario; tutto ciò che viola l’integrità della persona umana, come le mutilazioni, le torture inflitte al corpo e alla mente, gli sforzi per violentare l’intimo dello spirito; tutto ciò che offende la dignità umana, come le condizioni infraumane di vita, le incarcerazioni arbitrarie, le deportazioni, la schiavitù, la prostituzione, il mercato delle donne e dei giovani, o ancora le ignominiose condizioni del lavoro con le quali i lavoratori sono trattati come semplici strumenti di guadagno, e non come persone libere e responsabili; tutte queste cose, e altre simili, sono certamente vergognose e, mentre guastano la civiltà umana, inquinano coloro che così si comportano più che quelli che le subiscono; e ledono grandemente l’onore del Creatore» (GS 27).

Come non interrogarci su questa pagina del Concilio? Siamo chiamati ad una corresponsabilità nei riguardi degli ultimi. Siamo chiamati a rendere ragione delle sofferenze di chi non ha più voce per gridare. È evidente che la cura degli ultimi mostra ancora di più quel principio universalistico che riguarda la dignità dell’essere umano in ogni situazione socio-economica. L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite riporta gli obiettivi in cui emergono proprio quella correlazione tra l’uomo e la natura, tra i paesi ricchi e quelli poveri, tra chi ha la possibilità di avere accesso alle comunicazioni e chi ancora arranca nel sopravvivere.

San Giovanni Paolo II ha continuamente insegnato la centralità del lavoro, perché ogni uomo e ogni donna possano avere un ruolo nella società. Il problema lavorativo mette in crisi le relazioni sociali; offusca la relazione con il creato; grida giustizia dinanzi a Dio2. Perché un’economia sia sana, perché possa raggiungere il suo stato di salute ottimale bisogna porre al centro il lavoro dignitoso per ogni uomo e per ogni donna.

Nella sua saggezza Papa Benedetto XVI riprendendo il suo predecessore afferma che il lavoro sia dignitoso, cioè un «un lavoro che, in ogni società, sia l’espressione della dignità essenziale di ogni uomo e di ogni donna: un lavoro scelto liberamente, che associ efficacemente i lavoratori, uomini e donne, allo sviluppo della loro comunità; un lavoro che, in questo modo, permetta ai lavoratori di essere rispettati al di fuori di ogni discriminazione; un lavoro che consenta di soddisfare le necessità delle famiglie e di scolarizzare i figli, senza che questi siano costretti essi stessi a lavorare; un lavoro che permetta ai lavoratori di organizzarsi liberamente e di far sentire la loro voce; un lavoro che lasci uno spazio sufficiente per ritrovare le proprie radici a livello personale, familiare e spirituale»3.

È chiaro che le problematiche sociali avvengono proprio quando vien a mancare il lavoro, quando la gente non sa più come arrangiarsi. Ciò sta accadendo sotto i nostri occhi con i licenziamenti prodotti dalle grandi multinazionali. Cosa dire a intere famiglie che non hanno più l’unico stipendio per vivere? Se non superiamo la mentalità della competitività selvaggia, se non superiamo la prassi di spostare intere filiere industriali nei paesi poveri per evitare dazi, strutture fiscali pesanti, affamando chi ha già fame, non riusciremo a equilibrare le relazioni sociali nel post pandemia. Si avverte sempre più la necessità di una dimensione etica dell’economia e della finanza, perché si possa cambiare direzione di marcia. Lo insegna Papa Francesco non solo con le sue proposte enunciate, ma con il suo impegno nel formare una nuova classe di economisti. Il suo grande obiettivo è proprio quello di un’economia umana, un’economia di relazioni positive e propositive che non lasciano dietro gli ultimi.

È un’economia utopica? Non credo, perché i giovani possono far molto, possono cambiare l’idea di un’economia dei massimi profitti a quella di un’economia sostenibile che abbia cura di chi sta in difficoltà. È il volto umano, il volto etico, di chi si impegna non solo a studiare i meccanismi sociali ed economici, ma di chi vuole che le strutture finanziarie ed economiche siano a favore dell’uomo e della donna, a favore della famiglia, a favore di un rinnovamento di tutto il tessuto sociale. Allora è ancora più stringente ciò che Papa Benedetto affermava: «tutta l’economia e tutta la finanza, non solo alcuni loro segmenti, devono, in quanto strumenti, essere utilizzati in modo etico così da creare le condizioni adeguate allo sviluppo dell’uomo e dei popoli»4. La dignità della persona e lo sviluppo dei popoli non sono due realtà in opposizione, ma è la stessa realtà sociale ed ecclesiale. Un popolo cresce e si sviluppa, quando ha cura dei fragili, quando custodisce la famiglia, quando si pone in ascolto di chi soffre.

Nella Laudato si’ Papa Francesco individua nella correlazione tra la cura dell’uomo, la natura e il progresso sociale il punto centrale per il rinnovamento sociale ed ecclesiale. Osserva che l’amore è il motore che trasforma. La carità sociale è una forma di relazione rigenerante che fa da collante e da spinta per superare le difficoltà: «L’amore per la società e l’impegno per il bene comune sono una forma eminente di carità, che riguarda non solo le relazioni tra gli individui, ma anche “macro-relazioni, rapporti sociali, economici, politici”. Per questo la Chiesa ha proposto al mondo l’ideale di una “civiltà dell’amore”»5.

Se vogliamo, i primi cristiani insegnavano che la carità è esperienza di condivisione dei beni per coloro che non ne hanno senza distinzioni di razza, di censo e di fedi. È un Welfare society ante litteram, cioè la creazione di una nuova mentalità per ciò che riguarda i rapporti sociali, nel costruire strutture dal volto umano. È l’immagine di una Chiesa che sta tra la gente e provvede al miglioramento di relazioni fragili. In una lettera datata nei primi secoli del cristianesimo si afferma che il modo di vivere dei cristiani è paradossale per i molti: «la loro dottrina non è nella scoperta del pensiero di uomini multiformi, né essi aderiscono ad una corrente filosofica umana, come fanno gli altri. Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale»6. È proprio questo paradosso che deve essere sempre custodito dalla Chiesa, perché è ciò che fa nuove le relazioni sociali, quelle ecclesiali, quelle tra le diverse generazioni e tra popoli.

L’amore salvaguarda la persona umana; l’amore vissuto e trasmesso da Gesù Cristo rende ogni uomo e ogni donna unici e desiderati da Dio. Nulla va perduto per il Signore; non c’è nessun scarto da eliminare, ma tutto sta nel suo rinnovamento. Tutti hanno una dignità da rispettare e valorizzare. Il Compendio della dottrina sociale della Chiesa individua nel lavoro sinergico la proposta possibile, perché tutti possano mettersi in discussione e proporre iniziative per realizzare una società a misura d’uomo: «i cultori della scienza economica, gli operatori del settore e i responsabili politici devono avvertire l’urgenza di un ripensamento dell’economia, considerando, da una parte, la drammatica povertà materiale di miliardi di persone e, dall’altra, il fatto che “le attuali strutture economiche, sociali e culturali faticano a farsi carico delle esigenze di un autentico sviluppo”»7.

Il secondo principio enunciato da Mons. Sorrentino è la correlazione solidaristica: economia visione organica, gerarco-diaconica, imo-centrica, della società. La tesi è quella di Toniolo in cui la società sta in buono stato così come l’economia, nella misura in cui le relazioni sociali sono in equilibrio. Potremmo dire che la promozione umana non è legata ad un processo di assistenzialismo, ma a quello di un’interazione positiva di ogni realtà sociale nel progresso del bene comune. La sussidiarietà e la solidarietà sono le spinte necessarie, perché si possa rinnovare anche l’economia.

L’attuale mentalità economia ha creato lo scarto. La cultura dello scarto è proprio l’opposto di quella solidale e sussidiaria. Infatti Papa Francesco si oppone fortemente allo spreco, e a pensare l’uomo come scarto, come un rifiuto da gettare quando non serve più. Abbiamo creato città pattumiere che si alzano sulla spazzatura. Abbiamo sotterrato la spazzatura, danneggiando le falde acquifere. Non lontano da qui la terra dei fuochi miete vittime a causa del tumore. Abbiamo lasciato che la nostra spazzatura diventasse materia per arricchire i clan dei camorristi. Questa situazione sociale ha creato nuove fragilità. Ha prodotto nuovi poveri posti ai margini dei binari delle città. La mentalità dello scarto è il segnale di un’economia e di una finanza che non guardano più all’interesse comune, ma solo a quello di pochi, lasciando indietro gli altri. Un’economia del “tutto e subito” ha prodotto una società malata di consumismo, senza più guardare a ciò che può rendere l’uomo realmente felice. Il “troppo” non ha reso l’uomo più libero, ma lo ha stretto ancora di più nelle maglie dell’effimero.

Oggi il principio di solidarietà non può non essere applicato a ciò che sta vivendo l’Italia e in particolare il Sud dopo la pandemia con il Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza. Questo è il vero banco di prova per pensare la tesi solidaristica di Toniolo. È questo il vissuto dove il principio di Mons. Sorrentino si realizzerà o meno. Il Piano Nazionale ha il compito di creare lavoro, di risolvere le disparità sociali, di modernizzare e di rendere più green il paese.

In Europa e in Italia dall’Europa. Recovery Fund è espressione affascinante. La traduzione la conosciamo tutti, anche nel suo passaggio a Next Generation Eu, Recovery Plan e ad altre eleganti denominazioni. Ma ciò che a noi deve interessare, specialmente quanti siamo in questo luogo oggi, è il modo in cui i fondi derivanti dalla più grande manovra economica, mai realizzata dall’Unione Europea, saranno impiegati al di là della stessa rigida collocazione iniziale. Sono circa milleottocento miliardi di euro i fondi destinati ai paesi europei per fronteggiare, nella logica dello sviluppo, il dopo Covid. Di questi, circa duecento sono stati assegnati al nostro Paese, una buona parte a fondo perduto, la restante a tasso d’interesse molto agevolato. Un’ottima cosa, davvero provvidenziale.

Molto opportunamente sono stati anche rigidamente definiti gli ambiti e le proporzioni in cui queste risorse devono essere impiegate. Il nostro governo, questo nella continuità del precedente, ha attivato un primo piano nazionale di intervento. Molto aderente alle indicazioni europee, ha segnato i punti nevralgici della attuazione del suo Recovery.

A me sembra, però, che manchi tanto Sud. Manchi tanto il Sud. Io credo che questa sia l’ultima occasione per investire nel Sud e sul Sud. Le voci e le finalità siano quelle già individuate, ma se non si aumentano le risorse, per ogni singolo ambito d’intervento, specialmente quelle riguardanti le infrastrutture, il lavoro e la modernizzazione, anche questa volta accenderemo piccole fiamme di sviluppo, che si spegneranno al primo vento. Il Sud resterà il vecchio Mezzogiorno che consumerà risorse di tipo assistenziale, ma sempre più distante tornerà ad essere dall’Europa e dallo stesso Nord Italia, che della nuova realtà economica europea farà pienamente parte.

Avere il coraggio di mettere il Sud, nella sua interezza ed insieme nella sua articolazione tra zone più sviluppate ed altre meno, al centro della grande scommessa europea, significa restituire alla Politica la sua più alta funzione e alle istituzioni il compito straordinario di combattere davvero la povertà attraverso quel nuovo modello economico cui ho fatto riferimento.

Un sistema finanziario solidale e un’economia sostenibile si possono realizzare, quando la politica pone il suo interesse nel bene comune. Anche la politica deve diventare più sostenibile, deve ritornare ad essere più vicina ai cittadini. Essa è un servizio reso per il bene di tutti. è “carità politica” o “carità sociale”, perché il vincolo di amore fa prossimi tutti. I problemi dell’uno sono quelli di tutti8.

La cura degli uomini e delle donne sta nel superamento dello steccato partitico, sta nel superamento dell’egoismo politico per essere realmente servizio. Anche la politica ha bisogno di essere curata dall’individualismo che danneggia il tessuto sociale. San Paolo esorta il giovane vescovo Timoteo a pregare ringraziando e domandando al Signore di custodire tutti gli uomini. Questa preghiera è per i governanti, perché possano offrire a tutti una vita dignitosa, calma e tranquilla, piena di pietà religiosa (I Tm 2, 1-8); possano superare la faziosità dei partiti e una visione miope del mondo. Papa Francesco ci ricorda che la preghiera deve caratterizzare la vita del politico e aggiungo la preghiera deve caratterizzare la vita di coloro che lavorano nel campo dell’economia o in quello finanziario. Cito: il governante «se non prega, si chiude nella propria autoreferenzialità o in quella del suo partito, in quel circolo dal quale non può uscire: è un uomo chiuso in se stesso»9.

Quando la politica, l’economia e la finanza sono al servizio del popolo, allora si tocca con mano la pace sociale, l’armonia delle relazioni. Si crea un’ecologia integrale, cioè un sano rapporto tra gli uomini e la realtà del mondo. Allora sognare un mondo nuovo ed un’umanità nuova è possibile. «È possibile desiderare un pianeta che assicuri terra, casa e lavoro a tutti. Questa è la vera via della pace, e non la strategia stolta e miope di seminare timore e diffidenza nei confronti di minacce esterne. Perché la pace reale e duratura è possibile solo “a partire da un’etica globale di solidarietà e cooperazione al servizio di un futuro modellato dall’interdipendenza e dalla corresponsabilità nell’intera famiglia umana»10.

Con le parole del Papa termino questa mia riflessione, ringraziando Mons. Sorrentino per la possibilità che ho avuto di proporre lo sguardo del pastore di una città affascinante e complessa. Credo che solo lavorando tutti insieme possiamo creare una società e una Chiesa aperta, solidale ed inclusiva. Oggi abbiamo pensato insieme a partire dalle intuizioni economiche e sociali di Toniolo; domani siamo chiamati a realizzare un futuro migliore per i nostri giovani. Ringrazio tutti nella speranza di lavorare insieme per Napoli.

1 Cf. G. Toniolo, Programma dei cattolici di fronte al socialismo, in Rivista internazionale di scienze sociali e discipline ausiliarie volume IV (1894) 168-175; D. Sorrentino, Giuseppe Toniolo. Una Chiesa nella storia, Vita e Pensiero, Milano 2012.

2 Giovanni Paolo II, Laborem exercers, 1, in Acta Apostolicae Sedis 73 (1981), 577-647.

3 Benedetto XVI, Caritas in veritate, 63, in Acta Apostolicae Sedis 101 (2009/8), 641-709.

4 Benedetto XVI, Caritas in veritate, 65.

5 Francesco, Lettera Enciclica, Laudato si’. Sulla cura della casa comune, 231, Editrice La Scuola-Libreria Editrice Vaticana, Brescia-Città del Vaticano 2015.

6 F. Ruggiero (cur.), A Diogneto, 5, Città Nuova, Roma 2020.

7 Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 564, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 20043.

8 Francesco, Lettera Enciclica, Fratelli tutti. Sulla fraternità e l’amicizia sociale, 176-182, Libreria Editrice Vaticana- Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI)-Città del Vaticano 2020.

9 Francesco, Pregare per i governanti, in L’Osservatore romano CLVII, n.214, 18-19/09/2017.

10 Francesco, Lettera Enciclica, Fratelli tutti, 127.

 

 

 

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