San Gennaro è l’anima di Napoli che spera, lotta e vince!

Alle ore 19 del 2 maggio si è ripetuta la liquefazione del Sangue di San Gennaro. A sorpresa il Cardinale è uscito fuori dal Duomo per benedire col Sangue la città di Napoli

Alle ore 19,  il Cardinale Crescendo Sepe, accompagnato dall’Abate della Cappella del Santo, mons. Vincenzo De Gregorio, dal Sindaco Presidente della Deputazione del Tesoro di San Gennaro, On. Luigi De Magistris, dal Deputato Avv. Riccardo Imperiali, dal Parroco del Duomo, mons. Enzo Papa, e dal Cerimoniere mons. Mimmo Felleca, si è recato nella Cappella del Santo e all’apertura della cassaforte ha tirato fuori la Teca e, con somma gioia, ha riscontrato che il Sangue del Martire era già liquefatto.

Si è recato, quindi, in processione sull’altare maggiore del Duomo, dove ha dato il lieto annuncio alla città, alla regione, all’Italia e al mondo intero, attraverso la diretta televisiva di Canale 21 e di TV 2000, nonché grazie alla diretta streaming di Maria TV Server di Cuneo, mentre il Deputato Imperiali sventolava il fazzoletto bianco di esultanza, come da tradizione.

 

Quest’anno non si è tenuta la tradizionale processione dal Duomo alla Basilica di Santa Chiara in ricordo della traslazione delle Reliquie dell’Agro Marciano alle Catacombe di San Gennaro. Pertanto, l’ampolla con il Sangue, posta nella cassaforte alle spalle dell’altare della Cappella del Tesoro.

Secondo la tradizione, nel pomeriggio del sabato che precede la prima domenica di maggio, si è sempre tenuta la processione dal Duomo alla chiesa di Santa Chiara, con la teca contenente il sangue e con il busto del Santo Patrono di Napoli e della Campania, unitamente alle statue di alcuni Santi compatroni.

In tale occasione, si verificava spesso l’evento prodigioso della liquefazione del sangue del martire Gennaro.

La processione di maggio era detta anche «degli infrascati», per la consuetudine del clero presente di proteggersi dal sole coprendosi il capo con corone di fiori. Ne è memoria la corona in argento che sovrasta il baldacchino che, in pubblico, custodisce la teca con il sangue del Santo e che porta al centro un enorme smeraldo, di provenienza centroamericana, dono della città di Napoli.

Questo il testo integrale dell’omelia del Cardinale Crescenzio Sepe:

All’inizio di questa celebrazione, saluto cordialmente il Sindaco Presidente della Deputazione del Tesoro di San Gennaro, l’illustre Deputato che rappresenta, per la circostanza, la stessa Deputazione.

Un grazie particolare desidero rivolgere alle emittenti televisive Canale 21 e TV2000, nonché a MariaTV Server che, generosamente, portano questa celebrazione in tutte le case.

 

Cari fedeli,

cari cittadini devoti di San Gennaro,

oggi con questa particolare liturgia ricordiamo la traslazione del corpo di San Gennaro dal luogo del suo martirio, nei pressi di Pozzuoli, alle Catacombe che poi avrebbero preso il suo nome.

Quest’anno però tale ricorrenza non può essere celebrata con la tradizionale processione a Santa Chiara. L’emergenza sanitaria, che in maniera inattesa ha colpito e sconvolto le nostre comunità e il mondo, ci impone misure precauzionali per tutelare la salute di tutti e, quindi, una liturgia essenziale, austera, ma non per questo meno intensa e toccante.

Pur in questo stato di quasi solitudine, mi sento circondato dalla raccolta partecipazione di voi che seguite da lontano, dei tanti devoti che in tale ricorrenza abitualmente affollano la cattedrale e di tutti quelli che, sparsi nel mondo, ci seguono con costanza e attenzione. In questo clima di sconcerto generale avverto la silenziosa angoscia della nostra gente, l’inconsolabile dolore di chi ha perduto i propri cari, la preoccupazione di tante famiglie per un domani che appare ancora molto incerto.

Eppure noi – grazie a San Gennaro – possediamo una marcia in più, una riserva di fiducia immensa e rassicurante e quando sono a rischio le sorti stesse della Città, il bene comune, allora interviene direttamente San Gennaro, che – come in passato – placa il Vesuvio, libera dai contagi, prende per mano il destino di tutti e l’avvia con mano decisa verso un approdo di salvezza.

Quante volte Egli è intervenuto per proteggere la Città dalle eruzioni, dalle epidemie, dalla peste e dal colera!

È stato detto che San Gennaro è l’anima vera di Napoli che trova sempre la forza di sperare, di lottare, di vincere. Napoli non sì è mai arresa davanti alle pur numerose sciagure che l’hanno colpita. In queste congiunture in Città si è sviluppata ogni volta una grande voglia di fare, una grande energia spirituale, una generosa vicinanza ai più bisognosi.

Oggi, nella drammatica situazione del nostro Paese, Napoli – come il suo Patrono – sta dando ancora una volta il meglio di se stessa. Si vanno moltiplicando le iniziative di sostegno per chi è in difficoltà, si assicura a tantissimi un cesto di viveri, un piatto caldo, un sorriso di incoraggiamento. C’è una folla di volontari – veri “santi della porta accanto” – che ogni giorno moltiplicano le loro iniziative e coinvolgono un numero crescente di persone disponibili, in modo che nessuno resti digiuno. E commuove anche l’immagine di un cesto calato da un anonimo balcone con l’indicazione: chi può metta, chi non può prenda.

A tutti costoro e soprattutto al personale sanitario che si sta prodigando nella cura dei contagiati con grande umanità ed estrema abnegazione fino al sacrificio della propria vita, vanno gratitudine, vicinanza e sostegno.

Ma c’è un altro fronte che mi preoccupa come pastore. Penso ai quartieri più a rischio della nostra Città, là dove il bisogno può creare occasioni per la camorra di inserirsi e di esercitare il suo nefasto potere. C’è chi è bravo a far fortuna in tempi di epidemia.

In attesa che le serrande dei negozi si riaprano, che i settori trainanti dell’economia riprendano a funzionare, c’è chi guadagna tempo e affina le sue capacità di contagiare – peggio di un virus – la compagine civile della nostra comunità cittadina.  Perché la quarantena ha fermato tutto, ma non la camorra.

Per questi motivi desidero rivolgermi ai responsabili delle istituzioni per un caloroso, pressante appello. Muoviamoci! Intervenite subito, perché la malavita è più rapida della nostra burocrazia! La camorra non aspetta! Bisogna fare più in fretta di loro

L’invito pressante è per tutti: liberiamoci dal virus, ma sta a noi napoletani liberarci  anche dal virus della camorra!

Come fedeli chiediamo a San Gennaro che non ci lasci soli in questo momento difficile e confidiamo come sempre nella sua prodigiosa protezione. Ma dobbiamo agire con responsabile accortezza per il bene comune, per chi è più debole, per chi è più esposto al contagio dell’epidemia e della malavita.

Dobbiamo conquistare e affermare il diritto alla speranza”. Il Signore ci è vicino, sempre. Grazie a lui ci è dato “sperare contro ogni speranza”. Una speranza che deve diventare però una categoria politica per ricostruire in sicurezza la nostra convivenza sociale con l’operosità fattiva e responsabile di tutti noi.

Chiedo a ognuno un supplemento di impegno. Per essere all’altezza della nostra tradizione, per sentirci in sintonia con Papa Francesco, per riconoscerci devoti di un Santo che mise in gioco la propria vita per un atto di solidarietà.

Dio Vi benedica

San Gennaro Vi protegga

‘A Maronna V’accumpagna!

 

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